Brasile

Brasile

Entrata: 5 febbraio 2019

È incredibile, bastano pochi metri e si parla una lingua completamente differente!
Uno si aspetterebbe che almeno i funzionari di frontiera siano bilingue, visto che il Brasile è completamente circondato da nazioni che parlano spagnolo, e invece no, o parli portoghese o ti arrangi!
Noi ci siamo arrangiati tanto bene che uno di questi funzionari ci ha chiesto se eravamo già stati in Brasile e dove avevamo imparato a parlare così bene il portoghese!
Tutti contenti per questo complimento e sbrigate velocemente le pratiche burocratiche, ci addentriamo nel Paese, dove ci accorgeremo ben presto che la nostra convinzione di capire il portoghese è proprio una grande illusione… ma come parlano questi?!
Finora siamo stati tranquilli nel viaggio sentendoci padroni dello spagnolo e adesso ricominciamo a balbettare le nostre domande e a fare una faccia sbalordita alle loro risposte. Il portoghese scritto è un miscuglio di parole, italiane, spagnole e qualcos’altro, ma la pronuncia è tutta un’altra cosa!
Incominciamo a percorrere strade discrete in mezzo a piantagioni immense di soia e canna da zucchero. Le cittadine che attraversiamo sono pulite e ordinate e le persone anche qui gentili e disponibili.
Compriamo subito una Sim di Claro, ma né questa né i Wi-Fi dei posti dove ci fermiamo hanno una connessione decente.
La cosa peggiore è il costo delle strade: ogni 30/50 chilometri c’è un casello e per fare 300 chilometri paghiamo l’equivalente di 35 euro, pur con strade normali.
E noi che ci scandalizzavamo dei costi di Colombia e Perù! Per fortuna andiamo in pari con il prezzo del gasolio che è di circa 70 centesimi al litro.
Siamo in viaggio da due giorni, direzione Rio de Janeiro, quando il motore riprende a fare capricci. Ancora una volta iOverlander ci viene in aiuto: giusto sulla strada, a Bauru, è indicata una officina Iveco.
Veniamo accolti come a casa nostra: bagno, cucina, camera da letto, pranzo e cena offerti, tutti i comfort per farci sentire a nostro agio. Addirittura ci accompagnano al supermercato con la loro macchina.
I problemi del camper non sono gravi, le solite guarnizioni che con il caldo, la polvere e le vibrazioni hanno una vita breve, solo che l’attesa dei pezzi di ricambio e il fatto che siamo vicini al fine settimana ci obbligheranno a fermarci per qualche giorno.
Questo “qualche giorno” si prolunga. I pezzi arrivano ma i numerosi meccanici lavorano con calma, per cui giovedì 14 febbraio, San Valentino, siamo ancora qui.
Non rimane che la sostituzione delle ruote anteriori che si sono stranamente deformate in un solo anno di vita.
Venerdì mattina è la giornata fatale: insieme al capo meccanico dell’Iveco siamo pronti per andare dal gommista quando si accende una spia strana sul cruscotto! Con la solita pignoleria, tre meccanici passano l’intera mattinata per scoprire che è un contatto con 2 fili… meglio così!
Dopo la pausa pranzo si riparte per il gommista consapevoli che comunque ci dovremo fermare ancora per la notte.
Quando Luca e il meccanico ritornano li vedo molto turbati. Scopro che qualcuno nel corso del viaggio ha deliberatamente manomesso il braccetto dello sterzo, tagliandolo. Per quelli che come me non hanno la minima idea di cosa voglia dire, semplifico dicendo che in caso di rottura del braccetto, il volante del camper sarebbe stato inservibile: bloccato o senza possibilità di controllo.
Luca ha le lacrime agli occhi, ripensa a tutti i tornanti fatti a bordo burrone, o alle discese rapidissime da certe colline oppure alle migliaia di chilometri nel nulla della Patagonia…
Luca è convinto che questo “regalo” ce lo abbia fatto il meccanico di Cuzco per poterci succhiare altro denaro. Per creare un simile danno è necessario tempo e competenza in materia e, mentre noi in albergo aspettavamo i suoi porci comodi, lui ha avuto tutto il tempo di sabotare il mezzo per poi avvisarci che c’era qualcosa da cambiare e che lui si rendeva generosamente disponibile a farlo. Luca si era rifiutato allora, perché pensava a una truffa, senza minimamente immaginare il rischio a cui siamo andati incontro!
Ci sono già capitate furbate del genere: in Serbia ci hanno buttato olio nero sulla gomma per poi venirci ad avvisare e consigliarci un loro caro amico meccanico. Stessa cosa anni fa in Turchia, oppure in Costa Rica, dove noi e un’altra macchina parcheggiata fuori da un albergo ci siamo trovati la gomma a terra giusto a 50 metri da un gommista.
Tutte cose spiacevoli, ma che non hanno mai messo in pericolo la nostra vita, mentre il segare deliberatamente lo sterzo avrebbe potuto portare a un gravissimo incidente.
Comunque ancora una volta è finito tutto bene, saranno le decine di amuleti portafortuna che abbiamo nel camper?
Il Perù ci ha segnati sfavorevolmente e continuiamo a pensare che sia uno dei paesi più a rischio finora visitati. Anche se alla fine abbiamo scoperto che non ci hanno clonato le carte di credito, ma è stato un inconcepibile errore della nostra banca in Costa Rica, le restanti esperienze sono state negative e pesanti.
Staremo fermi un altro fine settimana in attesa del pezzo nuovo e poi partiremo.
I brasiliani temono molto la delinquenza nel loro Paese, ci raccomandano prudenza e ci sconsigliano di visitare le loro città, avvisandoci che spesso ragazzi di strada possono rubare persino gli occhiali da vista.
Questa paura contrasta molto con quello che ci dicono tutti gli altri viaggiatori che con un camper hanno visitato il Brasile. Certamente non ci sogniamo neanche di entrare con il camper a San Paolo o a Rio e ci fermeremo sempre in campeggi o luoghi custoditi, però sembrerebbe che all’interno e lungo la costa sia tutto più tranquillo.

Martedì 19 febbraio finalmente ce ne andiamo. Dopo una bella foto di gruppo con quella che è quasi diventata la nostra famiglia riprendiamo la costosa autostrada per raggiungere il campeggio vicino a Rio de Janeiro dove abbiamo intenzione di fermarci.

Dopo 2 notti e 3 giorni arriviamo finalmente alla meta.
Il campeggio Clube do Brasil a Recreiro dos Bandeirantes è molto bello e quasi bordo mare, peccato che sia veramente costoso, anche se Luca dopo intensa trattativa riuscirà ad abbassare il prezzo.
Malgrado lo sconto pagheremo quasi il triplo di 3 notti in una camera presso un hotel 4 stelle, il Real Residence, a 300 metri della famosa spiaggia di Copacabana.
Abbiamo trovato questo posto tramite Airbnb e devo dire che ne è valsa proprio la pena. Un bellissimo hotel con piscina e tutti i comfort per un prezzo ottimo, ma la cosa ancora più interessante è che qui è ospite anche Alberto Angela con la sua troupe, in attesa di fare un documentario sul carnevale e su una favela di questa città.
Luca ha l’occasione di incontrarlo e di fare due chiacchiere con lui e i suoi colleghi, tutti molto cordiali e disponibili. Io come sempre mi perdo l’occasione, perché ferma in camera a leggere.
Il programma per questi 3 giorni è di visitare il famoso Cristo Redentore, la spiaggia di Copacabana e un sambodromo. Il 22 chiamiamo un Uber e ci facciamo portare in cima al monte che ospita la statua. Ci sono un sacco di turisti, ma le entrate sono scaglionate, per cui il tutto è abbastanza vivibile.
Sono troppo critica se dico che il San Carlone di Arona è più spettacolare? La posizione del Cristo che domina la città dall’alto è invidiabile, però la statua in sé non è niente di eccezionale. Più che guardare in alto, occorre guardare in basso per evitare di calpestare le persone distese per terra a fare la foto. Sembra essere di rito, ma secondo me non ha nulla di diverso dalle altre fatte in posizione verticale.
Dopo il necessario reportage fotografico riscendiamo per goderci un po’ di mare nella spiaggia più famosa del Brasile.
Le spiagge sono infinite la sabbia sembra zucchero semolato e luccica al sole. Il mare, per essere confinante con una delle città più popolose del Brasile, è pulito e quasi caldo. Non fosse per le tipiche onde da surf che io notoriamente odio, sarebbe piacevolissimo stare a mollo per ore.
Purtroppo a Rio faremo poco altro: non volevamo vedere il famoso Carnevale, però ci aspettavamo di visitare dei sambodromi e le prove per le sfilate, o per lo meno così ci avevano raccontato. Invece sembra che ci siano solo delle grandi scuole di samba, il cui ingresso è molto costoso, come è altrettanto costosa la seconda attrazione per importanza di Rio: lo stadio del Maracanà, il primo megastadio costruito al coperto, non che ci interessi particolarmente visitare l’interno di uno stadio di calcio.
Altra attrazione sembra essere una sbirciatina alle varie favelas della città, ma anche questo non ci attira assolutamente, è sufficiente assistere a uno scippo per averne abbastanza.
Anche il Pan di Zucchero non scuote la nostra apatia per cui rinunciamo anche alla visita del suo mirador.
Per cui grandi passeggiate per il lungo mare, apprezzando le diverse sculture fatte con la sabbia, e sull’acciottolato fatto a onde bianche e nere tipico di questa città.

Al ritorno, altri due giorni al campeggio per poi ripartire verso l’isola di Florianopolis, anch’essa molto raccomandata.
Ci arriviamo a fatica a causa di una coda infinita al grandioso ponte da cui si accede a questa riserva naturale.
Palazzi giganteschi costellano la prima parte dell’isola, dopodiché le cose migliorano, ma si vede chiaramente che è il tipico posto mangiasoldi per turisti.
Raggiungiamo un piccolo ma ben tenuto campeggio vicino al mare e ci dedichiamo per due giorni a vita da spiaggia.
Il posto è molto affollato e la sfilata di perizomi mostra senza veli altri tipi di “paesaggio”!

Abbandoniamo Florianopolis per raggiungere Garopaba. Passando vicino a San Paolo il mio terrore è che il navigatore, avvezzo a tali scherzi, ci faccia transitare nel mezzo di una favela. Per fortuna sceglie per noi un percorso molto periferico che ci mostra solamente la cappa di smog che aleggia sulla città più popolosa del Brasile.

Dopo una sosta notturna nella solita stazione di servizio, arriviamo in città, anche questa super raccomandata da amici argentini, ma soprattutto luogo di incontro con Gil e Paula, i due ragazzi che insieme alla figlia Luna hanno condiviso con noi un pezzo di strada in Perù. Appuntamento presso l’unico campeggio carissimo di Garopaba.
Per il prezzo assolutamente inconcepibile di 58 euro a notte, ci fermiamo in questa megalopoli di tende e camper. In compagnia di questi mezzi, il nostro sembra un’utilitaria: ci sono camper da 12 e passa metri con lavatrice, lavastoviglie e antenne satellitari pronte a ricevere messaggi dallo spazio.
In compenso in questa estesa città di campeggiatori, l’acqua non è potabile, bagni e docce sono al limite dell’indecenza oltre che dell’indigenza e il Wi-Fi si prende solo sedendosi in braccio al receptionist!
La spiaggia, probabilmente molto accogliente in bassa stagione, in questo fine settimana di carnevale è un vero e proprio carnaio e scusate se torno sull’argomento, ma trovarmi a una spanna dal naso questi sederi ben fatti ma praticamente nudi, mi induce a fare considerazioni anatomiche e confronti che non mi piacciono! Devo ammettere che in Brasile ci sono veramente una gran quantità di bellissime ragazze.

Siamo un po’ delusi dai nostri amici che non ci hanno avvisato di questa situazione e che si faranno vivi solo il giorno dopo giusto per un’oretta.
È stato un piacere rivederli, ma tutt’altra accoglienza da quella ricevuta da altri compagni di viaggio argentini. Dopo questo breve saluto, anche se sono le 17, ripartiamo per non dover pagare un’altra notte.

Basta, il Brasile ci ha un po’ stufato. Le spiagge sono belle, il mare caldo e ondoso ma non è il nostro tipo di vacanza, non ci fidiamo di fare campeggio libero e i campeggi sono troppo costosi, per cui via nuovamente per Argentina e di seguito Cile.

Consigli e considerazioni.
Partiamo con le cose pratiche.
Scheda SIM della Claro, non eccessivamente costosa, ma neanche molto efficiente, del resto come in Argentina, le distanze nel nulla sono enormi, per cui è difficile avere una buona copertura ovunque.
Anche i Wi-Fi privati sono veramente scarsi e instabili, però quasi tutte le stazioni di servizio lo offrono gratuitamente.
Per questa ragione, oltre ai bagni e alle docce gratuite e a un buon sistema di sorveglianza, fermarsi in un’area di servizio è un buon sistema per la sosta fra una meta e l’altra.
In queste stazioni oltre alla benzina e al diesel, ci sono i distributori di etanolo come in Paraguay. Questo combustibile ricavato dalla canna da zucchero ha un odore molto particolare che per me ricorda stranamente una corsia di ospedale!
Le autostrade non hanno tutte lo stesso tariffario, quella che dal Paraguay arriva fino a San Paolo è la più costosa in assoluto, mentre tutte le altre hanno prezzi veramente economici.
Le strade sono ben tenute e a parte i soliti camionisti che conducono autotreni fino a 30 metri di lunghezza e si sentono padroni della strada, tutti gli altri automobilisti guidano abbastanza bene. Questo è un mio commento dal quale Luca, ex camionista, si dissocia!
Tendenzialmente ci hanno sconsigliato di fare campeggio libero e noi abbiamo ascoltato i consigli, però bisogna ammettere che i campeggi vicino al mare sono molto costosi rispetto a tutto il resto dei “prodotti” del Brasile.
Ovunque si parla solo il portoghese, sono veramente poche le persone che conoscono lo spagnolo e ancora meno quelle che parlano l’inglese.

Come si evince dalla fugacità del racconto, nonché dalla breve permanenza in questo grande Paese, il Brasile non ci ha entusiasmato molto.
Sarà perché non abbiamo potuto visitare i luoghi veramente insoliti e selvaggi di questa terra, quali il Pantanal o i parchi del nord, causa stagione delle piogge e mancanza di un mezzo idoneo per simili percorsi.
Sarà che siamo capitati nel periodo di carnevale, che se per alcuni festaioli è il periodo migliore per visitare la culla di questa manifestazione, per noi vecchi bacucchi è solo un momento di gran confusione, furti e ubriacature. Fra l’altro a posteriori abbiamo anche saputo che, causa pioggia, non è stato un granché neanche per i brasiliani.
Sarà pure che non siamo i classici tipi da spiaggia che amano abbrustolirsi fronte e retro bordo mare… insomma per tutti questi motivi e forse potremmo anche aggiungere un poco di stanchezza per questo lungo viaggio che in questo momento sentiamo particolarmente e ci toglie molto dell’entusiasmo nella scoperta di nuove mete.
Le persone, anche se disponibili ed educate, non sono molto estroverse e vuoi anche la difficoltà nel capirsi, non è facile allacciare una conversazione con loro.
Il Paese è molto ben tenuto e senz’altro il più moderno e ricco di tutto il Sudamerica, ma nelle grandi città si nota, molto più che in altri posti, la differenza fra il ricchissimo e il “miserabile” e questo si osserva senza bisogno di frequentare le famose favelas.
Nei luoghi visitati da noi si sono perse tutte le caratteristiche originali del Paese che è diventato molto nordamericano con tanto di fast-food, enormi grattacieli e centri commerciali. Nessun mercato tipico, nessun luogo storico o artistico. Enormi territori dove si susseguono piantagioni di eucalipti da taglio, coltivazioni di soia e canna da zucchero e altri cereali.
A parte il churrasco che è più tipicamente argentino, si possono trovare ristoranti che offrono “gradevoli” pizze con marshmallow, Smarties e la famosissima pizza italiana a base di pasta al pesto!

Uscita: 5 marzo 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 3.982
SPESE: 3.040 EURO

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