Paraguay

Paraguay

PARAGUAY

Entrata: 19 gennaio 2019

Eccoci in Paraguay, questo sconosciuto!
A differenza di quasi tutte le altre nazioni del Sudamerica è visitato pochissimo e quando se ne parla è solo per denigrarlo. In particolare, Ciudad del Este, la città che ci ospiterà per qualche giorno, è dipinta da tutti come un covo di delinquenti, terroristi e truffatori in cui il meglio che ti può capitare è di comprare un cellulare taroccato e qualsiasi tipo di arma o droga. Persino in molti romanzi che ho letto questa città è dipinta come la Sodoma e Gomorra del nostro secolo e considerato che ha solamente 62 anni di vita, direi che si è fatta una bella fama!
L’unico che ce ne ha parlato bene è stato Juan, che ha passato 15 splendidi giorni presso il Club Akaray, gestito da David che è diventato un suo caro amico. Per cui ci fidiamo e la prima impressione è ottima.
La città è un insieme di palazzi moderni, negozi di tutti i tipi e locali per il divertimento, ma questo luogo quasi in centro è veramente un’oasi di pace.
A parte il giardino con piante esotiche quali quelle in Costa Rica, anche gli animali che passeggiano liberi ci lasciano affascinati. Finalmente vediamo da vicino il nandù, quella specie di struzzo marrone che abbiamo sempre intravisto in Patagonia senza mai poterlo avvicinare causa la sua naturale diffidenza. Qui è talmente tranquillo che ci mangia dalla mano, anche se le sue dimensioni incutono una certa prudenza.
E poi pavoni, pappagalli, tucani, un branco di oche e numerosissime galline, ma cosa ancora più rara un piccolo marsupiale simile a un topo, ormai in via di estinzione… una minuscola arca di Noè!

L’ospitalità è alla pari di quella argentina e subito tutti si offrono di farci da cicerone per mostrarci le bellezze del posto, anche se come prima tappa visiteremo le cascate dell’Iguazù, dalla parte argentina e da quella brasiliana.
Tutti sono molto ansiosi di raccontarci la storia della loro terra così bistrattata e così scopriamo i particolari di un’altra brutta guerra poco conosciuta.
Nel 1800 il Paraguay era lo stato più ricco del continente e anche molto più vasto. La politica del Paese era vendere tutto l’eccesso della abbondante produzione mineraria e agricola in cambio di oro, senza importare niente da nessuno, autarchia pura. In poco tempo era diventato una potenza in Sudamerica dove il resto dei Paesi erano più poveri e in parte analfabeti.
Grazie a questa supremazia i governanti di allora hanno “alzato la cresta” pretendendo molti più soldi dal paese europeo con il quale avevano maggiore commercio… indovinate quale? L’Inghilterra, che dopo Spagna e Portogallo pretendeva di avere la supremazia su questi luoghi e i cui pirati imperversavano nei mari assaltando e derubando. All’Inghilterra non andava di pagare di più i prodotti che acquistava, per cui sobillando e armando i paesi confinanti, ha dato inizio ad una guerra in cui Brasile, Uruguay e Argentina in circa 5 anni hanno massacrato l’80% della popolazione paraguayana rubandogli anche vasti territori.
In questa guerra chiamata della Triplice Alleanza, i delitti più efferati sono stati compiuti dall’esercito brasiliano composto in larga parte di neri ex schiavi delle colonie che si sono accaniti su donne e bambini, violentando, torturando e massacrando inutilmente la popolazione inerme.
Mi stupisce sempre constatare come spesso la parte più debole che è stata vittima di soprusi invece di non ripetere gli errori dei propri aguzzini, appena ne ha la possibilità li ripete con maggior forza e malvagità… e poi l’uomo si crede la razza superiore!
Comunque le sventure del Paese non sono finite con questa guerra, approfittando della sua debolezza e volendo conquistarsi anche lui un pezzettino del suo ricco territorio, ecco che il governo della Bolivia decide di invadere il Paraguay e da qui nascerà un’altra guerra di tre anni, che però a parte le altre migliaia di vittime lascerà la Bolivia a bocca asciutta. Infatti i terreni invasi appartengono agli indigeni Guaranì che in questo caso parteciperanno alla guerra per difendere il loro territorio e conoscendo bene questi luoghi inizieranno, alla maniera dei vietnamiti, ad attaccare l’esercito invasore con piccole ma micidiali incursioni.
Ora questi indigeni sono liberi di spostarsi tra le varie frontiere senza documenti, ma come il resto di queste popolazioni autoctone abituate a vivere di caccia, pesca e raccolto, mal si adattano a un paese completamente trasformato da quello dei loro avi.
Pur essendosi ripreso, grazie alle sue ricche risorse, il Paraguay è rimasto il fanalino di coda del Sudamerica, disprezzato dai paesi confinanti, senza che questo disprezzo sia ricambiato.
Tutto questo ci viene raccontato con tanta passione da diversi abitanti di questa città, che a dispetto della cattiva fama, troviamo molto accogliente, anche se notiamo in centro diverse donne indigene circondate da una nidiata di figli in attesa della carità.

Lunedì 21 finalmente ci rechiamo a una delle altre mete inderogabili di questo lungo viaggio, le cascate dell’Iguazù. Prima tappa la parte brasiliana, perché non necessita di passaggio in frontiera.
Nelson, un dipendente del Club, ci accompagna con la sua macchina e ci fa anche da guida.
Dopo aver parcheggiato e preso i biglietti da uno sportello automatico, saliamo su un bus che percorsi 11 chilometri ci lascerà all’imbocco del sentiero. La prima impressione mi delude: la cascata è grande, ma mi aspettavo qualcosa di “grandioso”!
Il fatto è che non mi sono accorta che quella era soltanto la prima di un complesso di decine di cascate che si snodano lungo un percorso di circa tre chilometri.
Ci avevano fortemente sconsigliato di visitare queste cascate in gennaio a causa del caldo umido e dell’esercito di zanzare succhiasangue e invece per fortuna, causa forse il cielo nuvoloso, non soffriamo per queste due pestilenze. Per cui ci godiamo la passeggiata in mezzo a questa meraviglia della natura insieme a un’altra moltitudine di turisti.
La parte brasiliana ci è proprio piaciuta, rimanderemo la vista dal lato argentino fra qualche giorno per rinnovare l’entusiasmo verso questa forza della natura.
Nel frattempo facciamo aggiustare il vetro del fanale, rotto a causa di un oggetto gettato da un camion in corsa. Portiamo il mezzo da un carrozziere che per il modico prezzo di 160 euro fa un lavoro perfetto, riparando il paraurti posteriore rotto a causa del dislivello durante una discesa dalla chiatta in Bolivia, l’ammaccatura risalente all’Iran e gli altri numerosi graffi del passaggio in alcune strade perfide nel nostro viaggio.
Non mancano neanche numerose visite nei vari negozi del centro per compere varie e ovviamente cene e musica condivisa.

Il caldo sta diventando opprimente, complice anche la forte umidità, per cui siamo intorpiditi e poco desiderosi di muoverci dall’ombra dei numerosi alberi di questo parco.
Malgrado questo decidiamo di visitare la Diga di Itaipu che in Guaranì, idioma che tutt’ora viene insegnato a scuola, significa “pietra che canta”.
Fino a pochi anni fa la più grande del mondo, la diga è stata recentemente superata in grandezza da una in Cina. Ciononostante le sue dimensioni sono impressionanti e il lago che alimenta le gigantesche turbine è immenso. La diga iniziata intorno al 1976 e finita nel ’91 dà corrente a quasi tutto il Paraguay e a un pezzo del Brasile ed è stata costruita in armonia da queste due nazioni utilizzando operai locali.
Un’impresa veramente titanica.
L’ingresso, il filmato e la visita guidata sono totalmente gratuiti, l’unico rimpianto è che essendo arrivati tardi, il tutto è stato fatto con troppa fretta.
Molto più tranquilla è la visita al Salto del Monday, a pochi chilometri da Ciudad del Este. Anche se non paragonabile all’Iguazù, è certamente una fra le più grosse cascate viste finora e quello che la rende ancora più spettacolare è il fatto che siamo così vicini da poterla quasi toccare.
La cosa buffa è che i locali la definiscono una “piccola cascata”. Paragonata alla nostra cascata delle Marmore ci facciamo una pessima figura!
La nebbiolina formata dall’acqua disegna perfetti arcobaleni, mentre grosse farfalle blu svolazzano nei pressi per potersi dissetare. Non mancano neanche gigantesche ragnatele in agguato ragni di notevoli dimensioni che farebbero la gioia di nostra figlia!

I giorni si snodano lenti in questa folle calura. Stiamo attendendo che ci riparino il vetro del iPad, che una settimana dopo ci restituiranno intonso per mancanza del pezzo di ricambio, e stiamo pigramente guardandoci attorno.
Una passeggiata di due giorni verso Encarnación, ci fa scoprire un pizzico di questo Paese essenzialmente dedicato all’agricoltura, migliaia di ettari coltivati a soia, grano, riso e yerba mate.
Ovunque i cartelli pubblicizzano pesticidi, fungicidi, fertilizzanti “perfettamente ecologici”… che stiamo scherzando?
L’unica pausa culturale presso le rovine della missione gesuitica di Trinidad, viene vanificata dal prezzo di ingresso molto alto e dalle ondate di calore che salgono dagli ammassi di pietra di questa landa desolata. Aggiungiamoci che senza una guida capiremmo poco degli usi e costumi di questo luogo ed ecco che abbiamo le scuse pronte per evitarci un sicuro colpo di calore!
Anche la visita a Encarnación si risolve in un nulla di fatto. I tre parcheggi disponibili sono in pieno sole, il lago formato dal Rio Paraguay è marrone e la spiaggia affollata… insomma, non siamo in vena! Ritorniamo sui nostri passi e ci fermiamo nel parcheggio interno dell’improbabile Hotel Tirol.
Il posto è bellissimo, numerosissime camere e mini appartamenti, 4 piscine giganti, due ristoranti, un giardino immenso pieno di piante tropicali, personale in divisa e clienti sì e no, 20. Considerato che qui è piena estate come fa a sopravvivere una attività di questo tipo?
Ormai anche noi “esperti albergatori” ci rendiamo conto che sta lavorando in grande perdita, che sia uno dei tanti luoghi ove si ricicla denaro sporco? Beh comunque a noi non interessa e ci godiamo due giorni di tranquillità e di tuffi in piscina!
Ritorniamo alla base a Ciudad del Este, una sosta all’officina dell’Iveco che forse ci risolverà definitivamente un piccolo problema al differenziale e poi nuovamente al Club, che fra matrimoni, anniversari e feste varie allieterà i nostri ultimi giorni in Paraguay. Considerando che l’1 e il 2 di febbraio sono i nostri compleanni, quest’aria festosa ci sta anche bene!
Non ci resta che la visita di lunedì alle cascate dell’Iguazù dal lato argentino e poi si parte per il Brasile.
Il sabato e la domenica passano nuovamente all’insegna della totale abulia, non riusciamo a capire se Nelson ci vuole accompagnare alle cascate oppure dobbiamo organizzarci da soli con il bus e lunedì in questo stato quasi catatonico di pigrizia siamo quasi decisi a rinunciare alla visita e proseguire il viaggio.
Mentre ancora a letto stiamo decidendo il da farsi, Nelson tutto pimpante ci viene a chiamare. In tutta fretta, senza nemmeno fare colazione, lo raggiungiamo alla sua macchina dove già ci aspettano sua moglie e sua cognata.
E per fortuna, perché questa giornata sarà indimenticabile! Invece di attraversare le 3 frontiere via terra, ci dirigiamo alla “balsa”, una grossa chiatta che attraversa il rio Paraguay nel punto in cui si congiungono le tre frontiere.
Tre giorni fa ho aggiunto per la prima volta il Club Akaray su iOverlander e già i primi viaggiatori in camper sono arrivati, lieti di trovare un posto così accogliente in una città come Ciudad del Este. Chiacchierando con loro abbiamo scoperto che avevano preso questo traghetto, pagando pochissimo e godendosi questa bella esperienza. Siamo curiosi di farlo anche noi.
In 5 minuti espletiamo le formalità doganali in Paraguay e ci imbarchiamo per questa piccola navigazione di mezz’ora. All’arrivo dalla parte Argentina ci rendiamo conto che non avremmo mai potuto farlo con il nostro camper, pena lasciarci nuovamente il paraurti posteriore: l’accesso alla rampa di uscita è talmente ripido che o si ha un mezzo corto, oppure notevolmente rialzato. Dopo la doverosa fermata in dogana eccoci in breve tempo all’ingresso delle cascate dal lato argentino. Malgrado una certa disorganizzazione iniziale, la giornata trascorre da una meraviglia all’altra.
Un piccolo trenino ci porta all’inizio del sentiero dopodichè passeggiando su un infinità di passerelle sull’acqua arriviamo alla Gola del Diavolo. Mentre dalla parte brasiliana si vedeva il tutto abbastanza da lontano, da questa parte pochi metri ci dividono dal fiume spumeggiante che cade rumorosamente nell’abisso.
Percorrendo i 4 sentieri principali si possono ammirare le numerose cascate sia da sopra che da sotto, gli stessi percorsi sono uno spettacolo perché in alcuni punti attraversano la giungla e in altri sono sospesi sull’acqua.
Invece delle temute zanzare siamo circondati dalle farfalle che si posano tranquille sui turisti e si fanno trasportare per lunghi tratti senza farsi spaventare dai movimenti delle persone. In un’ansa tranquilla del fiume vediamo un alligatore in attesa di preda, in un’altra alcuni giganteschi pesci gatto e poi iguane e innumerevoli scimmie.
Come nella parte brasiliana, anche qui c’è una moltitudine di coati, intere famiglie che si avvicinano ai turisti per chiedere e spesso rubare del cibo. Malgrado da entrambe le parti ci siano cartelli molto espliciti che proibiscono di dare cibo o toccare gli animali selvatici, i soliti cretini se ne fregano per poi arrabbiarsi e minacciare denunce, quando uno di questi animali ruba qualcosa di prezioso o morde e graffia la mano tesa dell’incauto visitatore.
Memori del Costa Rica, sappiamo bene che questi animali dal musetto simpatico e dagli occhi dolci, scimmie comprese, possono diventare  aggressivi pur di ottenere ciò che vogliono e se in gruppo, anche pericolosi.
Ci visitiamo prima la gola del Diavolo, dove con un po’ di cattiveria godiamo nel vedere una spagnola tutta puzza sotto il naso e selfie a non finire che perde il suo prezioso iPhone giù per la cascata.
Da parte mia, ho un tale terrore di perdere il mio economico smartphone che lo tengo talmente stretto da avere un crampo alla mano!
Quanti preziosi telefonini saranno finiti sul fondo della cascata a causa di spintoni vari o agganci difettosi dei bastoni da selfie?
Dopo la gola io e Luca passeggiamo per il sentiero alto, che ci porterà all’apice di altre cascate, poi da sola coraggiosamente e infaticabilmente (sì, proprio io!) percorrerò anche il sentiero basso.
Ci mancherebbe solo l’ultimo dei 4 sentieri a cui però rinunciamo a causa dell’ora tarda.
A questo punto avendo visto entrambe le parti della cascata, posso veramente dare un giudizio obbiettivo: se si deve scegliere di visitarne solo una, l’entrata dalla parte Argentina è la più spettacolare. Per lo stesso prezzo si possono ammirare numerose cascate da varie angolazioni, percorrere tratti di giungla con fiori e piante strane e vedere numerosi animali da vicino.
Posso anche dire che insieme al ghiacciaio del Perito Moreno e alla montagna dai 14 colori di Humauacha, merita di essere inserita nei tre posti più spettacolari di tutta l’Argentina!

Consigli e considerazioni.
Il gasolio in Paraguay costa meno che in Argentina, ossia generalmente meno di un euro a litro, la cosa negativa è che ben pochi distributori accettano le carte di credito e non c’è la comodità dell’accesso al Wi-Fi.
Attenzione ad avere sempre denaro contante perché al di fuori di Ciudad del Este la moneta accettata è solo il Guaranì. Spesso gli esercizi ti dicono di accettare le carte di credito, ma al momento di pagare il sistema non funziona oppure ti mettono tasse aggiuntive.
Le strade che abbiamo percorso sono belle, anche se la cosiddetta autostrada ci sembra un po’ costosa. Fuori dai percorsi principali ci hanno detto che la viabilità decade e si incontrano ancora moltissime strade sterrate.
Il metodo di guida è abbastanza corretto, pochi suonano o sorpassano pericolosamente, solo qualche camion non rispetta i limiti di velocità il che è strano visto i numerosi controlli con il radar da parte della polizia.
Attenzione anche ai dossi, spesso non segnalati che si trovano sempre in prossimità dei paesi, ma a volte anche in autostrada.
Ciudad del Este, famosa in Sudamerica per i prodotti economici, tutto sommato non è così conveniente per noi europei, inoltre le cinesate sono all’ordine del giorno per cui si rischia veramente di comprare qualcosa che dopo pochi giorni non funziona più.
Abbiamo comprato una Sim di Claro che per un prezzo modico ha una buona copertura di internet in quasi tutto il paese.

Devo dire che questo paese ci ha stupito positivamente, le persone sono molto cordiali senza essere invadenti.
In Paraguay convivono pacificamente indigeni Guaranì e tutta una serie di razze e religioni che ne fanno veramente un Paese multietnico e interreligioso.
Dal punto di vista storico non è rimasto molto, ma la natura, soprattutto nei pressi dei suoi numerosi fiumi, è ancora rigogliosa.
Certamente, come ovunque qui in Sudamerica, negli ultimi 100 anni si è stravolto il territorio, dove c’era giungla e animali selvaggi e spesso pericolosi oggi ci sono cittadine e ordinate e immense piantagioni agricole. “Ordinato” è il termine che mi viene spontaneo di abbinare al Paraguay: pochi mendicanti, pulizia quasi ovunque.
Da provare assolutamente il Tereré, che oltre al Mate è la bevanda nazionale, un misto di erbe balsamiche, menta in testa, con yerba mate e ghiaccio, veramente dissetante in questo caldo afoso!
Dal punto di vista alimentare è il paese che più ci ha stupito per la fantasia e l’originalità dei piatti, gustosi, leggeri e molto economici.

Uscita: 5 febbraio 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 692
SPESE: 714 EURO

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