Argentina – Patagonia

Argentina – Patagonia

Entrata: 10 novembre 2018

Ed eccoci nuovamente in Argentina dove finalmente veniamo accolti con gentilezza e sorrisi spontanei. La differenza culturale e di accoglienza è evidente e ci troviamo al centro dell’attenzione tra gesti gentili e cordialità.
Ripercorriamo alcune delle tappe già conosciute apprezzando comunque i paesaggi che ci circondano e finalmente scendiamo a quota zero. Questo lungo periodo ad alta quota ha veramente creato grossi problemi a Luca: insonnia, cefalea e difficoltà di respiro, il tutto unito alla fatica di guidare per 8/10 ore su quelle strade di montagna.
Ancora due giorni percorrendo le strade infinite nella pampa argentina e infine arriviamo a Buenos Aires giusto il giorno prima dell’arrivo di figlia e genero.

È martedì 13 novembre e troviamo un bel parcheggio a due chilometri dall’aeroporto, stanchi ma felici riusciamo finalmente a dormire tranquilli!

 

L’aereo arriva con mezz’ora di anticipo, ma a causa dell’interminabile coda per i visti e del controllo della cagnetta Newt aspetteremo circa due ore prima della loro uscita. Nessun problema, solo le solite pratiche burocratiche e la visita del veterinario.
È quasi un anno che non li vediamo, per cui è bellissimo riabbracciarci.
Da buoni genitori li vediamo dimagriti, per cui per prima cosa ci si ferma in un ristorante dove mangiare una “parrilla” e bere una bottiglia di vino locale.
Poi, senza altri indugi, si parte per raggiungere Puerto Madryn, nostra prima tappa.
Durante il viaggio chiamiamo Claudio e Andrea, una coppia di argentini conosciuti alle terme Fiambalà che viaggiano anche loro con un camper. Abitano in questa zona e si sono offerti di farci da guida.

Giusto per caso, scopriamo che sono a un centinaio di chilometri dal posto dove ci siamo fermati a dormire (nel campeggio municipale di Azul) e ci diamo appuntamento per la seconda tappa notturna alle Terme di Luro dove arriveremo nel tardo pomeriggio.
Claudio e Andrea con la cugina ci raggiungono dopo mezz’ora, nel frattempo Luca con la sua solita faccia tosta è riuscito a ottenere uno sconto sull’entrata alle terme, spacciandomi per una giornalista di TripAdvisor, per cui senza perdere altro tempo ci tuffiamo nell’acqua calda. Fuori il clima è abbastanza freschino.
L’acqua è marrone e fa un po’ impressione, ma quando ci immergiamo è meraviglioso! La forte quantità di sale ci tiene a galla quasi come nelle acque del Mar Morto e il colore è dovuto alla forte percentuale di ferro, l’acqua esce limpida e trasparente ma a contatto con l’aria si ossida diventando marrone.
Dopo cena rientriamo a fare un tuffo e siamo solo noi a godere di questo rilassante momento.

Ripartiamo alla volta di Puerto Madryn e arriviamo finalmente davanti alla pizzeria degli amici: Halloween 2, la migliore pizzeria e empanaderia dell’Argentina!
Senza esagerazioni, in serata ci offrono empanadas e pizza fatte nel loro negozio, di cui abbiamo visto passo per passo la preparazione e la cottura… sono le migliori mangiate finora!
Pieni come botti andiamo a dormire sereni di fronte a casa loro.

Nel frattempo, grazie alle conoscenze di Claudio, scopriamo che è meglio rimandare il tour delle balene a sabato perché a causa del vento freddo di questo venerdì non è il momento migliore per avvistarle.
Purtroppo sabato essendoci tre giorni di festa nazionale i posti sulle barche sono tutti esauriti, per cui dopo una nuova abbondante mangiata di carne, decidiamo di proseguire il viaggio verso la prossima baia per l’avvistamento dei pinguini.
Salutiamo con baci e abbracci i nostri nuovi amici e dopo una doverosa fermata fotografica sotto il dinosauro più alto del mondo vicino alla città di Trelew ci fermiamo a dormire nella nostra fidata stazione di servizio YPF.

Domenica, dopo circa 50 chilometri, un rumore insolito sotto il camper ci terrorizza… nooo, non si romperà ancora qualcosa? Siamo abbastanza traumatizzati dall’ultima sosta in Perù…
Decidiamo di ritornare da Claudio e Andrea a Puerto Madryn. Davanti a noi c’è il nulla della pampa e non sapendo qual è il problema preferiamo ritornare in luoghi conosciuti e dove gli amici ci possono consigliare a chi rivolgerci.
Purtroppo come dicevo prima, domenica e lunedì sono giorni festivi e i meccanici non lavorano, dobbiamo trovare il modo di occupare questi giorni, ma qui le possibilità non mancano!

Subito Claudio chiama l’agenzia che organizza i tour delle balene a Puerto Piramides e grazie a lui saltano fuori 3 posti per noi tre, mentre Luca preferisce passeggiare per la penisola con Claudio Andrea e Newt, la cagnetta rompiscatole.
Oggi la giornata è splendida, il sole è caldo e un lieve venticello rinfresca l’aria.
Facciamo una piccola sosta per vedere i leoni marini: sono a meno di dieci metri da noi e il grosso maschio si mette a strepitare per difendere il suo territorio e l’harem di femmine che lo circonda.
Dopo avvistiamo le balene.
Sono differenti da quelle viste in precedenza, molto più grosse. Si avvicinano a meno di 5 metri dalla barca. Lo spettacolo è indescrivibile. Per chi vede questi grossi cetacei per la prima volta, è un’emozione.
Dopo le balene, Claudio e Andrea ci portano in una loro proprietà nel mezzo della pampa, dove il loro figlio ha depositato parte di uno scheletro di balena trovato anni prima sulla spiaggia. Per loro è un brutto ricordo perché il figlio maggiore è morto due anni fa a 25 anni in soli 5 mesi a causa di un linfoma e il dolore è ancora intenso, per cui con entusiasmo ci offrono una vertebra e una costola dello scheletro per la nostra collezione di ossa, un gesto che ci lascia senza parole per tutto quello che significa.
Mandiamo una foto vertebra in mano, al figlio in Germania e lui ci risponde preoccupato che il furto di fossili è un reato. Facendo un raffronto con le foto del dinosauro ha pensato che avessimo rubato una vertebra di t-rex… che malfidente!

Lunedì 19 organizziamo una nuotata con le foche.
Io rinuncio al tour perché anche se munita di muta subacquea, l’idea di immergermi nelle gelide acque dell’oceano non mi attira molto e a posteriori scopro che è stata un’ottima decisione.
Per loro tre l’esperienza è meravigliosa, con le foche che si avvicinavano ai nuotatori, curiose di conoscere questi esseri in muta e occhialoni. Però il freddo patito è stato veramente intenso!
Alla sera si inaugura il nuovo forno a legna di Claudio con ben cinque pizze e, con l’aggiunta del pranzo a base di gnocchi di Luca, andiamo a letto sul punto di scoppiare.

Martedì 20 novembre finalmente portiamo il camper dal meccanico: il rumore sembra essere dovuto a una semplice guarnizione allentata per cui probabilmente domani potremo riprendere il viaggio!
Pia illusione, abbiamo trovato gli unici meccanici argentini che se la prendono comoda, fra pausa mate, pausa sigaretta e pausa cellulare con la collaborazione di un sindacalista arrabbiato che tutela come un falco il diritto dei lavoratori a prendersi le dovute ore di riposo. Per un lavoro di mezza giornata perdiamo altri 3 giorni!
Per fortuna ancora una volta l’ospitalità argentina è di grande aiuto. Claudio e la moglie ci mettono a disposizione un intero appartamento, ma noi preferiamo invadere la loro casa, passando insieme l’intera giornata cucinando, giocando a giochi da tavolo e chiacchierando.
Luca fa un po’ il pagliaccio, raccontando diverse esperienze di viaggio o lavoro e veder ridere questa coppia e Gaston, il loro figlio più giovane, fa stare bene anche noi.
Nel frattempo scopriamo che anche il nostro amico Esteban, sta arrivando da queste parti, ma dubito che lo incontreremo perché domani alla consegna del camper ripartiremo velocemente per recuperare il tempo perduto, abbiamo davanti ancora più di 2.000 chilometri per raggiungere il ghiacciaio, la nostra meta più lontana.

Alla consegna, durante un giro di prova, il motore fa lo stesso rumore di prima e mentre Luca sta sperimentando nuove ingiurie da proporre ai nullafacenti meccanici, una macchina lo insegue suonando ripetutamente.
Già pronto a scendere per fare una strage, dallo specchietto retrovisore riconosce il nostro amico Esteban con la fidanzata… sapevamo del loro arrivo, ma trovarli casualmente alla periferia di una città è stato stupefacente!
Un saluto, un abbraccio e poi di nuovo dai meccanici che ci rassicurano rispetto al rumore, sono solo gli ingranaggi che si devono assestare in attesa che l’olio circoli correttamente.
Questa frase mi suona nota in maniera fastidiosa, ma qui siamo in Argentina non in Perù, giusto?
Fiduciosi salutiamo nuovamente Claudio, Andrea e Gaston e ripartiamo alla volta di Camarones per la visita ai pinguini.
Mancano circa 60 chilometri a questo paese quando un nuovo rumoraccio allieta le nostre orecchie.
Ci guardiamo tutti scioccati e Luca riprende le sue preghiere in greco antico, mentre io guardo speranzosa gli innumerevoli portafortuna disseminati nel camper.
Vana speranza, il rumore continua e il camper traballa tanto che ci dobbiamo fermare.
Con noi si ferma anche un guardaparco e la polizia che ci rassicura dicendo che al paese c’è un ottimo meccanico per camion e ci precedono per avvisarlo del nostro arrivo, rimanendo d’accordo che se ritardiamo per più di 2 ore ci verrà a prendere lui con un carro attrezzi.
Lentamente ce la facciamo, anche se negli ultimi 100 metri il rumore è talmente forte da farci digrignare i denti.
Sono le 6 di sera ma il meccanico si mette subito al lavoro e sorpresa, si scopre che il supporto della trasmissione si è rotto e perché quegli incapaci dei meccanici di Puerto Madryn, nel rimontare il pezzo non hanno avvitato bene dei dadi e le vibrazioni hanno causato il danno.
Ovviamente il pezzo di ricambio deve essere recuperato a Trelew, a circa 300 chilometri da lì, ma il meccanico è tranquillo, domani si fa un giretto, lo prende e entro sera ci fa ripartire!

Mentre lui è in viaggio noi approfittiamo per farci portare a Cabo dos Bahias per vedere i pinguini. Circa 30 chilometri di sterrato vista mare, con guanaco e struzzi più piccoli di quelli che conosciamo ma così diffidenti da non riuscire a fotografarli. I colori sono vividi, il cielo azzurro si specchia nel mare blu e la terra rossastra è punteggiata da cespugli di un verde intenso, sembra tutto più luminoso di quello che siamo abituati a vedere in Italia.
Finalmente arriviamo alla meta, una passerella si inoltra nella pampa fino a raggiungere il mare e prima uno o due esemplari e poi una moltitudine, ci troviamo circondati dai pinguini.
Sono buffissimi e non temono l’uomo quindi alcuni si avvicinano curiosi per assaggiare con piccole beccate le nostre scarpe. Altri sono in cova oppure proteggono il loro piccolo nato, altri ancora scavano delle buche per proteggersi dal sole caldo.
I più buffi sono i maschi che periodicamente esprimono il loro parere con versi simili al ragliare degli asini.
Osserviamo le coppie che se ne vanno a fare un tuffo nel mare e che ritornano al loro nido in un febbrile andirivieni dalla costa all’entroterra. In lontananza sulla roccia possiamo vedere una colonia di foche e sentire anche le loro grida.
Un’altra gita emozionante, ma del resto tutto questo viaggio ogni giorno ci fa vivere esperienze che ci riempiono di meraviglia!
Al ritorno ci fermiamo sulla spiaggia di Camarones che è formata da sassi lucidi e arrotondati di ogni sfumatura di colore. Mentre io faccio una raccolta dei più belli, Fabio e Luca decidono di farsi un tuffo suicida nelle gelide acque dell’oceano. Ne usciranno provati, ma orgogliosi per la propria temerarietà!

 

Il meccanico è partito alle 9 ma ritorna alle 18. Siamo già rassegnati a passare un’altra notte qui, quando lui ci rassicura: “vi ho promesso che finisco il lavoro oggi e io mantengo le mie promesse”.
Ha ragione, con l’aiuto di un amico e alla luce di una lampada lavora fino alle 23. Nel frattempo l’amico pescatore ci vende a un prezzo irrisorio due chili di gamberi che si riveleranno i più buoni mangiati in tutta la nostra vita e alle 23:30 ripartiamo, giusto per fare 100 chilometri e avere l’illusione di essere nuovamente in viaggio!

Dopo la consueta notte presso l’YPF proseguiamo macinando chilometri nella desertica pampa argentina. È da Bahia Blanca che un forte vento ostacola e rende difficile la guida e la strada si presenta molte volte deformata con tratti di sterrato, ma grazie all’eroica resistenza di Luca, riusciamo a raggiungere El Calafate in due giorni.
Troviamo un campeggio ospitale e ci fermiamo provati ma felici.
La cittadina è tipicamente turistica ma come la maggior parte dei paesi argentini, pulita e piena di verde. I ragazzi prenotano una camminata sul ghiacciaio per il giorno dopo, mentre noi ci accontentiamo di percorrere le passerelle che portano ai vari mirador.

Il ghiacciaio è a circa 70 chilometri dal paese e una volta partiti, dando anche un passaggio a due autostoppisti, ci accorgiamo che nel parco non possono entrare i cani.
Che facciamo? Da bravi italiani ce ne freghiamo, mentiamo spudoratamente al guardaparchi e con un po’ di apprensione, dopo aver lasciato i ragazzi all’imbarcadero, parcheggiamo il più lontano possibile dal posto di guardia. Non abbiamo certo intenzione di fare uscire Newt dal camper e “contaminare l’ambiente”, comunque. La lasciamo sola e lei abbaia un po’ ma nessuno sembra farci caso per cui ci godiamo la splendida giornata ammirando quella che io considero l’ottava meraviglia del mondo.
Il ghiacciaio si erge bianco e azzurro di fronte a noi, apparentemente piccolo, ma le distanze sono falsate dall’aria tersa. Periodicamente si sentono dei rimbombi, come dei tuoni lontani mentre pezzi di ghiaccio crollano nell’acqua creando anche onde notevoli. Il sole è caldo, l’acqua è limpida e di un azzurro indescrivibile che purtroppo non viene colto dalle innumerevoli fotografie. I crolli di ghiaccio sono rapidi ed esplosivi e malgrado tentiamo di filmarli ci colgono sempre impreparati.
Passiamo ore in contemplazione e al nostro ritorno troviamo Newt felice di rivederci, mentre nel parcheggio si aggira indisturbata una volpe avvezza ai visitatori e ai numerosi scatti fotografici.
Riprendiamo i due autostoppisti e raggiungiamo la figlia e, visto che avanza tempo, mentre noi aspettiamo in camper, lei e Fabio riescono anche a godersi il panorama dalle passerelle per avere una visione completa di questo spettacolo della natura.
Camminandoci sopra hanno visto baratri insondabili che sprofondano nell’intenso blu del ghiacciaio, hanno bevuto dalle sue fresche acque e toccato la sua gelida purezza.
In quest’epoca di surriscaldamento globale, questo sembra essere l’unico ghiacciaio del mondo in crescita, avanza 2 metri al giorno scivolando sulle rocce e tuffandosi nel lago e la sua chilometrica lingua che parte dall’arco di montagne che lo circonda alimentandolo è un’immensa riserva d’acqua pura… strano che i cinesi non se lo siano ancora comprato!

Una notte ancora al campeggio e poi intraprendiamo la risalita verso Bariloche e la strada dei sette laghi. A causa dei ritardi dovuti ai guasti del motore non potremo riaccompagnare i ragazzi a Buenos Aires, per cui hanno prenotato il volo da Neuquén. È la città d’origine del nostro carissimo amico Luciano, il ragazzo che ha affittato l’ostello permettendoci così di fare questo a lungo sognato viaggio.
Altri chilometri nel deserto circondati dai soliti struzzi, guanaco, greggi di pecore con agnellini appena nati, mucche e cavalli selvaggi e non manca neanche qualche pangolino, un animale simile all’armadillo, ma molto più piccolo. Le staccionate con filo spinato che dovrebbero impedire ai guanachi di invadere la strada fanno più male che bene. Infatti vediamo decine di questi animali morti, la pancia squarciata a cavallo dei fili.

In una stazione di servizio in cui ci fermiamo per fare gasolio chi rincontriamo?
Cristelle e la sua famiglia, ci siamo conosciuti per la prima volta in un campeggio in Ecuador, incontrati nuovamente a Cuzco in Perù e ora casualmente qui in Argentina, neanche ci fossimo dati appuntamento! Scopriamo che come nelle loro intenzioni hanno già trovato un acquirente per il loro camper in Cile, senza nessuna fatica. Visto che il loro camper è molto più grande questo ci fa ben sperare per la vendita del nostro.
Proseguiamo dandoci un appuntamento prima in una stazione di servizio presso la prossima città e poi a Bariloche, ma non riusciremo a incontrarci.

Della zona di Bariloche e dei sette laghi quello che ci colpisce di più è l’esplosione della primavera. Il giallo delle ginestre ricopre le colline e costeggia le strade, in mezzo a questo immenso giallo, le macchie di colore del lupinos, dal viola più profondo fino al bianco, passando dal giallo al rosa. E in mezzo a questi colori gli specchi azzurri degli immensi laghi costellano questa regione.
L’unica nota negativa è che in tutti questi parchi non può entrare il cane e anche il 90% dei campeggi non li accettano oltre ad essere molto più costosi della media argentina.

Troviamo finalmente ospitalità presso il campeggio Goye, situato bordo lago presso la Colonia Suiza, un piccolo pezzetto di svizzera trapiantato fra le montagne argentine.
Del resto Bariloche è un pezzo di Germania trasferitosi nel dopoguerra, dando asilo a parecchi ricchi nazisti fuggiti dall’Europa per sfuggire ai processi per strage.
Bariloche, Villa La Angostura e San Martin de los Andes ci sono stati molto raccomandati dai nostri amici argentini. Sono certamente posti bellissimi, ma per noi europei non sono così spettacolari come per loro, abituati alle migliaia di chilometri di pampa desertica.
I paesi stessi sono molto simili a quelli svizzeri, tedeschi o austriaci popolati da individui alti, biondi e con occhi azzurri. Sono posti da vivere in tutte le stagioni, la neve d’inverno, la fioritura dei ciliegi prima e delle ginestre poi, in primavera, il rosso delle ciliege e i papaveri d’estate e l’autunno con tutte le sfumature di gialli e rossi, un vero spettacolo per gli occhi.

Lasciata questa zona raggiungiamo Neuquén. Facciamo una sosta per vedere il museo paleontologico di El Chocón e un tuffo nel lago sul cui bordo sono rimaste impresse le impronte di un antico dinosauro.
In città, veniamo subito raggiunti da mamma, nonna e zie di Luciano per un rapido saluto.
Questa sarà l’ultima sera da passare insieme alla nostra figlioletta, al suo fidanzato e alla nipotina-cane messa all’ingrasso durante queste tre settimane. Decidiamo di sbafarci una cena luculliana da Carmelo, all-you-can-eat di parrilla e tanto altro, per poi dormire fuori dall’aeroporto.

Dopo una notte tranquilla e una malinconica partenza dei ragazzi, cerchiamo un posto dove campeggiare per circa una settimana in modo da riprenderci dagli innumerevoli chilometri percorsi in così breve tempo. Prima chiediamo ospitalità presso il Club Italiano dove veniamo sdegnosamente rifiutati, poi passiamo una notte presso il balneario municipale.
Il giorno dopo veniamo avvicinati da un signore che ci invita a parcheggiare presso il Club degli Impiegati della Municipalità alla modica cifra di un euro al giorno. Ancora una volta Argentina 1 – Italia 0, zero assoluto! Accettiamo con gratitudine, anche perché nel parco ci sono state famiglie in festa fino alle 3:30 di notte a parillare e bere birra.
Alla fine, considerati tutti i loro problemi economici, gli argentini sono persone serene e felici e ci ricordano gli italiani degli anni ’50.

Comments are closed.