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Tag: Argentina

Argentina – Torniamo in Europa

Argentina – Torniamo in Europa

Entrata: 23 marzo 2019

Eccoci per la quarta volta in Argentina, che non finisce mai di stupirci!
Dopo la rapida dogana ci imbattiamo nel primo spettacolo degno di nota: Puente del Inca. È un ex bagno termale ormai in disuso ma le sue acque un tempo ricche di feldspati hanno colorato la roccia di splendide sfumature. Il solito mercatino mi dà l’occasione di fare man bassa di altre pietre colorate… tiratemi via, non posso resistere a queste bellezze!
Lungo la strada diamo un passaggio a cinque “pellegrini”, parte di un gruppo di tredici e in viaggio spirituale lungo il cammino degli Inca. Hanno intenzione di raggiungere Machu Picchu in tre mesi ma la cosa ci sembra alquanto improbabile. Non hanno l’apparenza di grandi viaggiatori, carichi come sono di roba ingombrante, e il sentiero si snoda su e giù dalle montagne brulle e inospitali per migliaia di chilometri. Però sono pieni di entusiasmo per cui perché frenarglielo?
Arriviamo a Uspallata per una sosta notturna e ci innamoriamo del posto. Siamo a circa 2.000 metri alla base della catena montuosa andina e a un tiro di sputo dal Aconcagua, il monte più alto di questa regione. La sua cima è innevata e il paesaggio tutto intorno è stupefacente.
Questa Argentina non smette mai di stupirci: abbiamo visto da poco la primavera a Bariloche con i gialli delle ginestre e i viola e rossi dei lupini in fiore e ora qui ritroviamo l’autunno, tinto nuovamente di giallo dei topinambur e delle foglie degli aceri.
Il campeggio in cui ci fermeremo per almeno tre giorni è pieno di animali sia belli, tipo pavoni bianchi e colorati, sia un po’ meno gradevoli come tarantole gigantesche, però è troppo accogliente per lasciarlo per simili minuzie! Di giorno il sole è limpido e caldissimo, di notte invece cala il freddo, cosa che ci spinge a ritirare fuori piumone e pigiama pesante.
Non mancano neanche escursioni interessanti, una passeggiata di 7/8 chilometri per visitare un’antica stazione di estrazione mineraria di oro, argento e rame e una gita in bici di 24 chilometri per ammirare dei petroglifi. Tutto il paesaggio circostante ha le sfumature dell’arcobaleno, la vastità e il silenzio di certi luoghi e le magnifiche stellate nel terso cielo notturno ci lasciano senza fiato.
Si potrebbe anche fare una escursione sul ghiacciaio del Aconcagua, ma non è alla mia portata, già mi meraviglio di me stessa per aver camminato e sbiciclettato fra salite e discese a 2.000 metri senza cadere al suolo sfinita. In realtà sono caduta al suolo, ma solo per la mia solita disattenzione, troppo distratta ad ammirare il paesaggio per vedere una buca sulla strada!

Partiamo con un po’ di rammarico, ma ci attende un’altra meta interessante anche se già conosciuta: le terme di Cacheuta.
Il tempo è nuvoloso e questo toglie un pizzico di fascino al paesaggio, ma l’acqua calda e il poco affollamento rendono il tutto molto piacevole.
Per la notte ci spostiamo in un’altra fidata YPF e il mattino dopo abbiamo appuntamento con una officina Iveco per fare (spero) gli ultimi ritocchi prima della partenza, cambiare i filtri del gasolio e controllare una piccola perdita di olio dell’idroguida.
Veniamo accolti con la solita cortesia ma, in attesa dei pezzi di ricambio il lavoro viene spostato per il giorno dopo, il 28 di marzo.

Un’altra intera giornata in officina, ma ne valeva la pena, fra lavoro e pezzi di ricambio abbiamo speso un decimo di quanto avremmo speso in Europa, per cui ce ne andiamo soddisfatti, dando poca importanza al fatto che il motore fa fatica ad avviarsi e a volte perde qualche colpo anche perché ci hanno detto che è normale, non avendo fatto lo spurgo del gasolio.
Del resto i filtri erano diventati una coltivazione di funghi rari, cresciuti su uno strato abbondante di fango.
Adesso ci attende Esteban a San Nicolas pronto a prepararci un’abbondante grigliata.

È veramente bello rincontrarsi, probabilmente per l’ultima volta in Argentina. Si mangia, si ride, si mangia nuovamente, si fa un bagno in piscina, si mangia ancora e ci si raccontano le avventure passate, si mangia e si incontrano i parenti e gli amici… insomma all’una di notte con la pancia piena e anche un poco di nausea, riusciamo ad andare a dormire!

Visto che il problema al motore è peggiorato, la saggezza acquisita in questo viaggio ci induce a fermarci in un’altra officina Iveco nei pressi di San Nicolas.
Ancora una volta è una cosa da poco, una guarnizione della pompa del gasolio che perde sulla cinghia del motore, ma come sempre in queste cose non è sufficiente cambiare la maledetta guarnizione, ma è necessario cambiare tutto il pezzo.
La fortuna è che il padrone dell’officina e diversi operai sono entusiasti di aiutare degli italiani, per cui ci offrono la manodopera gratuita in cambio delle foto di noi e del camper da pubblicare sul sito ufficiale dell’Iveco.
Ma certamente! Chi si farebbe scappare l’opportunità di uno sconto consistente in cambio qualche foto?

Ripartiamo in direzione Uruguay, siamo abbastanza tristi e forse anche nervosi, per cui fra me e Luca scoppia una tremenda litigata. Il motivo è l’assicurazione del camper che scade il 14 a mezzanotte, mentre noi dovremmo imbarcare il camper il 17 mattina. Io sono dell’idea di non rinnovarla per due giorni, visto che il 15 e 16 staremo fermi in un parcheggio vicino al porto. Luca, che in queste cose si sente molto sfortunato, ha il terrore che ci fermino e giusto per dare valore a questa paura, una poliziotta argentina ci ferma e ci chiede di vedere la nostra assicurazione! Non ha importanza se questa è solo la terza volta che ce la chiedono e le probabilità di evitare problemi sono dalla nostra parte, la preoccupazione rimane e in Luca diventa ansia.
Da qui il litigio che ci farà percorrere gli ultimi cento chilometri arrabbiati e con il muso lungo.
Solo il bellissimo paesaggio con lagune piene di fiori, mucche al pascolo, cicogne, aironi e tanto altro ci convincerà a fare la pace e a goderci questo ultimo scorcio dell’Argentina.
Ma le arrabbiature non finiscono qui: superato il ponte che divide le due nazioni scopriamo che c’è un ultimo pedaggio stradale… e che pedaggio! Trenta euro per fare due chilometri e a nulla valgono le rimostranze di Luca sul fatto che il nostro non è un camion normale: dobbiamo pagare il balzello altrimenti non si passa.
Il punto di frontiera è congiunto e in cinque minuti espletiamo le pratiche di uscita dall’Argentina ed entrata in Uruguay, ma le brutte sorprese purtroppo non sono finite…

Uscita: 2 aprile 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 1.600
SPESE: 766 EURO

Argentina – Passaggio Verso il Cile

Argentina – Passaggio Verso il Cile

Entrata: 5 marzo 2019

Ed eccoci di nuovo qui in Argentina, giusto una toccata e fuga in quanto è la via più breve per raggiungere il Cile.
In dogana, per la prima volta incontriamo un funzionario solerte che vuole esaminare il camper in ogni angolo. Ci fa portare le valige nello scanner, ci apre gli armadietti, il frigorifero e il vano motore, insomma tutto quello che crede contenere qualcosa di illegale… ci fa perdere quasi un’ora, va beh, armiamoci di santa pazienza, è solo una prova del peggio che ci capiterà in Cile!
Proseguiamo il viaggio fermandoci a dormire come sempre nelle stazioni di servizio.
La strada si snoda fra lagune e pascoli, vediamo fiori magnifici e uccelli di ogni tipo, persino un alligatore! Purtroppo non possiamo fermarci per osservarlo meglio perché come sempre abbiamo dato un passaggio a degli autostoppisti, questa volta quattro militari.
Però non manchiamo di fermarci al santuario del Gauchito Gil, di cui abbiamo anche il santino in camper.

La sua storia in breve è questa:
Un uomo del popolo, nato a Mercedes agli inizi dell’800. Sulla sua vita si raccontano molte storie, che fosse un bracciante sfruttato che si ribellò al suo padrone o che andò a combattere nella Guerra del Paraguay agli ordini del Generale Madariaga. Secondo quanto racconta la signora Anabel Miraflores, sua madre, Estrella Díaz de Miraflores, donna facoltosa, avrebbe avuto una relazione con Gil e allo stesso tempo era molto corteggiata dal commissario di polizia: questa situazione, unita all’odio che i fratelli della signora avevano per il Gauchito, lo portò a fuggire dalla città (che al tempo si chiamava Pay Ubre) e a offrirsi volontario per la guerra del Paraguay. Ma poi non volle più uccidere i suoi fratelli e disertò. Un’altra versione racconta che fu reclutato dagli autonomisti (in rosso) per combattere i liberali (vestiti di azzurro) ma che poi si rifiutò di continuare a combattere contro i suoi stessi concittadini. Qualsiasi sia la vera storia, è certo che disertò e da quel momento cominciò ad aiutare i poveri distribuendo i guadagni ottenuti dai suoi furti ai ricchi.
Un giorno però fu arrestato, appeso per i piedi e ucciso. Poco prima di morire disse al boia che, al suo ritorno a casa, avrebbe trovato il figlio malato che si sarebbe salvato solo se avesse pregato nel suo nome. Il boia non gli prestò attenzione, salvo poi tornare e trovare che le cose stavano proprio come aveva detto il Gauchito: pregò e il figlio si salvò. Fu allora che decise di tornare nel luogo dell’esecuzione per seppellire degnamente il corpo di Gil, luogo dove da quel momento sorge il santuario che ancora oggi è precario e povero, costruito dagli stessi fedeli e con alcune piccole donazioni anonime.
L’8 di gennaio questo piccolo borgo sperso in una zona quasi desertica si popola di migliaia di fedeli e deve essere uno spettacolo vederlo rivestirsi di rosso, il colore del “santo”.
Oggi invece c’è la solita fila di bancarelle in cui però non manchiamo di comprare un tipico cappello da gaucho per la nostra collezione.

Proseguendo il viaggio, in una stazione di servizio, incontriamo due artisti circensi in viaggio con armi, bagagli e cane, verso il Paraguay dove sono stati assunti da un circo locale. Non mancano anche i soliti cani randagi che si avvicinano a noi fra balletti e moine per piazzarci il loro testone addosso e richiedere anche con una certa insistenza coccole e cibo.

Attraversata Corrientes, raggiungiamo il giorno 8 Rosario de la Frontera. Ci vogliamo fermare due giorni per iniziare l’adattamento all’altitudine e visto che qui siamo a 800 metri e conosciamo già il posto, ci sembra un buon punto per la sosta.
Purtroppo rimaniamo delusi: la magnifica piscina termale è vuota per i 15 giorni di manutenzione annuale e piove per due giorni di seguito, impedendoci anche di fare ordine nel camper in previsione della dogana cilena.

Va meglio quando ci fermiamo a Purmarca, il sole splende e l’aria è freschina e visto che siamo a 2.300 metri ci fermeremo almeno tre giorni prima di affrontare il Passo dello Jama che ci dicono molto arduo.
Devo dire che ho almeno tre preoccupazioni nei confronti del Cile.
Per prima cosa il passaggio in frontiera. Tutti ci dicono che sono assolutamente paranoici nei loro controlli. Anche le notizie su ciò che si può portare sono contrastanti. La legge dice niente frutta, verdura, semi, carni e formaggi freschi e fin qui è simile a tutte le altre dogane, ma a quanto sembra dalle esperienze di altri viaggiatori, sembra che le proibizioni possano estendersi a seconda dell’umore del funzionario a sale, zucchero, caffè, insomma a tutto ciò che è alimento, fino a discutere su legno, cuoio e articoli da bagno…
Una vera assurdità, mi viene da pensare all’ingresso in Australia dove sono altrettanto severi, senza considerare che tutte le loro precauzioni sono assolutamente inutili in quanto la maggiore forma di inquinamento per il loro territorio è proprio l’uomo. Sono proprio curiosa di sapere se all’ingresso ci faranno un bel clistere o svuoteranno la cisterna del wc…ma è meglio non dargli suggerimenti in tal senso!
La seconda preoccupazione è che a detta dei più, i cileni sono scortesi e truffaldini, se ciò è vero, il passaggio dall’Argentina al Cile sarà ancora più penoso.
Poi vedremo se tutto ciò che ci hanno detto sulla facilità di vendita del camper a ottime quotazioni è vero, ci piacerebbe fosse così, ma a quanto ci risulta i nostri amici francesi che appena entrati hanno avuto un’ottima offerta di acquisto per il loro mezzo, passati 4 mesi, non hanno ancora ricevuto un soldino. Sono ritornati in Francia e la pratica di vendita è in mano a un avvocato cileno… quale fiducia!

Comunque prima di partire per l’ennesima frontiera ci visitiamo ben bene questo paesino che avevamo un po’ snobbato nei precedenti passaggi.
Una mezza giornata su e giù per le meravigliose rupi colorate ci lascia con le gambe molli e una mezza ustione causa sole impietoso unito all’altitudine.
Non importa, è stata veramente una bella passeggiata, circondati dai colori e con pochi turisti a rovinare le foto!
Non manca neanche la solita orgia di acquisti e la passeggiata serale che però vede il piccolo paese completamente spopolato… ma dove sono finiti tutti i turisti?
Mercoledì 13 si riparte con tutte le preoccupazioni di cui sopra tanto che Luca vorrebbe rinunciare al Cile e imbarcare il camper direttamente a Montevideo.
Devo dire che a me dispiace l’idea di vendere il camper che malgrado qualche problema ci ha portato sani e salvi per zone impervie e spesso inospitali. Sono una che si affeziona alle cose e se penso alle centinaia di cose accumulate in questo viaggio, non vedo proprio come potremmo riportarle a casa se non dentro a questo mezzo.
Però non voglio neanche rinunciare a visitare il Cile sul sentito dire degli altri, del resto anche della Bolivia avevamo letto un gran male e invece ci è piaciuta tantissimo.
Convinco Luca a proseguire il viaggio, metteremo un cartello “vendo” sul finestrino e ci affideremo al caso!
La strada è indimenticabile, in tutti i sensi… lo spettacolo della natura lascia senza fiato, ma così anche l’altitudine!
Prima di arrivare in vetta ci si apre un altro notevole spettacolo: il Salar Grande argentino. Certo non è immenso come quello di Uyuni, però fa lo stesso un bell’effetto. Dopodiché si sale ancora, fra monti, deserti e altri piccoli laghi salati sul cui bordo pascolano alpaca e guanaco. Non manca neanche una piccola pozza con dei fenicotteri che si rispecchiano nell’acqua limpida.
Non ricordo che abbiamo mai toccato i 5.000 metri, ma mentre il nostro fidato camper arranca sbuffando a 20 all’ora e a Luca scoppia la testa per l’altitudine, io tengo sotto controllo l’altimetro sul telefono che inesorabilmente sale fino a quota 4.863.
L’idea di fermarsi a dormire in frontiera sfuma visto che il Paso de Jama si trova poco sotto a quella altitudine. Con già 4 aspirine in corpo, Luca non riuscirebbe comunque a dormire. Per cui speriamo in bene che le pratiche siano veloci e si possa proseguire per raggiungere San Pedro de Atacama che è molto più in basso.
Il posto di frontiera è congiunto fra Argentina e Cile e davanti a noi ci sono una ventina di motociclisti brasiliani e un cinese in macchina… quanto ci metteremo?

Uscita: 13 marzo 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 1.714
SPESE: 310 EURO

Argentina – Tornando Su

Argentina – Tornando Su

Neuquén. Una settimana di puro riposo passata leggendo, passeggiando e mangiando a sbafo a casa dei parenti di Luciano.
Inizia la gara di sfide a colpi di alta cucina, gnocchi in cambio di parrilla, tiramisù a confronto con empanadas, sugo alla bolognese in cambio di lingua in vinaigrette!
Il risultato di questa competizione: almeno due chili di troppo!

Sabato 8 dicembre ripartiamo. La destinazione è Villa Pehuenia, una località sul lago a nord della provincia di Neuquén, però il vento forte e l’idea di dover percorrere 100 chilometri di sterrato fra andata e ritorno e infangare nuovamente il camper appena pulito ci fa cambiare idea.
Dopo una sosta notturna presso la fidata YPF di Zapala, raggiungiamo le terme di Copahue. Gli ultimi 30 chilometri prima di raggiungere la nostra meta sono bellissimi. Si risale a 2.000 metri in mezzo a profonde gole, con greggi di capre e pecore che attraversano la strada. Un lago smeraldino incorniciato dalle montagne innevate segna l’inizio di una strada sterrata che ci porta al complesso termale.
Abbiamo appena letto che quando il colore dell’acqua è così verde, potrebbe essere inquinata da bacilli neurotossici, ma a chi viene voglia di tuffarsi in un lago così gelido? Per cui ci limitiamo ad ammirarne lo splendido colore.
Folte macchie di araucaria costeggiano il lago, è la prima volta che vedo questi alberi in un contesto naturale, in genere sono sempre piantati in giardini e parchi pubblici.
Il campeggio Viento Blanco ci accoglie ai piedi del vulcano.
Tutta questa zona per 20 chilometri intorno al cono è vulcanica, tanto che ci sono numerosi cartelli che avvisano di non camminare su alcune aree di terreno perché bollenti.
Le terme sono molto estese e istituzionalizzate. Occorre fare una visita medica o firmare un’autocertificazione di sana costituzione. Dopo questo occorre fatturare l’entrata, una cosa che dura più dell’immersione nelle vasche, dove si può stare a bagno solamente per 20 minuti.
Tutti questi limiti e restrizioni ci infastidiscono, poiché siamo abituati a stare a mollo per ore in acque ben più calde, ma poi ci rendiamo conto che tutte queste precauzioni hanno uno scopo preciso: le esalazioni solforose del vulcano a lungo andare sono tossiche e ci creano qualche malessere.
Forse anche il vento così forte che non cessa un attimo serve a rendere l’aria più respirabile.
Tranquilli e rilassati facciamo la telefonata settimanale a mio padre che ci informa in ordine che:
1. Il mondo in generale e l’Italia in particolare vanno male perché i giovani non vogliono più lavorare.
2. Anche se andiamo alle terme prima o poi moriremo anche noi.
3. Informato che siamo sotto un vulcano, ci avvisa che potrebbe anche eruttare.
4. Del nostro progetto di andare in Brasile ci avvisa che potrebbero derubarci e anche ucciderci.
Insomma così rassicurati decidiamo di dormirci sopra!

Ma che freddo fa questa notte? Mi giro e rigiro nel letto senza riuscire a prendere sonno e a mattina ci accorgiamo del perché: oltre al terribile vento si è aggiunta anche la neve.
Mancava giusto questa agli avvisi di mio padre!
Via verso lidi più caldi, siamo appena partiti quando ci chiama Claudio, il nostro amico di Puerto Madryn. Lui e la moglie sono quasi in prossimità delle terme, che per un argentino vuole dire che gli mancano 500 chilometri all’arrivo.
Decidiamo di incontrarci in una città a metà strada, Las Lajas, presso la solita stazione di servizio YPF. Quando ci raggiungono c’è già pronta la pasta al forno per cui cena alla solita ora tarda e colazione insieme.
Loro proseguiranno per Copahue affrontando il freddo intenso, noi per le terme di Cacheuta vicino a Mendoza sperando che la temperatura sia meno glaciale.

Arriviamo alle terme dopo due giorni, più di 800 chilometri di cui 100 su un tratto di ruta 40 di puro e pessimo sterrato. Superato questo dopo aver dormito in un paesino perso nel nulla, ci aspettano altre centinaia di chilometri funestati da un vento terribile… ma in Argentina non passa giorno senza vento?
Per fortuna durante il viaggio ci allietano le ciliegie, ne mangiamo circa un chilo al giorno… ma per essere veramente precisi, io ne mangio 800 grammi e Luca i restanti 200!
Lungo la strada ci fermiamo alle Salinas del Diamante, una laguna bianchissima per il sale che affiora. Purtroppo è sale destinato a sgelare le strade, perché la proprietà appartenente ad un tedesco ha cessato di produrre sale da cucina da almeno 10 anni.
Altra fermata al Cañon del Atuel, ma per visitarlo nel pieno della sua particolarità occorre percorrere altri 100 chilometri di strada sterrata. No, basta!
Raggiungiamo le terme nel primo pomeriggio attraversando ancora paesaggi costellati da alte montagne innevate e laghi azzurro cielo.
Le vasche di acqua calda e fredda sono affacciate sul paesaggio circostante, per cui restare immersi per tutto il pomeriggio è un piacere per il corpo ma anche per la vista, alla faccia di quello che dice mio padre! Usciamo solo dopo 4 ore di cottura a fuoco lento e ci rendiamo conto che il sole fortissimo a contribuito a scottarci molto più dell’acqua. Andiamo a dormire rossi come peperoni.

Sabato 15 ripartiamo, nel fine settimana le vasche si riempiono fino a esaurimento posti e poi ci aspetta un altro nostro amico di viaggio, Nestor, un signore di 74 anni con il quale abbiamo viaggiato per qualche giorno al nord dell’Argentina, al nostro primo ingresso in questo Paese gigantesco.
Lui abita a Rio Cuarto e ci aspetta con la solita gustosa e abbondante carne alla griglia.

Il viaggio prosegue con varie visite “pastorali”!
Prima Nestor, tre giorni, poi sosta a Santa Rosa de Calamuchita, per riprenderci dalle abbondanti mangiate. Un bel posto sul fiume, peccato il brutto tempo.
Seconda tappa, Roberto e Alicia dove ci fermeremo per una settimana, fra pranzi, cene e manutenzione della piscina. Li lasciamo con molto dispiacere, sia nostro che loro, ma abbiamo bisogno di altri due o tre giorni di recupero. Troppo cibo, ci aspetta il Natale e Luca è già ingrassato diversi chili!
Vigilia, Natale e Santo Stefano in riva al fiume a Villa Maria.
Il tempo è caldo e non mancano i bagni e molti altri inviti da persone che visto il camper italiano, ci vogliono conoscere.
È un vero peccato che in Argentina non si possa vendere il camper, perché da quando siamo entrati abbiamo avuto almeno cinque offerte serie di acquisto, però purtroppo la tassazione per l’acquisto di un mezzo straniero è veramente esagerata.
Dopo questa pausa in visita a Esteban e Flor, altre mangiate e un po’ di lavoro per Luca per costruire in cancello in ferro, giusto per smaltire uno o due etti!

A fine anno, tutti da Juan. Non sto a raccontare questi interminabili giorni in cui siamo ospiti da Juan e i loro amici. Purtroppo siamo fermi qui per aspettare che dalla Costa Rica ci spediscano le nuove carte di credito.
Non avevo raccontato questa disavventura? Come è capitato a noi, potrebbe capitare a chiunque!
Dopo vent’anni che viaggiamo per il mondo usando carte di credito sia fisicamente che online, ci si crede sicuri che i furti effettuati con questo sistema siano rari e non capitino mai a noi. Per cui si prende l’abitudine di usarla con una certa leggerezza, dando per scontato che le persone a cui la si consegna per il pagamento siano oneste.
In Perù pare di no!
Dopo due tentativi di furto per fortuna sventati da Luca e il furto istituzionalizzato avvenuto alla dogana all’arrivo del pezzo di ricambio dall’Italia, ecco che controllando l’estratto conto, mi rendo accorgo che ci sono numerosi piccoli prelievi effettuati presso una stazione di servizio in Perù, che non sono certamente nostri, primo perché sono stati effettuati quando noi eravamo già fuori dal Paese, poi perché le carte di credito sono ancora in nostro possesso.
Un tale ladrone utilizza in qualche modo la mia carta per comprare benzina presso una stazione di servizio denominata Gianpiero Nazca.
Che sia un benzinaio lo scopriamo guardando in Google, che sia una truffa è chiaro, visto che non abbiamo mai effettuato un pieno presso quella stazione di servizio, come abbiano fatto a utilizzare la carta è un mistero, anche se qualche sospetto ce lo abbiamo.
Frequentemente Luca consegna la carta all’addetto del distributore che si allontana per registrare il pagamento in ufficio. Ingenuamente non seguiamo mai queste persone, ma ci limitiamo a guardare che lo scontrino da firmare sia corretto. Niente di più facile per un disonesto, fare una foto fronte e retro della carta di credito per avere tutti i dati necessari al suo utilizzo anche senza possederla fisicamente.
Per cui a memento per noi e per tutti quelli che stanno leggendo: mai perdere di vista la propria carta di credito!

Le due carte nuove ci arrivano giusto venerdì 11 gennaio.
Nel frattempo Luca per tenersi in attività ha pulito un’altra piscina che più che una piscina era uno stagno: completa di rane, rospi e un milione di girini. Ha cucinato per truppe di persone e giusto per completare il tutto, ha impastato e cucinato 200 pizze in due giorni, per permettere a Juan di venderle con il suo FoodTruck auto costruito, a una festa di paese.
Non vediamo l’ora di ripartire, come sempre gli orari e le abitudini alimentari degli argentini contrastano notevolmente con i nostri e per quanto la compagnia sia varia e interessante, noi stiamo guardando già alle future mete.
Per un pezzo di viaggio si aggregherà Hugo, che a causa di un incidente con il tagliaerba non può lavorare per un mese.

Domenica 13 gennaio si riparte e dopo una sosta notturna presso la nostra solita YPF, proseguiamo per il Parco El Palmar.
Il tempo non promette bene e le strade del parco sono così fangose che siamo un po’ preoccupati di rimanere impantanati, ma poi alla vista dei vari animali che ci circondano la preoccupazione scompare e incomincia la meraviglia. Un sacco di toponi giganti chiamati carpincho, volpi, uccelli strani e tante palme in riva al Rio Paranà.
Ci concediamo un pomeriggio di riposo nel campeggio del parco e una notte accompagnata dall’abbaiare delle volpi e da numerosi altri versi a noi completamente estranei.
Purtroppo il giorno dopo la pioggia è veramente forte e per non rimanere bloccati dal fango decidiamo di partire per le Terme di Federacion, tanto è bello stare immersi nell’acqua calda anche sotto la pioggia!

Mercoledì 16, Hugo ci lascia per tornare a casa e noi proseguiamo il nostro viaggio per altri 400 chilometri.
Ci fermiamo nei pressi di Santo Tome nel resort con piscina YPora, il tempo è variabile ed incominciamo ad assaggiare un po’ del caldo umido che ci dicono sarà la costante per tutto il Paraguay e il Brasile.
Giusto per la solita casualità, parcheggiato di fianco a noi c’è un ragazzo tedesco che era nel nostro stesso parcheggio a Baños in Ecuador, non finirò mai di stupirmi di come è piccolo il mondo, anche se mi rendo conto che moltissimi viaggiatori come noi finiscano per incontrarsi usando la stessa applicazione per cercare posti gradevoli e sicuri.
Dopo un altro giorno di sosta per approfittare della piscina, proseguiamo per Eldorado dove sotto un acquazzone che crea torrenti di acqua marrone sulla strada, ci fermiamo in un altro campeggino per affrontare le frontiere il giorno dopo in pieno giorno.

Sabato 19 ci vede in coda per uscire dall’Argentina. A causa di un gendarme con un solo neurone che gli gira solitario e confuso nel cranio, l’attesa nostra e di tutte le altre macchine si protrae per circa due ore. Non si capisce perché visto che le pratiche doganali, come sempre sono molto rapide.
Convinti di uscire ed entrare in Paraguay, ci dicono che invece dobbiamo prima passare dalla frontiera brasiliana.
Quando ci hanno detto che qui avremmo trovato la tripla frontiera, pensavamo di scegliere da quale parte entrare, ed invece i posti doganali sono uno dopo l’altro!
E non solo, si esce dall’Argentina alle 14, si entra dopo 30 secondi in Brasile e sono le 15, si rientra in Paraguay tornando nuovamente un’ora indietro.
Per non parlare dello sbalzo linguistico, in pochi chilometri si passa dallo spagnolo, al portoghese per ritornare allo spagnolo in Uruguay.
Ovviamente i vari funzionari brasiliani non si fanno problema a parlarci velocemente in portoghese senza prendere minimamente in considerazione le nostre facce attonite! Il portoghese è abbastanza capibile per noi italiani con un’infarinatura di spagnolo, però dateci il tempo!
Comunque le procedure sono anche qui molto veloci ed essendo solo di transito, non dobbiamo fare nessuna carta per il camper, per cui dopo aver attraversato una cittadina brasiliana entriamo in Paraguay.
Qui ci aspetta David, un amico di Juan che ci ospiterà presso il Club Social Akaray dove lavora e ci accompagnerà a visitare le cascate dell’Iguazù e a fare spese perché l’Uruguay e in particolar modo Ciudad del Este sono posti dove tutto costa la metà, ma bisogna anche conoscere i posti, perché le truffe sono all’ordine del giorno.

Consigli e considerazioni.
Dalla nostra prima entrata nel Paese, tutto è raddoppiato se non triplicato come costi.
Allora un euro si cambiava a 20/25 pesos, ora a 40/45.
Questo incide parecchio sulle spese, soprattutto sul carburante.
Quali consigli dare? Questa volta abbiamo visitato la Patagonia, una terra selvaggia e isolata.
Raccomando di tenere sempre il serbatoio pieno perché le stazioni di servizio sono molto rare, mi stupisce come le moto possano viaggiare con un serbatoio così piccolo.
Per centinaia di chilometri non c’è neanche linea telefonica e se il veicolo avesse un guasto immagino si debba contare sulla disponibilità dei pochi mezzi che circolano per quelle lande.
Le strade sono abbastanza buone e poco trafficate.
Abbiamo deciso di non arrivare fino ad Ushuaia, perché moltissime persone ce lo hanno sconsigliato, altri migliaia di chilometri di lande desertiche spazzate dal vento ancora più forte di quello incontrato finora al sud.
Con il senno di poi è stata una buona idea perché adesso in gennaio, ossia in piena estate, hanno chiuso per diversi giorni le strade per neve!
Per chi viaggia con animali: in tutti i parchi è proibito farli entrare, anche se stanno chiusi in macchina o nel camper. Di rado sono graditi nei campeggi.
Questa volta abbiamo preso una Sim Personal che ha più connessione di Movistar e offre pacchetti dati più convenienti.

Uscita: 19 gennaio 2018
CHILOMETRI PERCORSI: 12.050
SPESE: 3.928 EURO