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Ritorno in Italia

Ritorno in Italia

 

20 aprile 2019

 

4 maggio 2019

 

Ed eccoci nuovamente in Italia…ma perché due date?  Per chi ha letto i precedenti racconti è chiaro che la prima data si riferisce al lieto ritorno di entrambi, felici che questo lungo ed impegnativo viaggio sia andato bene con il suo bagaglio di posti meravigliosi, importanti amicizie e piccoli e non sempre preventivati contrattempi.

La seconda data invece si riferisce al rientro di Luca dopo la breve ma intensa parentesi a Montevideo per risolvere il problema della mancata spedizione del camper.

Diciamo che in questa parentesi sudamericana sono stati due i momenti che ci hanno fatto battere intensamente il cuore per ansia, nervosismo e arrabbiature, oltre a farci aprire abbondantemente il portafoglio: la rottura della cassa del cambio in Perù e il mancato imbarco a Montevideo.

 

La nave con il nostro camper è attraccata sana e salva ad Anversa il 27, ma fra tempi di sbarco e feste patronali, potremo ritirarlo solo lunedì 3 giugno, per cui prendiamo un volo low cost della Rayan Air il 5 per essere sicuri di non dover aspettare una o due notti in albergo, visto che i prezzi di tale sistemazione non sono certo economici.

Partenza alle 9 da Malpensa e arrivo alle 10,30 a Bruxelles. Con uno scarto di 5 minuti, riusciamo a prendere il treno per Anversa e in meno di 45 minuti siamo in centro città.

Piove e fa freschino, ma decidiamo di raggiungere a piedi gli uffici dell’agenzia che ci aiuterà a sdoganare il camper che sono a circa 2 chilometri di distanza.

La stazione centrale di Anversa è veramente pittoresca e all’uscita attraversiamo il quartiere cinese con tanto di arco dorato e dragoni. Siamo circondati da una moltitudine di persone di ogni razza e colore, davvero multietnica come zona.

Purtroppo non abbiamo molto tempo per ammirare il paesaggio perché il porto chiude alle due e siamo veramente al limite con l’orario.

Arrivati all’agenzia tutto si svolge in maniera rapida ed indolore.

Al porto, come per Montevideo, troveremo il camper con la batteria scarica perché hanno lasciato il quadro acceso, ma in questo caso un operaio con il muletto munito di accumulatore ci farà partire il mezzo senza problemi.

Non manca neanche il solito “qualcuno” che  ha pasticciato con le batterie dei servizi, per cui niente elettricità per luci e pompa  e ovviamente niente gas grazie alla solerzia della Grimaldi, per cui in queste condizioni non ci resta che ritornare rapidamente in Italia per sistemare il tutto.

Questa volta, dopo aver rovistato nei nostri attrezzi sistemati nel gavone e aver rubato una valigetta di chiavi molto costosa in Europa, ma che fortunatamente avevamo acquistato in India per un terzo del valore, ci hanno lasciato in cambio  una vecchia borsa con dentro 2 ombrelli, diversi giubbotti catarinfrangenti, un piccolo compressore per gonfiare le ruote e qualche altra cosina utile per camperisti.

Dopo aver controllato che non contenga altro di illegale, prendiamo l’omaggio e ce ne andiamo velocemente da Anversa, decidendo di pernottare in Germania.

 

Una notte in autogrill e un’unica tirata fino a casa della figlia, malgrado il tempo non sia bellissimo e ci siano numerosi lavori stradali che rallentano parecchio il ritorno, fortunatamente alle 21,30 siamo a destinazione.

 

E così sembra finire la nostra avventura “mondiale”…ma le avventure non finiscono mai.

Una volta giunti alla nostra officina preferita, scopriamo che per fare la revisione al nostro mezzo, ormai scaduta da tre anni, occorre rivolgersi o alla motorizzazione o ad officine specializzate. Un lungo giro di telefonate ci da come esito appuntamenti a distanza di 3/4 mesi come minimo e solo per un colpo di fortuna si libera un posto a distanza di una settimana, causa disdetta di un altro appuntamento.

Anche la revisione con tutti i lavori necessari per superarla, sarà un notevole salasso economico, inoltre visto che il mezzo è 65 quintali, siamo tenuti ad effettuarla ogni anno, questo unito al costo del gasolio in Europa e al fatto che io non lo posso guidare perché è patente C, ci convince ancora di più di venderlo per acquistare quello che spero vivamente sarà il nostro ultimo camper.

Peccato che tutte le persone che alla partenza si erano dette entusiaste nel comprarlo al nostro ritorno, si siano stranamente volatilizzate e neanche i ripetuti annunci sui siti online riscuotono molto successo, per non parlare delle decine di concessionari interpellati che ritengono che un mezzo così grande non abbia mercato.

Ok, abbiamo capito, ce lo terremo ancora un po’ e visto che qui in Lombardia fa un caldo bestiale, decidiamo di ripartire per visitare luoghi più freschi ed economici…

Per cui a breve un’altra puntata su nuove ma più modeste mete!

 

 

 

 

Uruguay: si torna indietro!

Uruguay: si torna indietro!

“Urgente. Siete ancora a Montevideo? Il vostro camper non è stato imbarcato.”

A questa rivelazione partono una serie di mail e telefonate piene di panico. Quelli di Seabridge si dicono dispiaciuti e incolpano quelli di KMA, ma di fatto se ne lavano le mani (senza però tralasciare di ricordarci che ogni giorno nel porto comporta l’esborso di 60 dollari). Quelli di KMA si dicono altrettanto dispiaciuti, ma incolpano l’ispettore.
L’ispettore è una creatura mitologica…
Altri due camper come il nostro sono stati lasciati a terra e quelli di KMA nella persona della signora Socorro, ossia la tipa che aveva effettuato la prima ispezione garantendoci che era tutto a posto, propone iniziative una più ipotetica dell’altra. La certezza è solo una: il mezzo sarà imbarcato solo in assenza del serbatoio del gas.
Dopo qualche ripensamento, accetto la tesi di Luca: occorre tornare a Montevideo per monitorare la faccenda.
È inutile tornare entrambi, la documentazione a nome mio è già stata approvata, adesso ci vogliono un po’ di sane arrabbiature e capacità manuali… entrambe cose in cui Luca eccelle! Troviamo un volo con partenza domenica 28 e arrivo lunedì mattino alle 7:00.
Il programma è farsi trovare agli uffici della KMA e incominciare a fare pressione.
Il volo è tranquillo e, grazie ai diversi sedili vuoti, Luca riesce anche a fare una discreta dormita. Arrivato negli uffici chiede di essere portato al camper, che dovrebbe essere custodito in un’area recintata. In realtà la nostra casa su ruote (insieme agli altri due camper non imbarcati), è parcheggiata in un posto aperto, dove qualunque frequentatore del porto può accedere. Le porte dei mezzi sono state pure lasciate aperte.
All’interno, molte delle cose che io avevo riposto ordinatamente negli armadietti, sono buttate a caso su divani o pavimento e non è dato sapere se questo disordine è stato causato dall’ispezione o da qualcun altro in cerca di refurtiva.
I primi tre giorni Luca fa la spola fra porto e Imperium Building, la sede della KMA, continuando a insistere per avere chiarimenti e chiedendo un incontro con l’ispettore.
A nulla servono le sue lamentele e quelle dei proprietari degli altri due camper che come lui sono ritornati dalla Russia e dalla Germania per risolvere la situazione: l’ispettore si rifiuta di incontrarli e la signora Soccorro cambia versione di volta in volta.
Per andare sul sicuro, decidiamo di rimuovere il serbatoio, mentre gli altri due pensano di orientarsi verso una certificazione fatta da una ditta esterna, di cui però nessuno garantisce il valore agli occhi del famigerato ispettore.
Nel frattempo altri proprietari di camper che devono imbarcare con la nave successiva si ritrovano con lo stesso problema: chi ha le bombole le toglie, ma chi ha il serbatoio incorporato e non ha le competenze per rimuoverlo cosa deve fare? La confusione è assoluta.
Luca continua a tenerli sotto pressione, tant’è che dopo una ennesima telefonata con la signora Socorro, quest’ultima si dimentica di spegnere il telefono e la si sente bestemmiare contro quel rompiballe di italiano che le sta addosso come un “perro in calore”!
Il perfido Luca non manca di farle notare la scortesia all’incontro successivo, creandole un sacco di imbarazzo e la voglia di toglierselo a tutti i costi dai piedi… di sicuro farà di tutto perché sia il primo ad imbarcarsi!

Il primo di maggio sembra che a Montevideo sia scoppiata una guerra atomica.
Non c’è in giro nessuno e tutti i negozi, ristoranti, bar e botteghini volanti sono chiusi. Non viaggiano i bus, non funziona Uber e per prendere un taxi occorre fare una rapina in banca. Persino gli indiani proprietari dell’albergo in cui è ospitato a mezza pensione, gli dicono che non sarà preparata né colazione né cena e allegramente gli comunicano che non troverà aperto niente in tutta Montevideo.
Un tentativo con Uber Eat gli conferma che per mangiare una pizza in uno dei tre punti aperti dovrà sganciare 40 euro, per cui Luca si accontenta di riempirsi lo stomaco di acqua che va a elemosinare presso l’abitazione di un uruguaiano, in quanto quella fornita dai rubinetti dell’albergo non è potabile!

La prossima nave, la Grande Amburgo, dovrebbe partire il giorno 3, per cui Luca, fortunatamente aiutato da alcuni operai, si appresta a rimuovere il grosso serbatoio del gas. Non manca neanche di far notare ai responsabili della KMA la truffa del parcheggio: perché fare pagare 60 dollari al giorno, per un parcheggio aperto a tutti e non custodito?
Per fare più pressione, chiede l’aiuto degli altri due tedeschi che però non ne vogliono sapere di allearsi con un italiano caciarone come lui e si affidano fiduciosamente alle rassicurazioni della Socorro.
Per questo motivo, il giorno 3, Luca è l’unico presente all’ispezione e ha l’opportunità di spostare il camper nei pressi della nave. Questa è una grande fortuna, poiché gli operai portuali non hanno una grande cura dei mezzi altrui. Quello che guida il camper più costoso parte con lo scalino abbassato e malgrado i numerosi avvisi sonori di Luca, prosegue lungo il molo, fino allo sfortunato incontro con un dosso che sradica completamente lo scalino e un pezzo di fiancata del mezzo… mi auguro che il proprietario sia assicurato: il danno è pazzesco e se fosse stato presente avrebbe potuto evitarlo o quantomeno comprare il pacchetto assicurativo, visto che si può fare anche a posteriori.
Alla fine l’ispettore controlla il nostro camper e dà l’ok per l’imbarco, mentre gli altri due vengono nuovamente rifiutati, perché la certificazione non è ritenuta valida.
E se vogliamo aggiungere il danno alla beffa, mentre a noi grazie alle reiterate rimostranze di Luca fanno uno sconto del 50% sul prezzo del presunto parcheggio (da pagare assolutamente pena il mancato imbarco) agli altri faranno pagare il prezzo pieno, più una tassa aggiuntiva non specificata… forse per recuperare lo sconto che ci hanno fatto!
Noi a casa siamo in contatto diretto con WhatsApp e tiriamo un sospiro di sollievo, ma anche se Luca ci comunica che il camper è sulla rampa della nave e ha ricevuto rassicurazioni personalmente dal capitano, non siamo tranquilli fino alla settimana successiva quando tramite mail ci comunicano che il mezzo è in viaggio e ci informano delle modalità di consegna ad Anversa.

La ricerca del volo aereo per il ritorno con così poco anticipo è nuovamente ardua e molto costosa: questo “piccolo” imprevisto ha fatto lievitare di molto le spese del viaggio!

Ma le avventure non sono ancora finite. Il giorno precedente Luca ha notato una ragazza spagnola ospite dell’ostello che litigava furiosamente con i proprietari, per questo motivo decide di pagare la sera anziché il mattino della partenza.
Cosa scopre? Che malgrado la cena e la colazione mancate, gli indiani hanno aumentato di 10 dollari al giorno il prezzo pattuito per la camera. La motivazione è che l’unico letto matrimoniale presente nella stanza poteva essere anche occupato da un altro cliente!
Senza fare polemiche Luca si reca alla stazione della polizia che si trova giusto davanti all’Ostello Punto Berro per denunciare la truffa. Appena sentono il nome del posto, lo interrompono subito, spiegandogli che questo giochetto è frequentissimo con gli stranieri: se non si paga quanto richiesto, i proprietari sporgono denuncia e la polizia è costretta a ritirare il passaporto al malcapitato ospite fino ad avvenuto processo all’incirca a un mese o due di distanza.
A Luca, dopo aver pagato il balzello, esce fumo dalle orecchie. Il sonno tarda a venire, per cui decide di mettere a buon frutto il suo diploma di idraulico: alle tre di mattina si alza e prende a prestito una chiave inglese trovata in cucina, smonta tutti i lavandini dei bagni in comune facendo anche sparire i raccordi e svuota le bombole del gas conservate in terrazza.
È un lavoro impegnativo ma gratificante, perché al mattino parecchi locali si allagano. L’acqua filtra anche dai soffitti. Alle 7:00 Luca esce dall’ostello con un sorriso a 32 denti, salutando cordiale i proprietari truffatori affannati a raccogliere l’acqua da terra.

Il viaggio di ritorno in aereo non sarà altrettanto sereno: posti stretti, circondato da un gatto miagolante, un cane uggiolante e un bambino piangente con seri problemi di dissenteria… ma almeno si ritorna a casa!
Durante lo scalo a Madrid chi incontra? La coppia di tedeschi proprietari di uno dei due camper rifiutati per la seconda volta. Subito gli chiedono se sa qualcosa in merito: Luca gli dice che essendo stato presente ha la certezza che il nostro camper è stato imbarcato, mentre il loro no.
Pensano che lui stia scherzando, del resto non sono stati avvisati da nessuno, ma lui gli ricorda che l’avviso anche la prima volta è arrivato due giorni dopo e poi si allontana lasciandoli pensierosi e angosciati… del resto errare è umano, ma perseverare è diabolico, visto l’esperienza precedente è stato totalmente assurdo fidarsi nuovamente delle incerte rassicurazioni della signora Socorro e non essere presenti al momento dell’ispezione.

Sembrerebbe che l’avventura sudamericana sia finita.
Nell’insieme è andato tutto bene, tranne i due grossi problemi in Perù e quest’ultima disavventura. Concluderò questo diario solamente quando saremo nuovamente a bordo del nostro camper, che dovrebbe arrivare il 28 maggio…
Del resto non è statisticamente possibile che affondino 2 navi della stessa compagnia a un mese di distanza una dall’altra, no?

Prima uscita: 20 aprile 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 500
SPESE: 2.418 EURO

Rientro di Luca: 28 aprile 2019
Uscita di Luca: 4 maggio 2019

SPESE: 2.314

Uruguay – Si Torna a Casa!

Uruguay – Si Torna a Casa!

Entrata: 2 aprile 2019

Rientrati in Uruguay, superato in un attimo il controllo dei passaporti, ci rechiamo al punto di controllo per il mezzo. Come sempre ci chiedono di dare un’occhiata all’interno del camper e noi serenamente invitiamo le due donne ad entrare…
Vade retro!
Queste zelanti funzionarie iniziano ad aprirci (anche abbastanza scortesemente), tutti gli armadi e il frigorifero e ci sequestrano carne, uova, pesce, frutta e verdura!
Ma stiamo scherzando? Avevamo fatto la scorta di salsicce, morcilla, verdura e frutta perché in Argentina costano di meno e poi il pesce, di cui avevamo fatto scorta in Cile in previsione della sosta di dieci giorni presso il campeggio termale in Uruguay… tutto sequestrato!
È la terza volta che entriamo in Uruguay con la valigia piena di vettovaglie e mai nessuno si è sognato di applicare questa legge stupida e adesso ci portano via dieci chili di cibo? Questa volta sono io che mi arrabbio, dicendogli che la droga può passare liberamente da una nazione all’altra senza nessunissimo controllo e le salsicce no!
Noi stiamo viaggiando da due anni con un sacchetto di sabbia raccolta nelle Marche che all’apparenza potrebbe benissimo essere scambiato per due chili di cocaina. Questo sacchetto giace intonso dentro il wc, per evitare qualsiasi fuoriuscita di odore durante il viaggio. Malgrado le innumerevoli frontiere attraversate, in alcuni casi anche con ispezioni con telecamere, cani o raggi X, nessuno si è mai interessato al detto sacchetto che ci riporteremo allegramente in Italia, dove probabilmente come dice Luca, i carabinieri di Campobasso ci fermeranno per controllare e anche assaggiare il contenuto. Non so per quale motivo siano proprio quelli di Campobasso!
Comunque ci dobbiamo rassegnare, molto più leggeri, ci fermiamo in un paese per fare nuovamente scorta di cibo perché il campeggio termale di Guaviyù, anche se bellissimo, è abbastanza isolato.
Ci arriviamo nel pomeriggio, tempo di fermare il camper, ci lanciamo dentro le piscine per consolarci delle recenti disavventure. Il campeggio è bello ed economico come ce lo ricordiamo, qui con calma potremo sistemare il camper per l’imbarco.
Quindici giorni di completo relax, un po’ di pulizie al mezzo e al suo contenuto, bagni giornalieri e serali nelle piscine, chiacchiere con il “vicinato” nonché scambio di cibi tipici, le nostre pizze e focacce in cambio di torte, meravigliose a vedersi ma impossibili da mangiare a causa dell’altissimo contenuto di zucchero.
Come in altri posti, notiamo la tendenza dei campeggiatori nel parcheggiare “vicini, vicini”, per cui mentre noi stiamo in una zona libera e tranquilla, tutti gli altri si ammassano a poca distanza l’uno dall’altro. Non si capisce bene il perché visto che il campeggio è immenso e ovunque c’è acqua ed elettricità.
Noi godiamo dell’isolamento fino al giorno della partenza, quando un altro camper ci parcheggia talmente vicino da non riuscire ad aprire totalmente la porta, questo pur avendo ancora tantissimo spazio a disposizione… strani questi uruguaiani!
Comunque partiamo abbastanza malinconici e ci fermiamo una notte in una stazione di servizio a pochi chilometri da Montevideo.
Abbiamo intenzione di entrare in città di domenica, ultimo giorno di assicurazione, nella speranza di trovare un parcheggio economico e vicino al porto visto che ci dovremo stare tre giorni. Ci hanno comunicato che anche se l’imbarco sarà per il giorno 22, noi dobbiamo consegnare il mezzo il 17 perché dal giorno dopo il porto sarà chiuso per la settimana santa.
Brutta sorpresa alla stazione di servizio della Ancap quando ci dicono che nel giro di 100 chilometri da Montevideo la sosta notturna è sempre a pagamento… a saperlo ci fermavamo prima. Invece sborsiamo a malincuore i 5 dollari richiesti.

Il mattino di domenica 14 entriamo nella capitale. Io sono particolarmente nervosa perché non ho indicazioni serie su dove parcheggiare vicino al porto in maniera sicura e custodita, per cui mi guardo intorno ansiosa valutando le diverse zone.
Quando arriviamo all’entrata del porto, Luca propone di scendere e chiedere se possiamo parcheggiare all’interno della zona doganale.
Subito fa amicizia con il militare di guardia di origini italiane e fra frizzi e lazzi otteniamo di parcheggiare gratuitamente nel parcheggio privato dei dipendenti della dogana… il tutto ci costerà solamente una grande pizza che Luca cucinerà con gusto!
In seguito scopriamo che avremmo potuto anche sostare nel parcheggio del Buque Bus, il traghetto che collega l’Uruguay con l’Argentina, abbastanza economico per essere custodito e nel porto.
Ottimo punto di sosta per chi arriva o parte per l’Europa.
Nei tre giorni di attesa espletiamo la burocrazia necessaria per la spedizione. Ormai siamo esperti per cui ci rechiamo alla sede della KMA/Grimaldi per presentare i documenti e pagare gli 800 dollari di tassa.
Prima di noi c’è un altro turista a cui chiedono 860 dollari, è quello che temevamo: ci sono 5 giorni di permanenza gratuiti nell’area riservata all’imbarco, sia alla consegna del mezzo che al ritiro, dopo questi 5 giorni si pagano 60 dollari al giorno.
Quando tocca a noi a sborsare i soldi, subito chiariamo che non intendiamo pagare questa cifra aggiuntiva. Se il porto chiude e ci obbliga a consegnare il mezzo prima del tempo, già ci crea un danno in quanto siamo costretti a prenotare un albergo per 2 giorni in più, ci mancherebbe anche che ci faccia pagare per il parcheggio!
Tutto questo è esposto con veemenza da entrambi e come risultato paghiamo solamente 800 dollari. In seguito parlando con alcuni dei conducenti dei 14 camper che saranno imbarcati sulla “Grande Nigeria”, scopriremo che siamo stati gli unici a non pagare il balzello… speriamo che non lo aggiungano al momento di saldare il conto con la Seabridge!
Comunque sembrerebbe che ora tutto sia a posto, documenti consegnati, ispezione camper effettuata, dita incrociate nella speranza che la nave non affondi come capitato alla sua gemella solo una settimana prima, insomma siamo positivi giusto?
Non ci resta che passeggiare per le strade della città vecchia e andare a trovare Eduardo Kessler che tanto gentilmente ci ha aiutato al momento dell’arrivo e ha dato consigli anche per la partenza.

Il 17, dopo aver consegnato il mezzo ci rechiamo nel nostro albergo il Earth & Veg. House. Le recensioni in Booking sono ottime e le foto presentano il posto piccolo, ma ben tenuto, con un’atmosfera particolare. Sarà perché i gestori sono vegani?
Quale delusione quando ci entriamo. Parlare di piccolo è un eufemismo! Nella minuscola cucina si entra passando dal bagno le cui misure sono simili. La camera è un vero buco. Se a questo ci si aggiunge una certa dose di sporcizia e precarietà il tutto diventa ancora più affascinante. L’unica cosa notevole è il giardino sulla terrazza dove una piantagione di ottima marijuana appesta con il suo odore tutto il quartiere!

Ammazziamo il tempo per altri tre giorni e finalmente il 20 saliamo sull’aereo che ci riporta alla nostra amata/odiata Italia.
Arriviamo in orario dopo un volo tranquillo e per qualche giorno ci intratteniamo nella casa della figlia e del genero in attesa che si liberi l’appartamento che abbiamo affittato sino all’arrivo del camper ad Anversa.
Il giorno 24 stiamo scherzando sull’imbarco del camper a Montevideo, io mi dico sicura che è già in viaggio, la figlia mi prende in giro dicendo che non è ancora partito ed ecco che arriva una mail da Seabridge…
“Urgente, siete ancora a Montevideo?”

 

 

Uscita: 20 aprile 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 500
SPESE: 2.418 EURO