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Autore: Hakuna Matata

Brasile

Brasile

Entrata: 5 febbraio 2019

È incredibile, bastano pochi metri e si parla una lingua completamente differente!
Uno si aspetterebbe che almeno i funzionari di frontiera siano bilingue, visto che il Brasile è completamente circondato da nazioni che parlano spagnolo, e invece no, o parli portoghese o ti arrangi!
Noi ci siamo arrangiati tanto bene che uno di questi funzionari ci ha chiesto se eravamo già stati in Brasile e dove avevamo imparato a parlare così bene il portoghese!
Tutti contenti per questo complimento e sbrigate velocemente le pratiche burocratiche, ci addentriamo nel Paese, dove ci accorgeremo ben presto che la nostra convinzione di capire il portoghese è proprio una grande illusione… ma come parlano questi?!
Finora siamo stati tranquilli nel viaggio sentendoci padroni dello spagnolo e adesso ricominciamo a balbettare le nostre domande e a fare una faccia sbalordita alle loro risposte. Il portoghese scritto è un miscuglio di parole, italiane, spagnole e qualcos’altro, ma la pronuncia è tutta un’altra cosa!
Incominciamo a percorrere strade discrete in mezzo a piantagioni immense di soia e canna da zucchero. Le cittadine che attraversiamo sono pulite e ordinate e le persone anche qui gentili e disponibili.
Compriamo subito una Sim di Claro, ma né questa né i Wi-Fi dei posti dove ci fermiamo hanno una connessione decente.
La cosa peggiore è il costo delle strade: ogni 30/50 chilometri c’è un casello e per fare 300 chilometri paghiamo l’equivalente di 35 euro, pur con strade normali.
E noi che ci scandalizzavamo dei costi di Colombia e Perù! Per fortuna andiamo in pari con il prezzo del gasolio che è di circa 70 centesimi al litro.
Siamo in viaggio da due giorni, direzione Rio de Janeiro, quando il motore riprende a fare capricci. Ancora una volta iOverlander ci viene in aiuto: giusto sulla strada, a Bauru, è indicata una officina Iveco.
Veniamo accolti come a casa nostra: bagno, cucina, camera da letto, pranzo e cena offerti, tutti i comfort per farci sentire a nostro agio. Addirittura ci accompagnano al supermercato con la loro macchina.
I problemi del camper non sono gravi, le solite guarnizioni che con il caldo, la polvere e le vibrazioni hanno una vita breve, solo che l’attesa dei pezzi di ricambio e il fatto che siamo vicini al fine settimana ci obbligheranno a fermarci per qualche giorno.
Questo “qualche giorno” si prolunga. I pezzi arrivano ma i numerosi meccanici lavorano con calma, per cui giovedì 14 febbraio, San Valentino, siamo ancora qui.
Non rimane che la sostituzione delle ruote anteriori che si sono stranamente deformate in un solo anno di vita.
Venerdì mattina è la giornata fatale: insieme al capo meccanico dell’Iveco siamo pronti per andare dal gommista quando si accende una spia strana sul cruscotto! Con la solita pignoleria, tre meccanici passano l’intera mattinata per scoprire che è un contatto con 2 fili… meglio così!
Dopo la pausa pranzo si riparte per il gommista consapevoli che comunque ci dovremo fermare ancora per la notte.
Quando Luca e il meccanico ritornano li vedo molto turbati. Scopro che qualcuno nel corso del viaggio ha deliberatamente manomesso il braccetto dello sterzo, tagliandolo. Per quelli che come me non hanno la minima idea di cosa voglia dire, semplifico dicendo che in caso di rottura del braccetto, il volante del camper sarebbe stato inservibile: bloccato o senza possibilità di controllo.
Luca ha le lacrime agli occhi, ripensa a tutti i tornanti fatti a bordo burrone, o alle discese rapidissime da certe colline oppure alle migliaia di chilometri nel nulla della Patagonia…
Luca è convinto che questo “regalo” ce lo abbia fatto il meccanico di Cuzco per poterci succhiare altro denaro. Per creare un simile danno è necessario tempo e competenza in materia e, mentre noi in albergo aspettavamo i suoi porci comodi, lui ha avuto tutto il tempo di sabotare il mezzo per poi avvisarci che c’era qualcosa da cambiare e che lui si rendeva generosamente disponibile a farlo. Luca si era rifiutato allora, perché pensava a una truffa, senza minimamente immaginare il rischio a cui siamo andati incontro!
Ci sono già capitate furbate del genere: in Serbia ci hanno buttato olio nero sulla gomma per poi venirci ad avvisare e consigliarci un loro caro amico meccanico. Stessa cosa anni fa in Turchia, oppure in Costa Rica, dove noi e un’altra macchina parcheggiata fuori da un albergo ci siamo trovati la gomma a terra giusto a 50 metri da un gommista.
Tutte cose spiacevoli, ma che non hanno mai messo in pericolo la nostra vita, mentre il segare deliberatamente lo sterzo avrebbe potuto portare a un gravissimo incidente.
Comunque ancora una volta è finito tutto bene, saranno le decine di amuleti portafortuna che abbiamo nel camper?
Il Perù ci ha segnati sfavorevolmente e continuiamo a pensare che sia uno dei paesi più a rischio finora visitati. Anche se alla fine abbiamo scoperto che non ci hanno clonato le carte di credito, ma è stato un inconcepibile errore della nostra banca in Costa Rica, le restanti esperienze sono state negative e pesanti.
Staremo fermi un altro fine settimana in attesa del pezzo nuovo e poi partiremo.
I brasiliani temono molto la delinquenza nel loro Paese, ci raccomandano prudenza e ci sconsigliano di visitare le loro città, avvisandoci che spesso ragazzi di strada possono rubare persino gli occhiali da vista.
Questa paura contrasta molto con quello che ci dicono tutti gli altri viaggiatori che con un camper hanno visitato il Brasile. Certamente non ci sogniamo neanche di entrare con il camper a San Paolo o a Rio e ci fermeremo sempre in campeggi o luoghi custoditi, però sembrerebbe che all’interno e lungo la costa sia tutto più tranquillo.

Martedì 19 febbraio finalmente ce ne andiamo. Dopo una bella foto di gruppo con quella che è quasi diventata la nostra famiglia riprendiamo la costosa autostrada per raggiungere il campeggio vicino a Rio de Janeiro dove abbiamo intenzione di fermarci.

Dopo 2 notti e 3 giorni arriviamo finalmente alla meta.
Il campeggio Clube do Brasil a Recreiro dos Bandeirantes è molto bello e quasi bordo mare, peccato che sia veramente costoso, anche se Luca dopo intensa trattativa riuscirà ad abbassare il prezzo.
Malgrado lo sconto pagheremo quasi il triplo di 3 notti in una camera presso un hotel 4 stelle, il Real Residence, a 300 metri della famosa spiaggia di Copacabana.
Abbiamo trovato questo posto tramite Airbnb e devo dire che ne è valsa proprio la pena. Un bellissimo hotel con piscina e tutti i comfort per un prezzo ottimo, ma la cosa ancora più interessante è che qui è ospite anche Alberto Angela con la sua troupe, in attesa di fare un documentario sul carnevale e su una favela di questa città.
Luca ha l’occasione di incontrarlo e di fare due chiacchiere con lui e i suoi colleghi, tutti molto cordiali e disponibili. Io come sempre mi perdo l’occasione, perché ferma in camera a leggere.
Il programma per questi 3 giorni è di visitare il famoso Cristo Redentore, la spiaggia di Copacabana e un sambodromo. Il 22 chiamiamo un Uber e ci facciamo portare in cima al monte che ospita la statua. Ci sono un sacco di turisti, ma le entrate sono scaglionate, per cui il tutto è abbastanza vivibile.
Sono troppo critica se dico che il San Carlone di Arona è più spettacolare? La posizione del Cristo che domina la città dall’alto è invidiabile, però la statua in sé non è niente di eccezionale. Più che guardare in alto, occorre guardare in basso per evitare di calpestare le persone distese per terra a fare la foto. Sembra essere di rito, ma secondo me non ha nulla di diverso dalle altre fatte in posizione verticale.
Dopo il necessario reportage fotografico riscendiamo per goderci un po’ di mare nella spiaggia più famosa del Brasile.
Le spiagge sono infinite la sabbia sembra zucchero semolato e luccica al sole. Il mare, per essere confinante con una delle città più popolose del Brasile, è pulito e quasi caldo. Non fosse per le tipiche onde da surf che io notoriamente odio, sarebbe piacevolissimo stare a mollo per ore.
Purtroppo a Rio faremo poco altro: non volevamo vedere il famoso Carnevale, però ci aspettavamo di visitare dei sambodromi e le prove per le sfilate, o per lo meno così ci avevano raccontato. Invece sembra che ci siano solo delle grandi scuole di samba, il cui ingresso è molto costoso, come è altrettanto costosa la seconda attrazione per importanza di Rio: lo stadio del Maracanà, il primo megastadio costruito al coperto, non che ci interessi particolarmente visitare l’interno di uno stadio di calcio.
Altra attrazione sembra essere una sbirciatina alle varie favelas della città, ma anche questo non ci attira assolutamente, è sufficiente assistere a uno scippo per averne abbastanza.
Anche il Pan di Zucchero non scuote la nostra apatia per cui rinunciamo anche alla visita del suo mirador.
Per cui grandi passeggiate per il lungo mare, apprezzando le diverse sculture fatte con la sabbia, e sull’acciottolato fatto a onde bianche e nere tipico di questa città.

Al ritorno, altri due giorni al campeggio per poi ripartire verso l’isola di Florianopolis, anch’essa molto raccomandata.
Ci arriviamo a fatica a causa di una coda infinita al grandioso ponte da cui si accede a questa riserva naturale.
Palazzi giganteschi costellano la prima parte dell’isola, dopodiché le cose migliorano, ma si vede chiaramente che è il tipico posto mangiasoldi per turisti.
Raggiungiamo un piccolo ma ben tenuto campeggio vicino al mare e ci dedichiamo per due giorni a vita da spiaggia.
Il posto è molto affollato e la sfilata di perizomi mostra senza veli altri tipi di “paesaggio”!

Abbandoniamo Florianopolis per raggiungere Garopaba. Passando vicino a San Paolo il mio terrore è che il navigatore, avvezzo a tali scherzi, ci faccia transitare nel mezzo di una favela. Per fortuna sceglie per noi un percorso molto periferico che ci mostra solamente la cappa di smog che aleggia sulla città più popolosa del Brasile.

Dopo una sosta notturna nella solita stazione di servizio, arriviamo in città, anche questa super raccomandata da amici argentini, ma soprattutto luogo di incontro con Gil e Paula, i due ragazzi che insieme alla figlia Luna hanno condiviso con noi un pezzo di strada in Perù. Appuntamento presso l’unico campeggio carissimo di Garopaba.
Per il prezzo assolutamente inconcepibile di 58 euro a notte, ci fermiamo in questa megalopoli di tende e camper. In compagnia di questi mezzi, il nostro sembra un’utilitaria: ci sono camper da 12 e passa metri con lavatrice, lavastoviglie e antenne satellitari pronte a ricevere messaggi dallo spazio.
In compenso in questa estesa città di campeggiatori, l’acqua non è potabile, bagni e docce sono al limite dell’indecenza oltre che dell’indigenza e il Wi-Fi si prende solo sedendosi in braccio al receptionist!
La spiaggia, probabilmente molto accogliente in bassa stagione, in questo fine settimana di carnevale è un vero e proprio carnaio e scusate se torno sull’argomento, ma trovarmi a una spanna dal naso questi sederi ben fatti ma praticamente nudi, mi induce a fare considerazioni anatomiche e confronti che non mi piacciono! Devo ammettere che in Brasile ci sono veramente una gran quantità di bellissime ragazze.

Siamo un po’ delusi dai nostri amici che non ci hanno avvisato di questa situazione e che si faranno vivi solo il giorno dopo giusto per un’oretta.
È stato un piacere rivederli, ma tutt’altra accoglienza da quella ricevuta da altri compagni di viaggio argentini. Dopo questo breve saluto, anche se sono le 17, ripartiamo per non dover pagare un’altra notte.

Basta, il Brasile ci ha un po’ stufato. Le spiagge sono belle, il mare caldo e ondoso ma non è il nostro tipo di vacanza, non ci fidiamo di fare campeggio libero e i campeggi sono troppo costosi, per cui via nuovamente per Argentina e di seguito Cile.

Consigli e considerazioni.
Partiamo con le cose pratiche.
Scheda SIM della Claro, non eccessivamente costosa, ma neanche molto efficiente, del resto come in Argentina, le distanze nel nulla sono enormi, per cui è difficile avere una buona copertura ovunque.
Anche i Wi-Fi privati sono veramente scarsi e instabili, però quasi tutte le stazioni di servizio lo offrono gratuitamente.
Per questa ragione, oltre ai bagni e alle docce gratuite e a un buon sistema di sorveglianza, fermarsi in un’area di servizio è un buon sistema per la sosta fra una meta e l’altra.
In queste stazioni oltre alla benzina e al diesel, ci sono i distributori di etanolo come in Paraguay. Questo combustibile ricavato dalla canna da zucchero ha un odore molto particolare che per me ricorda stranamente una corsia di ospedale!
Le autostrade non hanno tutte lo stesso tariffario, quella che dal Paraguay arriva fino a San Paolo è la più costosa in assoluto, mentre tutte le altre hanno prezzi veramente economici.
Le strade sono ben tenute e a parte i soliti camionisti che conducono autotreni fino a 30 metri di lunghezza e si sentono padroni della strada, tutti gli altri automobilisti guidano abbastanza bene. Questo è un mio commento dal quale Luca, ex camionista, si dissocia!
Tendenzialmente ci hanno sconsigliato di fare campeggio libero e noi abbiamo ascoltato i consigli, però bisogna ammettere che i campeggi vicino al mare sono molto costosi rispetto a tutto il resto dei “prodotti” del Brasile.
Ovunque si parla solo il portoghese, sono veramente poche le persone che conoscono lo spagnolo e ancora meno quelle che parlano l’inglese.

Come si evince dalla fugacità del racconto, nonché dalla breve permanenza in questo grande Paese, il Brasile non ci ha entusiasmato molto.
Sarà perché non abbiamo potuto visitare i luoghi veramente insoliti e selvaggi di questa terra, quali il Pantanal o i parchi del nord, causa stagione delle piogge e mancanza di un mezzo idoneo per simili percorsi.
Sarà che siamo capitati nel periodo di carnevale, che se per alcuni festaioli è il periodo migliore per visitare la culla di questa manifestazione, per noi vecchi bacucchi è solo un momento di gran confusione, furti e ubriacature. Fra l’altro a posteriori abbiamo anche saputo che, causa pioggia, non è stato un granché neanche per i brasiliani.
Sarà pure che non siamo i classici tipi da spiaggia che amano abbrustolirsi fronte e retro bordo mare… insomma per tutti questi motivi e forse potremmo anche aggiungere un poco di stanchezza per questo lungo viaggio che in questo momento sentiamo particolarmente e ci toglie molto dell’entusiasmo nella scoperta di nuove mete.
Le persone, anche se disponibili ed educate, non sono molto estroverse e vuoi anche la difficoltà nel capirsi, non è facile allacciare una conversazione con loro.
Il Paese è molto ben tenuto e senz’altro il più moderno e ricco di tutto il Sudamerica, ma nelle grandi città si nota, molto più che in altri posti, la differenza fra il ricchissimo e il “miserabile” e questo si osserva senza bisogno di frequentare le famose favelas.
Nei luoghi visitati da noi si sono perse tutte le caratteristiche originali del Paese che è diventato molto nordamericano con tanto di fast-food, enormi grattacieli e centri commerciali. Nessun mercato tipico, nessun luogo storico o artistico. Enormi territori dove si susseguono piantagioni di eucalipti da taglio, coltivazioni di soia e canna da zucchero e altri cereali.
A parte il churrasco che è più tipicamente argentino, si possono trovare ristoranti che offrono “gradevoli” pizze con marshmallow, Smarties e la famosissima pizza italiana a base di pasta al pesto!

Uscita: 5 marzo 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 3.982
SPESE: 3.040 EURO

Paraguay

Paraguay

PARAGUAY

Entrata: 19 gennaio 2019

Eccoci in Paraguay, questo sconosciuto!
A differenza di quasi tutte le altre nazioni del Sudamerica è visitato pochissimo e quando se ne parla è solo per denigrarlo. In particolare, Ciudad del Este, la città che ci ospiterà per qualche giorno, è dipinta da tutti come un covo di delinquenti, terroristi e truffatori in cui il meglio che ti può capitare è di comprare un cellulare taroccato e qualsiasi tipo di arma o droga. Persino in molti romanzi che ho letto questa città è dipinta come la Sodoma e Gomorra del nostro secolo e considerato che ha solamente 62 anni di vita, direi che si è fatta una bella fama!
L’unico che ce ne ha parlato bene è stato Juan, che ha passato 15 splendidi giorni presso il Club Akaray, gestito da David che è diventato un suo caro amico. Per cui ci fidiamo e la prima impressione è ottima.
La città è un insieme di palazzi moderni, negozi di tutti i tipi e locali per il divertimento, ma questo luogo quasi in centro è veramente un’oasi di pace.
A parte il giardino con piante esotiche quali quelle in Costa Rica, anche gli animali che passeggiano liberi ci lasciano affascinati. Finalmente vediamo da vicino il nandù, quella specie di struzzo marrone che abbiamo sempre intravisto in Patagonia senza mai poterlo avvicinare causa la sua naturale diffidenza. Qui è talmente tranquillo che ci mangia dalla mano, anche se le sue dimensioni incutono una certa prudenza.
E poi pavoni, pappagalli, tucani, un branco di oche e numerosissime galline, ma cosa ancora più rara un piccolo marsupiale simile a un topo, ormai in via di estinzione… una minuscola arca di Noè!

L’ospitalità è alla pari di quella argentina e subito tutti si offrono di farci da cicerone per mostrarci le bellezze del posto, anche se come prima tappa visiteremo le cascate dell’Iguazù, dalla parte argentina e da quella brasiliana.
Tutti sono molto ansiosi di raccontarci la storia della loro terra così bistrattata e così scopriamo i particolari di un’altra brutta guerra poco conosciuta.
Nel 1800 il Paraguay era lo stato più ricco del continente e anche molto più vasto. La politica del Paese era vendere tutto l’eccesso della abbondante produzione mineraria e agricola in cambio di oro, senza importare niente da nessuno, autarchia pura. In poco tempo era diventato una potenza in Sudamerica dove il resto dei Paesi erano più poveri e in parte analfabeti.
Grazie a questa supremazia i governanti di allora hanno “alzato la cresta” pretendendo molti più soldi dal paese europeo con il quale avevano maggiore commercio… indovinate quale? L’Inghilterra, che dopo Spagna e Portogallo pretendeva di avere la supremazia su questi luoghi e i cui pirati imperversavano nei mari assaltando e derubando. All’Inghilterra non andava di pagare di più i prodotti che acquistava, per cui sobillando e armando i paesi confinanti, ha dato inizio ad una guerra in cui Brasile, Uruguay e Argentina in circa 5 anni hanno massacrato l’80% della popolazione paraguayana rubandogli anche vasti territori.
In questa guerra chiamata della Triplice Alleanza, i delitti più efferati sono stati compiuti dall’esercito brasiliano composto in larga parte di neri ex schiavi delle colonie che si sono accaniti su donne e bambini, violentando, torturando e massacrando inutilmente la popolazione inerme.
Mi stupisce sempre constatare come spesso la parte più debole che è stata vittima di soprusi invece di non ripetere gli errori dei propri aguzzini, appena ne ha la possibilità li ripete con maggior forza e malvagità… e poi l’uomo si crede la razza superiore!
Comunque le sventure del Paese non sono finite con questa guerra, approfittando della sua debolezza e volendo conquistarsi anche lui un pezzettino del suo ricco territorio, ecco che il governo della Bolivia decide di invadere il Paraguay e da qui nascerà un’altra guerra di tre anni, che però a parte le altre migliaia di vittime lascerà la Bolivia a bocca asciutta. Infatti i terreni invasi appartengono agli indigeni Guaranì che in questo caso parteciperanno alla guerra per difendere il loro territorio e conoscendo bene questi luoghi inizieranno, alla maniera dei vietnamiti, ad attaccare l’esercito invasore con piccole ma micidiali incursioni.
Ora questi indigeni sono liberi di spostarsi tra le varie frontiere senza documenti, ma come il resto di queste popolazioni autoctone abituate a vivere di caccia, pesca e raccolto, mal si adattano a un paese completamente trasformato da quello dei loro avi.
Pur essendosi ripreso, grazie alle sue ricche risorse, il Paraguay è rimasto il fanalino di coda del Sudamerica, disprezzato dai paesi confinanti, senza che questo disprezzo sia ricambiato.
Tutto questo ci viene raccontato con tanta passione da diversi abitanti di questa città, che a dispetto della cattiva fama, troviamo molto accogliente, anche se notiamo in centro diverse donne indigene circondate da una nidiata di figli in attesa della carità.

Lunedì 21 finalmente ci rechiamo a una delle altre mete inderogabili di questo lungo viaggio, le cascate dell’Iguazù. Prima tappa la parte brasiliana, perché non necessita di passaggio in frontiera.
Nelson, un dipendente del Club, ci accompagna con la sua macchina e ci fa anche da guida.
Dopo aver parcheggiato e preso i biglietti da uno sportello automatico, saliamo su un bus che percorsi 11 chilometri ci lascerà all’imbocco del sentiero. La prima impressione mi delude: la cascata è grande, ma mi aspettavo qualcosa di “grandioso”!
Il fatto è che non mi sono accorta che quella era soltanto la prima di un complesso di decine di cascate che si snodano lungo un percorso di circa tre chilometri.
Ci avevano fortemente sconsigliato di visitare queste cascate in gennaio a causa del caldo umido e dell’esercito di zanzare succhiasangue e invece per fortuna, causa forse il cielo nuvoloso, non soffriamo per queste due pestilenze. Per cui ci godiamo la passeggiata in mezzo a questa meraviglia della natura insieme a un’altra moltitudine di turisti.
La parte brasiliana ci è proprio piaciuta, rimanderemo la vista dal lato argentino fra qualche giorno per rinnovare l’entusiasmo verso questa forza della natura.
Nel frattempo facciamo aggiustare il vetro del fanale, rotto a causa di un oggetto gettato da un camion in corsa. Portiamo il mezzo da un carrozziere che per il modico prezzo di 160 euro fa un lavoro perfetto, riparando il paraurti posteriore rotto a causa del dislivello durante una discesa dalla chiatta in Bolivia, l’ammaccatura risalente all’Iran e gli altri numerosi graffi del passaggio in alcune strade perfide nel nostro viaggio.
Non mancano neanche numerose visite nei vari negozi del centro per compere varie e ovviamente cene e musica condivisa.

Il caldo sta diventando opprimente, complice anche la forte umidità, per cui siamo intorpiditi e poco desiderosi di muoverci dall’ombra dei numerosi alberi di questo parco.
Malgrado questo decidiamo di visitare la Diga di Itaipu che in Guaranì, idioma che tutt’ora viene insegnato a scuola, significa “pietra che canta”.
Fino a pochi anni fa la più grande del mondo, la diga è stata recentemente superata in grandezza da una in Cina. Ciononostante le sue dimensioni sono impressionanti e il lago che alimenta le gigantesche turbine è immenso. La diga iniziata intorno al 1976 e finita nel ’91 dà corrente a quasi tutto il Paraguay e a un pezzo del Brasile ed è stata costruita in armonia da queste due nazioni utilizzando operai locali.
Un’impresa veramente titanica.
L’ingresso, il filmato e la visita guidata sono totalmente gratuiti, l’unico rimpianto è che essendo arrivati tardi, il tutto è stato fatto con troppa fretta.
Molto più tranquilla è la visita al Salto del Monday, a pochi chilometri da Ciudad del Este. Anche se non paragonabile all’Iguazù, è certamente una fra le più grosse cascate viste finora e quello che la rende ancora più spettacolare è il fatto che siamo così vicini da poterla quasi toccare.
La cosa buffa è che i locali la definiscono una “piccola cascata”. Paragonata alla nostra cascata delle Marmore ci facciamo una pessima figura!
La nebbiolina formata dall’acqua disegna perfetti arcobaleni, mentre grosse farfalle blu svolazzano nei pressi per potersi dissetare. Non mancano neanche gigantesche ragnatele in agguato ragni di notevoli dimensioni che farebbero la gioia di nostra figlia!

I giorni si snodano lenti in questa folle calura. Stiamo attendendo che ci riparino il vetro del iPad, che una settimana dopo ci restituiranno intonso per mancanza del pezzo di ricambio, e stiamo pigramente guardandoci attorno.
Una passeggiata di due giorni verso Encarnación, ci fa scoprire un pizzico di questo Paese essenzialmente dedicato all’agricoltura, migliaia di ettari coltivati a soia, grano, riso e yerba mate.
Ovunque i cartelli pubblicizzano pesticidi, fungicidi, fertilizzanti “perfettamente ecologici”… che stiamo scherzando?
L’unica pausa culturale presso le rovine della missione gesuitica di Trinidad, viene vanificata dal prezzo di ingresso molto alto e dalle ondate di calore che salgono dagli ammassi di pietra di questa landa desolata. Aggiungiamoci che senza una guida capiremmo poco degli usi e costumi di questo luogo ed ecco che abbiamo le scuse pronte per evitarci un sicuro colpo di calore!
Anche la visita a Encarnación si risolve in un nulla di fatto. I tre parcheggi disponibili sono in pieno sole, il lago formato dal Rio Paraguay è marrone e la spiaggia affollata… insomma, non siamo in vena! Ritorniamo sui nostri passi e ci fermiamo nel parcheggio interno dell’improbabile Hotel Tirol.
Il posto è bellissimo, numerosissime camere e mini appartamenti, 4 piscine giganti, due ristoranti, un giardino immenso pieno di piante tropicali, personale in divisa e clienti sì e no, 20. Considerato che qui è piena estate come fa a sopravvivere una attività di questo tipo?
Ormai anche noi “esperti albergatori” ci rendiamo conto che sta lavorando in grande perdita, che sia uno dei tanti luoghi ove si ricicla denaro sporco? Beh comunque a noi non interessa e ci godiamo due giorni di tranquillità e di tuffi in piscina!
Ritorniamo alla base a Ciudad del Este, una sosta all’officina dell’Iveco che forse ci risolverà definitivamente un piccolo problema al differenziale e poi nuovamente al Club, che fra matrimoni, anniversari e feste varie allieterà i nostri ultimi giorni in Paraguay. Considerando che l’1 e il 2 di febbraio sono i nostri compleanni, quest’aria festosa ci sta anche bene!
Non ci resta che la visita di lunedì alle cascate dell’Iguazù dal lato argentino e poi si parte per il Brasile.
Il sabato e la domenica passano nuovamente all’insegna della totale abulia, non riusciamo a capire se Nelson ci vuole accompagnare alle cascate oppure dobbiamo organizzarci da soli con il bus e lunedì in questo stato quasi catatonico di pigrizia siamo quasi decisi a rinunciare alla visita e proseguire il viaggio.
Mentre ancora a letto stiamo decidendo il da farsi, Nelson tutto pimpante ci viene a chiamare. In tutta fretta, senza nemmeno fare colazione, lo raggiungiamo alla sua macchina dove già ci aspettano sua moglie e sua cognata.
E per fortuna, perché questa giornata sarà indimenticabile! Invece di attraversare le 3 frontiere via terra, ci dirigiamo alla “balsa”, una grossa chiatta che attraversa il rio Paraguay nel punto in cui si congiungono le tre frontiere.
Tre giorni fa ho aggiunto per la prima volta il Club Akaray su iOverlander e già i primi viaggiatori in camper sono arrivati, lieti di trovare un posto così accogliente in una città come Ciudad del Este. Chiacchierando con loro abbiamo scoperto che avevano preso questo traghetto, pagando pochissimo e godendosi questa bella esperienza. Siamo curiosi di farlo anche noi.
In 5 minuti espletiamo le formalità doganali in Paraguay e ci imbarchiamo per questa piccola navigazione di mezz’ora. All’arrivo dalla parte Argentina ci rendiamo conto che non avremmo mai potuto farlo con il nostro camper, pena lasciarci nuovamente il paraurti posteriore: l’accesso alla rampa di uscita è talmente ripido che o si ha un mezzo corto, oppure notevolmente rialzato. Dopo la doverosa fermata in dogana eccoci in breve tempo all’ingresso delle cascate dal lato argentino. Malgrado una certa disorganizzazione iniziale, la giornata trascorre da una meraviglia all’altra.
Un piccolo trenino ci porta all’inizio del sentiero dopodichè passeggiando su un infinità di passerelle sull’acqua arriviamo alla Gola del Diavolo. Mentre dalla parte brasiliana si vedeva il tutto abbastanza da lontano, da questa parte pochi metri ci dividono dal fiume spumeggiante che cade rumorosamente nell’abisso.
Percorrendo i 4 sentieri principali si possono ammirare le numerose cascate sia da sopra che da sotto, gli stessi percorsi sono uno spettacolo perché in alcuni punti attraversano la giungla e in altri sono sospesi sull’acqua.
Invece delle temute zanzare siamo circondati dalle farfalle che si posano tranquille sui turisti e si fanno trasportare per lunghi tratti senza farsi spaventare dai movimenti delle persone. In un’ansa tranquilla del fiume vediamo un alligatore in attesa di preda, in un’altra alcuni giganteschi pesci gatto e poi iguane e innumerevoli scimmie.
Come nella parte brasiliana, anche qui c’è una moltitudine di coati, intere famiglie che si avvicinano ai turisti per chiedere e spesso rubare del cibo. Malgrado da entrambe le parti ci siano cartelli molto espliciti che proibiscono di dare cibo o toccare gli animali selvatici, i soliti cretini se ne fregano per poi arrabbiarsi e minacciare denunce, quando uno di questi animali ruba qualcosa di prezioso o morde e graffia la mano tesa dell’incauto visitatore.
Memori del Costa Rica, sappiamo bene che questi animali dal musetto simpatico e dagli occhi dolci, scimmie comprese, possono diventare  aggressivi pur di ottenere ciò che vogliono e se in gruppo, anche pericolosi.
Ci visitiamo prima la gola del Diavolo, dove con un po’ di cattiveria godiamo nel vedere una spagnola tutta puzza sotto il naso e selfie a non finire che perde il suo prezioso iPhone giù per la cascata.
Da parte mia, ho un tale terrore di perdere il mio economico smartphone che lo tengo talmente stretto da avere un crampo alla mano!
Quanti preziosi telefonini saranno finiti sul fondo della cascata a causa di spintoni vari o agganci difettosi dei bastoni da selfie?
Dopo la gola io e Luca passeggiamo per il sentiero alto, che ci porterà all’apice di altre cascate, poi da sola coraggiosamente e infaticabilmente (sì, proprio io!) percorrerò anche il sentiero basso.
Ci mancherebbe solo l’ultimo dei 4 sentieri a cui però rinunciamo a causa dell’ora tarda.
A questo punto avendo visto entrambe le parti della cascata, posso veramente dare un giudizio obbiettivo: se si deve scegliere di visitarne solo una, l’entrata dalla parte Argentina è la più spettacolare. Per lo stesso prezzo si possono ammirare numerose cascate da varie angolazioni, percorrere tratti di giungla con fiori e piante strane e vedere numerosi animali da vicino.
Posso anche dire che insieme al ghiacciaio del Perito Moreno e alla montagna dai 14 colori di Humauacha, merita di essere inserita nei tre posti più spettacolari di tutta l’Argentina!

Consigli e considerazioni.
Il gasolio in Paraguay costa meno che in Argentina, ossia generalmente meno di un euro a litro, la cosa negativa è che ben pochi distributori accettano le carte di credito e non c’è la comodità dell’accesso al Wi-Fi.
Attenzione ad avere sempre denaro contante perché al di fuori di Ciudad del Este la moneta accettata è solo il Guaranì. Spesso gli esercizi ti dicono di accettare le carte di credito, ma al momento di pagare il sistema non funziona oppure ti mettono tasse aggiuntive.
Le strade che abbiamo percorso sono belle, anche se la cosiddetta autostrada ci sembra un po’ costosa. Fuori dai percorsi principali ci hanno detto che la viabilità decade e si incontrano ancora moltissime strade sterrate.
Il metodo di guida è abbastanza corretto, pochi suonano o sorpassano pericolosamente, solo qualche camion non rispetta i limiti di velocità il che è strano visto i numerosi controlli con il radar da parte della polizia.
Attenzione anche ai dossi, spesso non segnalati che si trovano sempre in prossimità dei paesi, ma a volte anche in autostrada.
Ciudad del Este, famosa in Sudamerica per i prodotti economici, tutto sommato non è così conveniente per noi europei, inoltre le cinesate sono all’ordine del giorno per cui si rischia veramente di comprare qualcosa che dopo pochi giorni non funziona più.
Abbiamo comprato una Sim di Claro che per un prezzo modico ha una buona copertura di internet in quasi tutto il paese.

Devo dire che questo paese ci ha stupito positivamente, le persone sono molto cordiali senza essere invadenti.
In Paraguay convivono pacificamente indigeni Guaranì e tutta una serie di razze e religioni che ne fanno veramente un Paese multietnico e interreligioso.
Dal punto di vista storico non è rimasto molto, ma la natura, soprattutto nei pressi dei suoi numerosi fiumi, è ancora rigogliosa.
Certamente, come ovunque qui in Sudamerica, negli ultimi 100 anni si è stravolto il territorio, dove c’era giungla e animali selvaggi e spesso pericolosi oggi ci sono cittadine e ordinate e immense piantagioni agricole. “Ordinato” è il termine che mi viene spontaneo di abbinare al Paraguay: pochi mendicanti, pulizia quasi ovunque.
Da provare assolutamente il Tereré, che oltre al Mate è la bevanda nazionale, un misto di erbe balsamiche, menta in testa, con yerba mate e ghiaccio, veramente dissetante in questo caldo afoso!
Dal punto di vista alimentare è il paese che più ci ha stupito per la fantasia e l’originalità dei piatti, gustosi, leggeri e molto economici.

Uscita: 5 febbraio 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 692
SPESE: 714 EURO

Argentina – Tornando Su

Argentina – Tornando Su

Neuquén. Una settimana di puro riposo passata leggendo, passeggiando e mangiando a sbafo a casa dei parenti di Luciano.
Inizia la gara di sfide a colpi di alta cucina, gnocchi in cambio di parrilla, tiramisù a confronto con empanadas, sugo alla bolognese in cambio di lingua in vinaigrette!
Il risultato di questa competizione: almeno due chili di troppo!

Sabato 8 dicembre ripartiamo. La destinazione è Villa Pehuenia, una località sul lago a nord della provincia di Neuquén, però il vento forte e l’idea di dover percorrere 100 chilometri di sterrato fra andata e ritorno e infangare nuovamente il camper appena pulito ci fa cambiare idea.
Dopo una sosta notturna presso la fidata YPF di Zapala, raggiungiamo le terme di Copahue. Gli ultimi 30 chilometri prima di raggiungere la nostra meta sono bellissimi. Si risale a 2.000 metri in mezzo a profonde gole, con greggi di capre e pecore che attraversano la strada. Un lago smeraldino incorniciato dalle montagne innevate segna l’inizio di una strada sterrata che ci porta al complesso termale.
Abbiamo appena letto che quando il colore dell’acqua è così verde, potrebbe essere inquinata da bacilli neurotossici, ma a chi viene voglia di tuffarsi in un lago così gelido? Per cui ci limitiamo ad ammirarne lo splendido colore.
Folte macchie di araucaria costeggiano il lago, è la prima volta che vedo questi alberi in un contesto naturale, in genere sono sempre piantati in giardini e parchi pubblici.
Il campeggio Viento Blanco ci accoglie ai piedi del vulcano.
Tutta questa zona per 20 chilometri intorno al cono è vulcanica, tanto che ci sono numerosi cartelli che avvisano di non camminare su alcune aree di terreno perché bollenti.
Le terme sono molto estese e istituzionalizzate. Occorre fare una visita medica o firmare un’autocertificazione di sana costituzione. Dopo questo occorre fatturare l’entrata, una cosa che dura più dell’immersione nelle vasche, dove si può stare a bagno solamente per 20 minuti.
Tutti questi limiti e restrizioni ci infastidiscono, poiché siamo abituati a stare a mollo per ore in acque ben più calde, ma poi ci rendiamo conto che tutte queste precauzioni hanno uno scopo preciso: le esalazioni solforose del vulcano a lungo andare sono tossiche e ci creano qualche malessere.
Forse anche il vento così forte che non cessa un attimo serve a rendere l’aria più respirabile.
Tranquilli e rilassati facciamo la telefonata settimanale a mio padre che ci informa in ordine che:
1. Il mondo in generale e l’Italia in particolare vanno male perché i giovani non vogliono più lavorare.
2. Anche se andiamo alle terme prima o poi moriremo anche noi.
3. Informato che siamo sotto un vulcano, ci avvisa che potrebbe anche eruttare.
4. Del nostro progetto di andare in Brasile ci avvisa che potrebbero derubarci e anche ucciderci.
Insomma così rassicurati decidiamo di dormirci sopra!

Ma che freddo fa questa notte? Mi giro e rigiro nel letto senza riuscire a prendere sonno e a mattina ci accorgiamo del perché: oltre al terribile vento si è aggiunta anche la neve.
Mancava giusto questa agli avvisi di mio padre!
Via verso lidi più caldi, siamo appena partiti quando ci chiama Claudio, il nostro amico di Puerto Madryn. Lui e la moglie sono quasi in prossimità delle terme, che per un argentino vuole dire che gli mancano 500 chilometri all’arrivo.
Decidiamo di incontrarci in una città a metà strada, Las Lajas, presso la solita stazione di servizio YPF. Quando ci raggiungono c’è già pronta la pasta al forno per cui cena alla solita ora tarda e colazione insieme.
Loro proseguiranno per Copahue affrontando il freddo intenso, noi per le terme di Cacheuta vicino a Mendoza sperando che la temperatura sia meno glaciale.

Arriviamo alle terme dopo due giorni, più di 800 chilometri di cui 100 su un tratto di ruta 40 di puro e pessimo sterrato. Superato questo dopo aver dormito in un paesino perso nel nulla, ci aspettano altre centinaia di chilometri funestati da un vento terribile… ma in Argentina non passa giorno senza vento?
Per fortuna durante il viaggio ci allietano le ciliegie, ne mangiamo circa un chilo al giorno… ma per essere veramente precisi, io ne mangio 800 grammi e Luca i restanti 200!
Lungo la strada ci fermiamo alle Salinas del Diamante, una laguna bianchissima per il sale che affiora. Purtroppo è sale destinato a sgelare le strade, perché la proprietà appartenente ad un tedesco ha cessato di produrre sale da cucina da almeno 10 anni.
Altra fermata al Cañon del Atuel, ma per visitarlo nel pieno della sua particolarità occorre percorrere altri 100 chilometri di strada sterrata. No, basta!
Raggiungiamo le terme nel primo pomeriggio attraversando ancora paesaggi costellati da alte montagne innevate e laghi azzurro cielo.
Le vasche di acqua calda e fredda sono affacciate sul paesaggio circostante, per cui restare immersi per tutto il pomeriggio è un piacere per il corpo ma anche per la vista, alla faccia di quello che dice mio padre! Usciamo solo dopo 4 ore di cottura a fuoco lento e ci rendiamo conto che il sole fortissimo a contribuito a scottarci molto più dell’acqua. Andiamo a dormire rossi come peperoni.

Sabato 15 ripartiamo, nel fine settimana le vasche si riempiono fino a esaurimento posti e poi ci aspetta un altro nostro amico di viaggio, Nestor, un signore di 74 anni con il quale abbiamo viaggiato per qualche giorno al nord dell’Argentina, al nostro primo ingresso in questo Paese gigantesco.
Lui abita a Rio Cuarto e ci aspetta con la solita gustosa e abbondante carne alla griglia.

Il viaggio prosegue con varie visite “pastorali”!
Prima Nestor, tre giorni, poi sosta a Santa Rosa de Calamuchita, per riprenderci dalle abbondanti mangiate. Un bel posto sul fiume, peccato il brutto tempo.
Seconda tappa, Roberto e Alicia dove ci fermeremo per una settimana, fra pranzi, cene e manutenzione della piscina. Li lasciamo con molto dispiacere, sia nostro che loro, ma abbiamo bisogno di altri due o tre giorni di recupero. Troppo cibo, ci aspetta il Natale e Luca è già ingrassato diversi chili!
Vigilia, Natale e Santo Stefano in riva al fiume a Villa Maria.
Il tempo è caldo e non mancano i bagni e molti altri inviti da persone che visto il camper italiano, ci vogliono conoscere.
È un vero peccato che in Argentina non si possa vendere il camper, perché da quando siamo entrati abbiamo avuto almeno cinque offerte serie di acquisto, però purtroppo la tassazione per l’acquisto di un mezzo straniero è veramente esagerata.
Dopo questa pausa in visita a Esteban e Flor, altre mangiate e un po’ di lavoro per Luca per costruire in cancello in ferro, giusto per smaltire uno o due etti!

A fine anno, tutti da Juan. Non sto a raccontare questi interminabili giorni in cui siamo ospiti da Juan e i loro amici. Purtroppo siamo fermi qui per aspettare che dalla Costa Rica ci spediscano le nuove carte di credito.
Non avevo raccontato questa disavventura? Come è capitato a noi, potrebbe capitare a chiunque!
Dopo vent’anni che viaggiamo per il mondo usando carte di credito sia fisicamente che online, ci si crede sicuri che i furti effettuati con questo sistema siano rari e non capitino mai a noi. Per cui si prende l’abitudine di usarla con una certa leggerezza, dando per scontato che le persone a cui la si consegna per il pagamento siano oneste.
In Perù pare di no!
Dopo due tentativi di furto per fortuna sventati da Luca e il furto istituzionalizzato avvenuto alla dogana all’arrivo del pezzo di ricambio dall’Italia, ecco che controllando l’estratto conto, mi rendo accorgo che ci sono numerosi piccoli prelievi effettuati presso una stazione di servizio in Perù, che non sono certamente nostri, primo perché sono stati effettuati quando noi eravamo già fuori dal Paese, poi perché le carte di credito sono ancora in nostro possesso.
Un tale ladrone utilizza in qualche modo la mia carta per comprare benzina presso una stazione di servizio denominata Gianpiero Nazca.
Che sia un benzinaio lo scopriamo guardando in Google, che sia una truffa è chiaro, visto che non abbiamo mai effettuato un pieno presso quella stazione di servizio, come abbiano fatto a utilizzare la carta è un mistero, anche se qualche sospetto ce lo abbiamo.
Frequentemente Luca consegna la carta all’addetto del distributore che si allontana per registrare il pagamento in ufficio. Ingenuamente non seguiamo mai queste persone, ma ci limitiamo a guardare che lo scontrino da firmare sia corretto. Niente di più facile per un disonesto, fare una foto fronte e retro della carta di credito per avere tutti i dati necessari al suo utilizzo anche senza possederla fisicamente.
Per cui a memento per noi e per tutti quelli che stanno leggendo: mai perdere di vista la propria carta di credito!

Le due carte nuove ci arrivano giusto venerdì 11 gennaio.
Nel frattempo Luca per tenersi in attività ha pulito un’altra piscina che più che una piscina era uno stagno: completa di rane, rospi e un milione di girini. Ha cucinato per truppe di persone e giusto per completare il tutto, ha impastato e cucinato 200 pizze in due giorni, per permettere a Juan di venderle con il suo FoodTruck auto costruito, a una festa di paese.
Non vediamo l’ora di ripartire, come sempre gli orari e le abitudini alimentari degli argentini contrastano notevolmente con i nostri e per quanto la compagnia sia varia e interessante, noi stiamo guardando già alle future mete.
Per un pezzo di viaggio si aggregherà Hugo, che a causa di un incidente con il tagliaerba non può lavorare per un mese.

Domenica 13 gennaio si riparte e dopo una sosta notturna presso la nostra solita YPF, proseguiamo per il Parco El Palmar.
Il tempo non promette bene e le strade del parco sono così fangose che siamo un po’ preoccupati di rimanere impantanati, ma poi alla vista dei vari animali che ci circondano la preoccupazione scompare e incomincia la meraviglia. Un sacco di toponi giganti chiamati carpincho, volpi, uccelli strani e tante palme in riva al Rio Paranà.
Ci concediamo un pomeriggio di riposo nel campeggio del parco e una notte accompagnata dall’abbaiare delle volpi e da numerosi altri versi a noi completamente estranei.
Purtroppo il giorno dopo la pioggia è veramente forte e per non rimanere bloccati dal fango decidiamo di partire per le Terme di Federacion, tanto è bello stare immersi nell’acqua calda anche sotto la pioggia!

Mercoledì 16, Hugo ci lascia per tornare a casa e noi proseguiamo il nostro viaggio per altri 400 chilometri.
Ci fermiamo nei pressi di Santo Tome nel resort con piscina YPora, il tempo è variabile ed incominciamo ad assaggiare un po’ del caldo umido che ci dicono sarà la costante per tutto il Paraguay e il Brasile.
Giusto per la solita casualità, parcheggiato di fianco a noi c’è un ragazzo tedesco che era nel nostro stesso parcheggio a Baños in Ecuador, non finirò mai di stupirmi di come è piccolo il mondo, anche se mi rendo conto che moltissimi viaggiatori come noi finiscano per incontrarsi usando la stessa applicazione per cercare posti gradevoli e sicuri.
Dopo un altro giorno di sosta per approfittare della piscina, proseguiamo per Eldorado dove sotto un acquazzone che crea torrenti di acqua marrone sulla strada, ci fermiamo in un altro campeggino per affrontare le frontiere il giorno dopo in pieno giorno.

Sabato 19 ci vede in coda per uscire dall’Argentina. A causa di un gendarme con un solo neurone che gli gira solitario e confuso nel cranio, l’attesa nostra e di tutte le altre macchine si protrae per circa due ore. Non si capisce perché visto che le pratiche doganali, come sempre sono molto rapide.
Convinti di uscire ed entrare in Paraguay, ci dicono che invece dobbiamo prima passare dalla frontiera brasiliana.
Quando ci hanno detto che qui avremmo trovato la tripla frontiera, pensavamo di scegliere da quale parte entrare, ed invece i posti doganali sono uno dopo l’altro!
E non solo, si esce dall’Argentina alle 14, si entra dopo 30 secondi in Brasile e sono le 15, si rientra in Paraguay tornando nuovamente un’ora indietro.
Per non parlare dello sbalzo linguistico, in pochi chilometri si passa dallo spagnolo, al portoghese per ritornare allo spagnolo in Uruguay.
Ovviamente i vari funzionari brasiliani non si fanno problema a parlarci velocemente in portoghese senza prendere minimamente in considerazione le nostre facce attonite! Il portoghese è abbastanza capibile per noi italiani con un’infarinatura di spagnolo, però dateci il tempo!
Comunque le procedure sono anche qui molto veloci ed essendo solo di transito, non dobbiamo fare nessuna carta per il camper, per cui dopo aver attraversato una cittadina brasiliana entriamo in Paraguay.
Qui ci aspetta David, un amico di Juan che ci ospiterà presso il Club Social Akaray dove lavora e ci accompagnerà a visitare le cascate dell’Iguazù e a fare spese perché l’Uruguay e in particolar modo Ciudad del Este sono posti dove tutto costa la metà, ma bisogna anche conoscere i posti, perché le truffe sono all’ordine del giorno.

Consigli e considerazioni.
Dalla nostra prima entrata nel Paese, tutto è raddoppiato se non triplicato come costi.
Allora un euro si cambiava a 20/25 pesos, ora a 40/45.
Questo incide parecchio sulle spese, soprattutto sul carburante.
Quali consigli dare? Questa volta abbiamo visitato la Patagonia, una terra selvaggia e isolata.
Raccomando di tenere sempre il serbatoio pieno perché le stazioni di servizio sono molto rare, mi stupisce come le moto possano viaggiare con un serbatoio così piccolo.
Per centinaia di chilometri non c’è neanche linea telefonica e se il veicolo avesse un guasto immagino si debba contare sulla disponibilità dei pochi mezzi che circolano per quelle lande.
Le strade sono abbastanza buone e poco trafficate.
Abbiamo deciso di non arrivare fino ad Ushuaia, perché moltissime persone ce lo hanno sconsigliato, altri migliaia di chilometri di lande desertiche spazzate dal vento ancora più forte di quello incontrato finora al sud.
Con il senno di poi è stata una buona idea perché adesso in gennaio, ossia in piena estate, hanno chiuso per diversi giorni le strade per neve!
Per chi viaggia con animali: in tutti i parchi è proibito farli entrare, anche se stanno chiusi in macchina o nel camper. Di rado sono graditi nei campeggi.
Questa volta abbiamo preso una Sim Personal che ha più connessione di Movistar e offre pacchetti dati più convenienti.

Uscita: 19 gennaio 2018
CHILOMETRI PERCORSI: 12.050
SPESE: 3.928 EURO