Argentina – Torniamo in Europa

Argentina – Torniamo in Europa

Entrata: 23 marzo 2019

Eccoci per la quarta volta in Argentina, che non finisce mai di stupirci!
Dopo la rapida dogana ci imbattiamo nel primo spettacolo degno di nota: Puente del Inca. È un ex bagno termale ormai in disuso ma le sue acque un tempo ricche di feldspati hanno colorato la roccia di splendide sfumature. Il solito mercatino mi dà l’occasione di fare man bassa di altre pietre colorate… tiratemi via, non posso resistere a queste bellezze!
Lungo la strada diamo un passaggio a cinque “pellegrini”, parte di un gruppo di tredici e in viaggio spirituale lungo il cammino degli Inca. Hanno intenzione di raggiungere Machu Picchu in tre mesi ma la cosa ci sembra alquanto improbabile. Non hanno l’apparenza di grandi viaggiatori, carichi come sono di roba ingombrante, e il sentiero si snoda su e giù dalle montagne brulle e inospitali per migliaia di chilometri. Però sono pieni di entusiasmo per cui perché frenarglielo?
Arriviamo a Uspallata per una sosta notturna e ci innamoriamo del posto. Siamo a circa 2.000 metri alla base della catena montuosa andina e a un tiro di sputo dal Aconcagua, il monte più alto di questa regione. La sua cima è innevata e il paesaggio tutto intorno è stupefacente.
Questa Argentina non smette mai di stupirci: abbiamo visto da poco la primavera a Bariloche con i gialli delle ginestre e i viola e rossi dei lupini in fiore e ora qui ritroviamo l’autunno, tinto nuovamente di giallo dei topinambur e delle foglie degli aceri.
Il campeggio in cui ci fermeremo per almeno tre giorni è pieno di animali sia belli, tipo pavoni bianchi e colorati, sia un po’ meno gradevoli come tarantole gigantesche, però è troppo accogliente per lasciarlo per simili minuzie! Di giorno il sole è limpido e caldissimo, di notte invece cala il freddo, cosa che ci spinge a ritirare fuori piumone e pigiama pesante.
Non mancano neanche escursioni interessanti, una passeggiata di 7/8 chilometri per visitare un’antica stazione di estrazione mineraria di oro, argento e rame e una gita in bici di 24 chilometri per ammirare dei petroglifi. Tutto il paesaggio circostante ha le sfumature dell’arcobaleno, la vastità e il silenzio di certi luoghi e le magnifiche stellate nel terso cielo notturno ci lasciano senza fiato.
Si potrebbe anche fare una escursione sul ghiacciaio del Aconcagua, ma non è alla mia portata, già mi meraviglio di me stessa per aver camminato e sbiciclettato fra salite e discese a 2.000 metri senza cadere al suolo sfinita. In realtà sono caduta al suolo, ma solo per la mia solita disattenzione, troppo distratta ad ammirare il paesaggio per vedere una buca sulla strada!

Partiamo con un po’ di rammarico, ma ci attende un’altra meta interessante anche se già conosciuta: le terme di Cacheuta.
Il tempo è nuvoloso e questo toglie un pizzico di fascino al paesaggio, ma l’acqua calda e il poco affollamento rendono il tutto molto piacevole.
Per la notte ci spostiamo in un’altra fidata YPF e il mattino dopo abbiamo appuntamento con una officina Iveco per fare (spero) gli ultimi ritocchi prima della partenza, cambiare i filtri del gasolio e controllare una piccola perdita di olio dell’idroguida.
Veniamo accolti con la solita cortesia ma, in attesa dei pezzi di ricambio il lavoro viene spostato per il giorno dopo, il 28 di marzo.

Un’altra intera giornata in officina, ma ne valeva la pena, fra lavoro e pezzi di ricambio abbiamo speso un decimo di quanto avremmo speso in Europa, per cui ce ne andiamo soddisfatti, dando poca importanza al fatto che il motore fa fatica ad avviarsi e a volte perde qualche colpo anche perché ci hanno detto che è normale, non avendo fatto lo spurgo del gasolio.
Del resto i filtri erano diventati una coltivazione di funghi rari, cresciuti su uno strato abbondante di fango.
Adesso ci attende Esteban a San Nicolas pronto a prepararci un’abbondante grigliata.

È veramente bello rincontrarsi, probabilmente per l’ultima volta in Argentina. Si mangia, si ride, si mangia nuovamente, si fa un bagno in piscina, si mangia ancora e ci si raccontano le avventure passate, si mangia e si incontrano i parenti e gli amici… insomma all’una di notte con la pancia piena e anche un poco di nausea, riusciamo ad andare a dormire!

Visto che il problema al motore è peggiorato, la saggezza acquisita in questo viaggio ci induce a fermarci in un’altra officina Iveco nei pressi di San Nicolas.
Ancora una volta è una cosa da poco, una guarnizione della pompa del gasolio che perde sulla cinghia del motore, ma come sempre in queste cose non è sufficiente cambiare la maledetta guarnizione, ma è necessario cambiare tutto il pezzo.
La fortuna è che il padrone dell’officina e diversi operai sono entusiasti di aiutare degli italiani, per cui ci offrono la manodopera gratuita in cambio delle foto di noi e del camper da pubblicare sul sito ufficiale dell’Iveco.
Ma certamente! Chi si farebbe scappare l’opportunità di uno sconto consistente in cambio qualche foto?

Ripartiamo in direzione Uruguay, siamo abbastanza tristi e forse anche nervosi, per cui fra me e Luca scoppia una tremenda litigata. Il motivo è l’assicurazione del camper che scade il 14 a mezzanotte, mentre noi dovremmo imbarcare il camper il 17 mattina. Io sono dell’idea di non rinnovarla per due giorni, visto che il 15 e 16 staremo fermi in un parcheggio vicino al porto. Luca, che in queste cose si sente molto sfortunato, ha il terrore che ci fermino e giusto per dare valore a questa paura, una poliziotta argentina ci ferma e ci chiede di vedere la nostra assicurazione! Non ha importanza se questa è solo la terza volta che ce la chiedono e le probabilità di evitare problemi sono dalla nostra parte, la preoccupazione rimane e in Luca diventa ansia.
Da qui il litigio che ci farà percorrere gli ultimi cento chilometri arrabbiati e con il muso lungo.
Solo il bellissimo paesaggio con lagune piene di fiori, mucche al pascolo, cicogne, aironi e tanto altro ci convincerà a fare la pace e a goderci questo ultimo scorcio dell’Argentina.
Ma le arrabbiature non finiscono qui: superato il ponte che divide le due nazioni scopriamo che c’è un ultimo pedaggio stradale… e che pedaggio! Trenta euro per fare due chilometri e a nulla valgono le rimostranze di Luca sul fatto che il nostro non è un camion normale: dobbiamo pagare il balzello altrimenti non si passa.
Il punto di frontiera è congiunto e in cinque minuti espletiamo le pratiche di uscita dall’Argentina ed entrata in Uruguay, ma le brutte sorprese purtroppo non sono finite…

Uscita: 2 aprile 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 1.600
SPESE: 766 EURO

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