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Uruguay: si torna indietro!

Uruguay: si torna indietro!

“Urgente. Siete ancora a Montevideo? Il vostro camper non è stato imbarcato.”

A questa rivelazione partono una serie di mail e telefonate piene di panico. Quelli di Seabridge si dicono dispiaciuti e incolpano quelli di KMA, ma di fatto se ne lavano le mani (senza però tralasciare di ricordarci che ogni giorno nel porto comporta l’esborso di 60 dollari). Quelli di KMA si dicono altrettanto dispiaciuti, ma incolpano l’ispettore.
L’ispettore è una creatura mitologica…
Altri due camper come il nostro sono stati lasciati a terra e quelli di KMA nella persona della signora Socorro, ossia la tipa che aveva effettuato la prima ispezione garantendoci che era tutto a posto, propone iniziative una più ipotetica dell’altra. La certezza è solo una: il mezzo sarà imbarcato solo in assenza del serbatoio del gas.
Dopo qualche ripensamento, accetto la tesi di Luca: occorre tornare a Montevideo per monitorare la faccenda.
È inutile tornare entrambi, la documentazione a nome mio è già stata approvata, adesso ci vogliono un po’ di sane arrabbiature e capacità manuali… entrambe cose in cui Luca eccelle! Troviamo un volo con partenza domenica 28 e arrivo lunedì mattino alle 7:00.
Il programma è farsi trovare agli uffici della KMA e incominciare a fare pressione.
Il volo è tranquillo e, grazie ai diversi sedili vuoti, Luca riesce anche a fare una discreta dormita. Arrivato negli uffici chiede di essere portato al camper, che dovrebbe essere custodito in un’area recintata. In realtà la nostra casa su ruote (insieme agli altri due camper non imbarcati), è parcheggiata in un posto aperto, dove qualunque frequentatore del porto può accedere. Le porte dei mezzi sono state pure lasciate aperte.
All’interno, molte delle cose che io avevo riposto ordinatamente negli armadietti, sono buttate a caso su divani o pavimento e non è dato sapere se questo disordine è stato causato dall’ispezione o da qualcun altro in cerca di refurtiva.
I primi tre giorni Luca fa la spola fra porto e Imperium Building, la sede della KMA, continuando a insistere per avere chiarimenti e chiedendo un incontro con l’ispettore.
A nulla servono le sue lamentele e quelle dei proprietari degli altri due camper che come lui sono ritornati dalla Russia e dalla Germania per risolvere la situazione: l’ispettore si rifiuta di incontrarli e la signora Soccorro cambia versione di volta in volta.
Per andare sul sicuro, decidiamo di rimuovere il serbatoio, mentre gli altri due pensano di orientarsi verso una certificazione fatta da una ditta esterna, di cui però nessuno garantisce il valore agli occhi del famigerato ispettore.
Nel frattempo altri proprietari di camper che devono imbarcare con la nave successiva si ritrovano con lo stesso problema: chi ha le bombole le toglie, ma chi ha il serbatoio incorporato e non ha le competenze per rimuoverlo cosa deve fare? La confusione è assoluta.
Luca continua a tenerli sotto pressione, tant’è che dopo una ennesima telefonata con la signora Socorro, quest’ultima si dimentica di spegnere il telefono e la si sente bestemmiare contro quel rompiballe di italiano che le sta addosso come un “perro in calore”!
Il perfido Luca non manca di farle notare la scortesia all’incontro successivo, creandole un sacco di imbarazzo e la voglia di toglierselo a tutti i costi dai piedi… di sicuro farà di tutto perché sia il primo ad imbarcarsi!

Il primo di maggio sembra che a Montevideo sia scoppiata una guerra atomica.
Non c’è in giro nessuno e tutti i negozi, ristoranti, bar e botteghini volanti sono chiusi. Non viaggiano i bus, non funziona Uber e per prendere un taxi occorre fare una rapina in banca. Persino gli indiani proprietari dell’albergo in cui è ospitato a mezza pensione, gli dicono che non sarà preparata né colazione né cena e allegramente gli comunicano che non troverà aperto niente in tutta Montevideo.
Un tentativo con Uber Eat gli conferma che per mangiare una pizza in uno dei tre punti aperti dovrà sganciare 40 euro, per cui Luca si accontenta di riempirsi lo stomaco di acqua che va a elemosinare presso l’abitazione di un uruguaiano, in quanto quella fornita dai rubinetti dell’albergo non è potabile!

La prossima nave, la Grande Amburgo, dovrebbe partire il giorno 3, per cui Luca, fortunatamente aiutato da alcuni operai, si appresta a rimuovere il grosso serbatoio del gas. Non manca neanche di far notare ai responsabili della KMA la truffa del parcheggio: perché fare pagare 60 dollari al giorno, per un parcheggio aperto a tutti e non custodito?
Per fare più pressione, chiede l’aiuto degli altri due tedeschi che però non ne vogliono sapere di allearsi con un italiano caciarone come lui e si affidano fiduciosamente alle rassicurazioni della Socorro.
Per questo motivo, il giorno 3, Luca è l’unico presente all’ispezione e ha l’opportunità di spostare il camper nei pressi della nave. Questa è una grande fortuna, poiché gli operai portuali non hanno una grande cura dei mezzi altrui. Quello che guida il camper più costoso parte con lo scalino abbassato e malgrado i numerosi avvisi sonori di Luca, prosegue lungo il molo, fino allo sfortunato incontro con un dosso che sradica completamente lo scalino e un pezzo di fiancata del mezzo… mi auguro che il proprietario sia assicurato: il danno è pazzesco e se fosse stato presente avrebbe potuto evitarlo o quantomeno comprare il pacchetto assicurativo, visto che si può fare anche a posteriori.
Alla fine l’ispettore controlla il nostro camper e dà l’ok per l’imbarco, mentre gli altri due vengono nuovamente rifiutati, perché la certificazione non è ritenuta valida.
E se vogliamo aggiungere il danno alla beffa, mentre a noi grazie alle reiterate rimostranze di Luca fanno uno sconto del 50% sul prezzo del presunto parcheggio (da pagare assolutamente pena il mancato imbarco) agli altri faranno pagare il prezzo pieno, più una tassa aggiuntiva non specificata… forse per recuperare lo sconto che ci hanno fatto!
Noi a casa siamo in contatto diretto con WhatsApp e tiriamo un sospiro di sollievo, ma anche se Luca ci comunica che il camper è sulla rampa della nave e ha ricevuto rassicurazioni personalmente dal capitano, non siamo tranquilli fino alla settimana successiva quando tramite mail ci comunicano che il mezzo è in viaggio e ci informano delle modalità di consegna ad Anversa.

La ricerca del volo aereo per il ritorno con così poco anticipo è nuovamente ardua e molto costosa: questo “piccolo” imprevisto ha fatto lievitare di molto le spese del viaggio!

Ma le avventure non sono ancora finite. Il giorno precedente Luca ha notato una ragazza spagnola ospite dell’ostello che litigava furiosamente con i proprietari, per questo motivo decide di pagare la sera anziché il mattino della partenza.
Cosa scopre? Che malgrado la cena e la colazione mancate, gli indiani hanno aumentato di 10 dollari al giorno il prezzo pattuito per la camera. La motivazione è che l’unico letto matrimoniale presente nella stanza poteva essere anche occupato da un altro cliente!
Senza fare polemiche Luca si reca alla stazione della polizia che si trova giusto davanti all’Ostello Punto Berro per denunciare la truffa. Appena sentono il nome del posto, lo interrompono subito, spiegandogli che questo giochetto è frequentissimo con gli stranieri: se non si paga quanto richiesto, i proprietari sporgono denuncia e la polizia è costretta a ritirare il passaporto al malcapitato ospite fino ad avvenuto processo all’incirca a un mese o due di distanza.
A Luca, dopo aver pagato il balzello, esce fumo dalle orecchie. Il sonno tarda a venire, per cui decide di mettere a buon frutto il suo diploma di idraulico: alle tre di mattina si alza e prende a prestito una chiave inglese trovata in cucina, smonta tutti i lavandini dei bagni in comune facendo anche sparire i raccordi e svuota le bombole del gas conservate in terrazza.
È un lavoro impegnativo ma gratificante, perché al mattino parecchi locali si allagano. L’acqua filtra anche dai soffitti. Alle 7:00 Luca esce dall’ostello con un sorriso a 32 denti, salutando cordiale i proprietari truffatori affannati a raccogliere l’acqua da terra.

Il viaggio di ritorno in aereo non sarà altrettanto sereno: posti stretti, circondato da un gatto miagolante, un cane uggiolante e un bambino piangente con seri problemi di dissenteria… ma almeno si ritorna a casa!
Durante lo scalo a Madrid chi incontra? La coppia di tedeschi proprietari di uno dei due camper rifiutati per la seconda volta. Subito gli chiedono se sa qualcosa in merito: Luca gli dice che essendo stato presente ha la certezza che il nostro camper è stato imbarcato, mentre il loro no.
Pensano che lui stia scherzando, del resto non sono stati avvisati da nessuno, ma lui gli ricorda che l’avviso anche la prima volta è arrivato due giorni dopo e poi si allontana lasciandoli pensierosi e angosciati… del resto errare è umano, ma perseverare è diabolico, visto l’esperienza precedente è stato totalmente assurdo fidarsi nuovamente delle incerte rassicurazioni della signora Socorro e non essere presenti al momento dell’ispezione.

Sembrerebbe che l’avventura sudamericana sia finita.
Nell’insieme è andato tutto bene, tranne i due grossi problemi in Perù e quest’ultima disavventura. Concluderò questo diario solamente quando saremo nuovamente a bordo del nostro camper, che dovrebbe arrivare il 28 maggio…
Del resto non è statisticamente possibile che affondino 2 navi della stessa compagnia a un mese di distanza una dall’altra, no?

Prima uscita: 20 aprile 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 500
SPESE: 2.418 EURO

Rientro di Luca: 28 aprile 2019
Uscita di Luca: 4 maggio 2019

SPESE: 2.314

Uruguay – Si Torna a Casa!

Uruguay – Si Torna a Casa!

Entrata: 2 aprile 2019

Rientrati in Uruguay, superato in un attimo il controllo dei passaporti, ci rechiamo al punto di controllo per il mezzo. Come sempre ci chiedono di dare un’occhiata all’interno del camper e noi serenamente invitiamo le due donne ad entrare…
Vade retro!
Queste zelanti funzionarie iniziano ad aprirci (anche abbastanza scortesemente), tutti gli armadi e il frigorifero e ci sequestrano carne, uova, pesce, frutta e verdura!
Ma stiamo scherzando? Avevamo fatto la scorta di salsicce, morcilla, verdura e frutta perché in Argentina costano di meno e poi il pesce, di cui avevamo fatto scorta in Cile in previsione della sosta di dieci giorni presso il campeggio termale in Uruguay… tutto sequestrato!
È la terza volta che entriamo in Uruguay con la valigia piena di vettovaglie e mai nessuno si è sognato di applicare questa legge stupida e adesso ci portano via dieci chili di cibo? Questa volta sono io che mi arrabbio, dicendogli che la droga può passare liberamente da una nazione all’altra senza nessunissimo controllo e le salsicce no!
Noi stiamo viaggiando da due anni con un sacchetto di sabbia raccolta nelle Marche che all’apparenza potrebbe benissimo essere scambiato per due chili di cocaina. Questo sacchetto giace intonso dentro il wc, per evitare qualsiasi fuoriuscita di odore durante il viaggio. Malgrado le innumerevoli frontiere attraversate, in alcuni casi anche con ispezioni con telecamere, cani o raggi X, nessuno si è mai interessato al detto sacchetto che ci riporteremo allegramente in Italia, dove probabilmente come dice Luca, i carabinieri di Campobasso ci fermeranno per controllare e anche assaggiare il contenuto. Non so per quale motivo siano proprio quelli di Campobasso!
Comunque ci dobbiamo rassegnare, molto più leggeri, ci fermiamo in un paese per fare nuovamente scorta di cibo perché il campeggio termale di Guaviyù, anche se bellissimo, è abbastanza isolato.
Ci arriviamo nel pomeriggio, tempo di fermare il camper, ci lanciamo dentro le piscine per consolarci delle recenti disavventure. Il campeggio è bello ed economico come ce lo ricordiamo, qui con calma potremo sistemare il camper per l’imbarco.
Quindici giorni di completo relax, un po’ di pulizie al mezzo e al suo contenuto, bagni giornalieri e serali nelle piscine, chiacchiere con il “vicinato” nonché scambio di cibi tipici, le nostre pizze e focacce in cambio di torte, meravigliose a vedersi ma impossibili da mangiare a causa dell’altissimo contenuto di zucchero.
Come in altri posti, notiamo la tendenza dei campeggiatori nel parcheggiare “vicini, vicini”, per cui mentre noi stiamo in una zona libera e tranquilla, tutti gli altri si ammassano a poca distanza l’uno dall’altro. Non si capisce bene il perché visto che il campeggio è immenso e ovunque c’è acqua ed elettricità.
Noi godiamo dell’isolamento fino al giorno della partenza, quando un altro camper ci parcheggia talmente vicino da non riuscire ad aprire totalmente la porta, questo pur avendo ancora tantissimo spazio a disposizione… strani questi uruguaiani!
Comunque partiamo abbastanza malinconici e ci fermiamo una notte in una stazione di servizio a pochi chilometri da Montevideo.
Abbiamo intenzione di entrare in città di domenica, ultimo giorno di assicurazione, nella speranza di trovare un parcheggio economico e vicino al porto visto che ci dovremo stare tre giorni. Ci hanno comunicato che anche se l’imbarco sarà per il giorno 22, noi dobbiamo consegnare il mezzo il 17 perché dal giorno dopo il porto sarà chiuso per la settimana santa.
Brutta sorpresa alla stazione di servizio della Ancap quando ci dicono che nel giro di 100 chilometri da Montevideo la sosta notturna è sempre a pagamento… a saperlo ci fermavamo prima. Invece sborsiamo a malincuore i 5 dollari richiesti.

Il mattino di domenica 14 entriamo nella capitale. Io sono particolarmente nervosa perché non ho indicazioni serie su dove parcheggiare vicino al porto in maniera sicura e custodita, per cui mi guardo intorno ansiosa valutando le diverse zone.
Quando arriviamo all’entrata del porto, Luca propone di scendere e chiedere se possiamo parcheggiare all’interno della zona doganale.
Subito fa amicizia con il militare di guardia di origini italiane e fra frizzi e lazzi otteniamo di parcheggiare gratuitamente nel parcheggio privato dei dipendenti della dogana… il tutto ci costerà solamente una grande pizza che Luca cucinerà con gusto!
In seguito scopriamo che avremmo potuto anche sostare nel parcheggio del Buque Bus, il traghetto che collega l’Uruguay con l’Argentina, abbastanza economico per essere custodito e nel porto.
Ottimo punto di sosta per chi arriva o parte per l’Europa.
Nei tre giorni di attesa espletiamo la burocrazia necessaria per la spedizione. Ormai siamo esperti per cui ci rechiamo alla sede della KMA/Grimaldi per presentare i documenti e pagare gli 800 dollari di tassa.
Prima di noi c’è un altro turista a cui chiedono 860 dollari, è quello che temevamo: ci sono 5 giorni di permanenza gratuiti nell’area riservata all’imbarco, sia alla consegna del mezzo che al ritiro, dopo questi 5 giorni si pagano 60 dollari al giorno.
Quando tocca a noi a sborsare i soldi, subito chiariamo che non intendiamo pagare questa cifra aggiuntiva. Se il porto chiude e ci obbliga a consegnare il mezzo prima del tempo, già ci crea un danno in quanto siamo costretti a prenotare un albergo per 2 giorni in più, ci mancherebbe anche che ci faccia pagare per il parcheggio!
Tutto questo è esposto con veemenza da entrambi e come risultato paghiamo solamente 800 dollari. In seguito parlando con alcuni dei conducenti dei 14 camper che saranno imbarcati sulla “Grande Nigeria”, scopriremo che siamo stati gli unici a non pagare il balzello… speriamo che non lo aggiungano al momento di saldare il conto con la Seabridge!
Comunque sembrerebbe che ora tutto sia a posto, documenti consegnati, ispezione camper effettuata, dita incrociate nella speranza che la nave non affondi come capitato alla sua gemella solo una settimana prima, insomma siamo positivi giusto?
Non ci resta che passeggiare per le strade della città vecchia e andare a trovare Eduardo Kessler che tanto gentilmente ci ha aiutato al momento dell’arrivo e ha dato consigli anche per la partenza.

Il 17, dopo aver consegnato il mezzo ci rechiamo nel nostro albergo il Earth & Veg. House. Le recensioni in Booking sono ottime e le foto presentano il posto piccolo, ma ben tenuto, con un’atmosfera particolare. Sarà perché i gestori sono vegani?
Quale delusione quando ci entriamo. Parlare di piccolo è un eufemismo! Nella minuscola cucina si entra passando dal bagno le cui misure sono simili. La camera è un vero buco. Se a questo ci si aggiunge una certa dose di sporcizia e precarietà il tutto diventa ancora più affascinante. L’unica cosa notevole è il giardino sulla terrazza dove una piantagione di ottima marijuana appesta con il suo odore tutto il quartiere!

Ammazziamo il tempo per altri tre giorni e finalmente il 20 saliamo sull’aereo che ci riporta alla nostra amata/odiata Italia.
Arriviamo in orario dopo un volo tranquillo e per qualche giorno ci intratteniamo nella casa della figlia e del genero in attesa che si liberi l’appartamento che abbiamo affittato sino all’arrivo del camper ad Anversa.
Il giorno 24 stiamo scherzando sull’imbarco del camper a Montevideo, io mi dico sicura che è già in viaggio, la figlia mi prende in giro dicendo che non è ancora partito ed ecco che arriva una mail da Seabridge…
“Urgente, siete ancora a Montevideo?”

 

 

Uscita: 20 aprile 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 500
SPESE: 2.418 EURO

Uruguay – Quarta Parte

Uruguay – Quarta Parte

La nostra tappa successiva è Las Palomas, altra spiaggia raccomandata per la sua bellezza, e di seguito Piriapolis.
Il lungomare di questo paese è bellissimo e deserto e anche se abbondano i cartelli che vietano la sosta per “le case rodandi” decidiamo di fermarci almeno per il pomeriggio. Il paese è tipicamente vacanziero, la collina che penso sia chiamata “Pan de Azucar” si staglia alle spalle delle case. Vediamo il rudere di una chiesa abbastanza caratteristica e un immenso casinò vista mare.
Lungo la strada vediamo parcheggiati i camper delle due famiglie argentine con le quali avevamo fatto quattro chiacchiere nel parco di Santa Teresa. Ci fermiamo e da questo nasce una nuova amicizia. Si cena assieme, si canta e si suona con loro, si discute di politica e società, e soprattutto abbiamo nuovi inviti per Cordoba: guida turistica e “asado” garantito con tanto di libagione!

La nuova meta sarà la casa di Josè Mujica, ex presidente dell’Uruguay e ora senatore della repubblica.
Lungo la strada diamo un passaggio a una coppia di autostoppisti, ormai è la regola, moltissimi giovani viaggiano per turismo in questo modo e parlando con loro spesso scopriamo nuove informazioni per posti interessanti.
La casa di “Pepe”, così è chiamato amichevolmente da tutti, si trova a Quincho de Varela in aperta campagna a pochi chilometri da Montevideo. All’ingresso c’è un piccolo container con una guardia a cui chiediamo il permesso di visitare il senatore.
Gentilmente ci dice che in quel momento non c’è, ma se abbiamo il tempo di aspettarlo, quando ritorna, potrebbe incontrarci.
Fuori dalla proprietà c’è un cartello scritto a mano che dice che a causa della mancanza di tempo, Pepe non può incontrare nessuno, per cui temiamo che non ci riceva. Invece dopo circa due orette, un ragazzo ci bussa alla porta invitandoci a seguirlo. Ci fa entrare nel container della polizia dove ci aspettiamo un controllo dei documenti e una perquisizione degli zaini, e invece seduto in un angolino c’è il senatore! Camicia e pantaloni sporchi, grosse ciabatte, pochi denti, ma un grande sorriso… rimaniamo senza parole, questo incontro tanto desiderato si è finalmente avverato!
Un pizzico di storia per chi non conoscesse questo “personaggio”: 83 anni, sposato con la sua Lucia, in un lontano passato è stato un terrorista, o un partigiano (dipende da chi lo descrive!) del movimento ribelle dei Tupamaros che combatteva con l’allora dittatura dell’Uruguay. Per questo motivo si è fatto 14 anni di carcere dove come ci ha detto lui stesso si è preso il vizio del fumo e in effetti in 15 minuti di chiacchierata si è rollato quattro sigarette. Ma come lui stesso amabilmente dice: un uomo deve pur avere qualche vizio!
Ci racconta del suo ultimo viaggio in Europa, stupendosi delle limousine e degli alberghi a 5 stelle in cui lo hanno portato. Mestamente scuote la testa al pensiero di tanti soldi buttati via che sarebbero stati più utili per iniziative umanitarie. Parliamo brevemente di politica estera, Cina, USA, Venezuela, Siria e il suo pensiero è sempre molto lucido anche se ormai disilluso, ci ripete che “non abbiamo imparato niente dalla storia” e ha perfettamente ragione. Lui decisamente vive come predica, per lui la vera ricchezza è il tempo e la famiglia, non il potere o i soldi.
 Dopo la foto di rito a cui si presta volentieri anche se deve essere stufo marcio di tutte le persone che lo vogliono conoscere, lo salutiamo con un abbraccio e Luca ha i lucciconi agli occhi!
Parliamo ininterrottamente di lui per tutto il viaggio per Colonia del Sacramento dove troviamo un bel parcheggio fronte mare sotto le mura antiche. La città “più bella dell’Uruguay”, ha un piccolo centro storico con ancora la pavimentazione originale del 1700. Parchetti con meravigliosi alberi fioriti, tante auto d’epoca utilizzate come arredamento urbano e un moderno faro… poco altro.
Anche qui facciamo la conoscenza con una coppia molto particolare, una signora svedese, sposata da moltissimi anni con un somalo, emigrato 30 anni prima dall’Africa come rifugiato politico. Hanno girato il mondo e ci hanno raccontato le loro esperienze, raccomandandosi di andarli a trovare in Svezia, possibilmente in inverno per fare un tuffo tonificante nell’acqua gelida… fossimo matti!

Giovedì 15 marzo ci dirigiamo a Fray Bentos per visitare la prima industria in cui si produceva il famoso dado Liebig. Questa cittadina bordo fiume è tipicamente uruguaiana, strade dritte e pulite, parchetti ovunque soprattutto sul lungofiume con postazioni fisse per grigliare. Per accedere alla fabbrica, nonché museo, si entra da un cancello abbastanza stretto nel Barrio Anglo quasi come fosse una proprietà privata.
Parcheggiamo lungo il fiume dove dormiremo tranquillamente per due notti, circondati da cavalli e qualche rara mucca.

La visita guidata alla fabbrica è molto interessante.
La storia in breve: il chimico tedesco Von Liebig, alla metà del 1800 inventa una ricetta per sintetizzare il famoso (perlomeno per noi vecchietti) dado Liebig e la manda a un suo amico inglese che vive in Uruguay. Questi, cercato il posto adatto fonda la ditta e non contento la circonda di case per i dipendenti provenienti da tutto il mondo, ospedale, bocciofila, centro sociale, il tutto immerso nel verde di un parco bordo fiume, tutto quello che serve per integrare le persone e rendere la giornata lavorativa più serena.
Il materiale di costruzione e i macchinari provengono dall’Europa, ma una volta costruita la fabbrica, diventerà un piccolo sistema autarchico: in essa si produrrà ogni cosa che serve per il suo mantenimento, la produzione e il necessario per i dipendenti.
Il lavoro si suddivideva su tre turni di 8 ore, la guida timidamente ci fa notare una foto con dei giovani operai al lavoro e ci dice che purtroppo a quei tempi c’era lavoro minorile e si assumevano ragazzi e ragazze di 14/15 anni e si andava in pensione dopo 40 anni… Siamo sbalorditi! Si sta parlando della metà del ‘800 in Uruguay, non dell’Europa odierna.
Per più o meno 100 anni la ditta ha “trasformato” animali di ogni razza e vegetali in estratti, dadi, olio, concime, utilizzando tutto di ogni materia prima introdotta. Si macellavano 1.500 mucche a settimana e una piccola sezione era anche destinata alla macellazione Kosher.
Le mucche arrivavano camminando dalle campagne circostanti, venivano lavate, visitate e lasciate riposare 24 ore perché si rilassassero in modo che la carne risultasse migliore. Dubito che quegli animali si potessero rilassare in un enorme macello, però l’idea era decisamente innovativa per quei tempi, non credo che attualmente si usi una simile “cortesia” nei confronti degli animali.
Il giro è stato estremamente interessante e il vedere come una ditta pur guadagnandoci, aveva un occhio di riguardo sia per gli animali che per i dipendenti è stata una sorpresa.
Sono pochi gli esempi di questo tipo!

La prossima città, Paysandú, ci lascia indifferenti. Vediamo solo una grande chiesa (chiusa) dedicata a un qualche santo di Palermo, oltretutto per arrivarci ci siamo fatti 50 chilometri di sterrato in mezzo a campi coltivati a mais, soia, erba mate e centinaia di ettari di alberi di eucalipto.
Bellissimo paesaggio ma siamo arrivati con la tremarella a causa delle vibrazioni!
Sulla strada incrociamo il secondo gigantesco ragno che la attraversa… ne avevo già visto uno in precedenza, ma Luca mi prendeva in giro dicendo che era un miraggio, e invece questo lo vede anche lui e ci fermiamo per ammirarlo meglio. È una tarantola come quelle che coraggiosamente ho preso in mano in Cambogia, ma da questo me ne tengo ben lontana, mi sembra troppo arzillo!
Lungo la strada per Salto, abbiamo un altro miraggio: un bellissimo campeggio con numerose piscine termali, il Centro Termal Guaviyù. Il prezzo di 5 euro a persona compreso di tutto è troppo allettante e subito decidiamo di fermarci due notti.
Il clima è ancora molto caldo e l’acqua pure, quasi da collasso! Ma non c’è problema, qui c’è di tutto, pure una farmacia con vendita libera di marijuana in tutte le preparazioni possibili, giusto per chi volesse tirarsi un poco su!

Proseguiamo per il nostro giro termale e ci fermiamo alle Terme del Dayman. Ci avviciniamo alla biglietteria e vediamo una coppia che ci guarda e ride. Io che notoriamente soffro di demenza senile, pur riconoscendo i visi, non riesco a individuare dove li ho conosciuti, mentre Luca subito fa il collegamento: sono due tedeschi che come noi stanno facendo il giro dell’America in camper e che nel lontano 2016 abbiamo avuto come ospiti nel nostro ostello!
Non è possibile, ci fossimo dati appuntamento, non ci saremmo mai trovati.
Già in quell’anno, incominciavamo a sognare il nostro “giro del mondo” per cui visto che Stephen e Simona erano partiti da Halifax per poi scendere fino al polo sud, in quella occasione li abbiamo subissati di domande. Che caso incontrarli alla fine del loro tour e all’inizio del nostro! Dopo un nuovo invito a cena nel nostro camper, per una pizza tutta italiana che si sono sbafati con gusto dopo 3 anni di viaggio, ci facciamo raccontare le loro avventure.
Il giorno dopo, mentre loro proseguono per Montevideo dove partiranno fra 3 settimane per la Germania, noi attraversiamo la frontiera con l’Argentina a nord di Salto.

Consigli e considerazioni.
Le pratiche doganali sono estremamente veloci sia quando si entra in aereo, che per l’importazione del camper.
Non c’è stata nessuna ispezione doganale sia alla partenza in Belgio che all’arrivo in Montevideo, per cui con il senno di poi, avremmo veramente potuto portare molti più scorte alimentari tipicamente italiane!

Noi abbiamo lasciato il camper aperto per evitare che ci facessero danni alla ricerca di cose da rubare. Sono entrati ma non hanno preso niente, solo un poco di disordine negli armadi e il segno di scarpe sul letto.
L’aiuto di Eduardo Kessler è stato prezioso e ha facilitato molto le procedure. Abbiamo assicurato il camper per un mese con la BSE sempre su suo consiglio, anche questo senza nessuna difficoltà e ad un prezzo modico. Ovviamente qui tutte le assicurazioni coprono solo i danni verso terzi e mai per il nostro veicolo. Per quanto riguarda internet, abbiamo comprato una sim della Antel. Non ha proprio il massimo della copertura, ma penso che questo sarà il problema di tutto il Sudamerica.
In compenso davanti ad ogni scuola, municipio, negozi dell’Antel e benzinai, si può trovare wifi libero e questo è un vero piacere. Quasi tutte le strade fuori dalle città sono a pagamento e accettano solamente denaro contante. Le carte di credito sono accettate quasi ovunque senza problemi, mentre le commissioni bancarie per il prelievo dagli ATM sono abbastanza onerose.
Gli attacchi per il gas non sono compatibili con quelli europei per cui siamo stati obbligati a comprare una bombola e un adattatore. La bombola siamo riusciti a venderla in prossimità della frontiera con l’Argentina allo stesso prezzo di acquisto, per quanto riguarda l’adattatore, ne stiamo collezionando ormai 5 o 6 tipi diversi!
Purtroppo ogni nazione anche qui in Sudamerica utilizza bombole diverse per cui dovremo comprarne una nuova ad ogni frontiera.
L’Uruguay, pur non essendo una nazione con storia e paesaggi spettacolari e famosi, ci è piaciuto molto. Questa infinita pianura che ricorda un po’ i paesaggi toscani ed umbri. I boschi di eucalipti, i pascoli tutti recintati ordinatamente per chilometri e chilometri, i campi coltivati anch’essi precisi e ordinati, le spiagge che essendo in bassa stagione abbiamo trovato quasi deserte… e poi le persone sempre gentili e
disponibili a fare quattro chiacchiere con noi, insomma un posto tranquillo, pulito e sereno dove viaggiare per un mesetto.

Uscita: 20 marzo 2018
CHILOMETRI PERCORSI: 1.302

SPESE: 6.500 EURO