Iran – Prima Parte

Iran – Prima Parte

Il 31 luglio 2017 ci accingiamo a superare la frontiera iraniana. 
La strada dal lago di Van al confine è in rifacimento e tocca cime aride di 3.000 metri.
I controlli militari si fanno più frequenti ma non fastidiosi e per uscire dalla frontiera turca ci servono solo 15 minuti. Io sono leggermente preoccupata per la burocrazia iraniana e per l’obbligo di cambiare il tipo di abbigliamento fin ora indossato. Questa mia ansia viene accentuata da un funzionario turco che ci chiede perché mai desideriamo visitare l’Iran dove secondo lui ci sono persone cattive e ci garantisce serie difficoltà per il disbrigo delle pratiche necessarie per l’entrata… Evidentemente fra i due paesi non corre buon sangue!
In realtà, appena entrati in frontiera, un funzionario iraniano ci accoglie. Preso in custodia Luca, lasciando me in attesa, lo conduce a espletare tutte le pratiche.
In meno di un’ora e mezza, con due blande ispezioni al camper e senza nessuna mancia dovuta, entriamo in questo nuovo Paese!
La cosa più complicata è stato intenderci sul cambio Euro – Riyal per pagare l’assicurazione stradale per il camper.
Dopo 15 chilometri decidiamo di fermarci in una stazione di servizio perché siamo stanchi morti per la strada, il caldo e l’emozione. Qui ci viene offerta la cena e ancora meglio facciamo 50 litri di gasolio per 8 euro!

Il giorno dopo, in direzione Tabriz, attraversiamo il lago salato di Orumiyeh: la distesa di sale cambia di colore dal bianco al rosa al verde.
Arrivati a Tabriz, su consiglio di due ragazzi italiani, Stefania e Pietro che hanno fatto questo giro prima di noi, parcheggiamo al Elgoli Park. È un bellissimo parco frequentato dagli iraniani per picnic e feste.
Noi siamo un’attrazione e sia durante la strada che qui nel parco tutti ci chiamano, vogliono conoscerci, vedere il camper, fotografarci e invitarci a mangiare con loro.

A Tabriz, grande città incasinata, la cosa più importante da visitare è il Bazar, dichiarato patrimonio dell’Unesco.

Lo visitiamo in lungo e in largo, ma quasi tutti i prodotti in vendita sono Made in China, con veramente pochissimo artigianato. Notevoli sono solo i quadri fatti di tessuto: sembrano veri dipinti invece che tessuti tant’è la dovizia di particolari e sfumature. Non siamo riusciti a capire se sono fatti a mano oppure a macchina con l’aiuto del computer, ma soprattutto… non saranno Made in China anche questi?

I negozianti non sono per niente insistenti o fastidiosi, ci guardano passare e a volte salutano cortesemente.
Scopriamo anche una cosa che già sospettavamo: in Iran non prendono le carte di credito straniere, né negli ATM, né in banca. Per fortuna abbiamo diversi euro e dollari in contanti e stranamente il cambio è molto più favorevole di quello dichiarato nei siti ufficiali.
Passiamo ancora una notte nel rumorosissimo Elgoli Park. Sembra che tutta la popolazione di Tabriz verso le 8 di sera si riunisca qui per fare festa fino alle 2 o 3 di mattina… ma il giorno dopo non vanno a lavorare? Dopo il passaggio di questa fiumana di gente le strade sono piene di spazzatura, ma di primo mattino gli spazzini efficienti fanno piazza pulita di tutto il lerciume.

La nuova meta è nei pressi di Bandar e Anzali. Percorriamo l’autostrada A2 per Teheran per più di 200 chilometri e solo in due caselli ci fanno pagare l’equivalente di un euro. Negli altri tre, i casellanti ci accolgono con simpatia ed entusiasmo, facendoci passare senza pagare…un rifornimento di 110 litri di gasolio per la bellezza di 13 euro ci rende ancora più contenti: we love Iran! Ma dopo questi 200 chilometri dobbiamo superare una catena montuosa veramente impressionante.
Purtroppo pur avendo una buona connessione dati quasi ovunque, Google Maps non funziona, come del resto è censurato anche Facebook e YouTube. L’unico navigatore che “funzionicchia” dei quattro che ho scaricato è HereMaps ed è lui che ci guida per questa strada che scavalca montagne bellissime ma impressionanti per i colori, le forme e le centinaia di pericolosi tornanti.
Arriviamo alla meta sul Mar Caspio, distrutti. Come prima cosa ci tuffiamo nelle sue acque calde, molto simili al nostro Adriatico, io rigorosamente vestita!
Anche qui la spiaggia si popola in serata e le famiglie e gli amici si divertono fino a tarda ora. Tutte le donne hanno il capo coperto in questo Paese in cui sembrerebbe che la morsa “religioso-morale” sia più stretta, ma uomini e donne mangiano insieme e si divertono senza grossi problemi. Molte volte si nota anche qualche discreto gesto di affetto.
In Siria, dove siamo stati nel 2010, non ero obbligata come qui ad avere i capelli coperti e un abito che nascondesse le forme, però quando ci siamo trovati a pranzare presso una o due famiglie, le stanze erano divise, da una parte gli uomini e dall’altra donne e bambini, anche se dal poco che riuscivo a capire, sembrava che le donne fossero felici di “liberarsi” dei loro uomini!

Dopo una notte tranquilla e un pigro risveglio, i “vicini” di spiaggia ci riforniscono di ogni prelibatezza cucinata da loro, dalla colazione alla cena, compresi bevande e spuntini. Se va avanti così questo mese in Iran ci verrà a costare veramente poco!

La prossima tappa è Masuleh, che la Lonely Planet definisce “il più accessibile dei villaggi terrazzati dell’Iran”.
Tanto per cambiare si trova in mezzo alle montagne, questa volta ricoperte di boschi, che costituiscono un bel cambiamento rispetto agli altri paesaggi.
Il villaggio è carino ma molto turistico. Unica nota un po’ particolare: un signore si è sentito male è stato portato in carriola giù per gli stretti sentieri del paese.
Dormiamo in una specie di campeggio dove riceviamo la visita con relativa foto di gruppo di almeno sei famiglie… abbiamo deciso di mettere un cartello in fārsī che dice “per le visite guidate al camper dalle 10 alle 22”, perché alle 23 c’è ancora chi ci bussa per salutarci e farsi una foto con noi!
Altro che attori, siamo la coppia più fotografata del mondo!

Il mattino dopo la visita prevista è la Valle di Alamut con il suo famoso castello degli assassini. In un precedente diario di viaggio, un turista scriveva che da Qazvin c’era un’ora di strada… probabilmente si era fatto una dose di quel preparato che rendeva così efficienti gli assassini e da cui deriva questo nome, ossia l’hashish, sostanza che li rendeva coraggiosi e invincibili. In realtà ci sono tre buone ore del nostro ormai consueto sali e scendi dalle montagne.
Come sempre il panorama è mozzafiato e solo per questo il castello meriterebbe una visita: ma solo per questo!
Dal parcheggio ai ruderi c’è un dislivello di 200 metri, da superare per mezzo di scalini abbastanza alti. Arrivati in cima a 2.150 metri, la vista spazia su tutta la valle, peccato che del castello non restino che poche rocce coperte da antiestetici tetti di lamiera arrugginita.
Ma per chi mi conosce: mi avreste mai creduto capace di arrampicarmi fin lassù, senza morire durante la salita? Ebbene ce l’ho fatta! E Luca, che oramai non fuma più da tre mesi, è stato ancora più arzillo di me!
Sopra al castello incontriamo un gruppetto di sloveni in tour, i primi turisti stranieri che incontriamo in Iran. Ci fa piacere scambiare quattro chiacchere con uno di loro che parla italiano.

La prossima meta è Teheran, dove ci aspetta una nostra conoscente iraniana.
Questo sì che ci fa paura… come ci orienteremo in questa megalitica città senza esaurirci?

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