Uruguay – Si Torna a Casa!

Uruguay – Si Torna a Casa!

Entrata: 2 aprile 2019

Rientrati in Uruguay, superato in un attimo il controllo dei passaporti, ci rechiamo al punto di controllo per il mezzo. Come sempre ci chiedono di dare un’occhiata all’interno del camper e noi serenamente invitiamo le due donne ad entrare…
Vade retro!
Queste zelanti funzionarie iniziano ad aprirci (anche abbastanza scortesemente), tutti gli armadi e il frigorifero e ci sequestrano carne, uova, pesce, frutta e verdura!
Ma stiamo scherzando? Avevamo fatto la scorta di salsicce, morcilla, verdura e frutta perché in Argentina costano di meno e poi il pesce, di cui avevamo fatto scorta in Cile in previsione della sosta di dieci giorni presso il campeggio termale in Uruguay… tutto sequestrato!
È la terza volta che entriamo in Uruguay con la valigia piena di vettovaglie e mai nessuno si è sognato di applicare questa legge stupida e adesso ci portano via dieci chili di cibo? Questa volta sono io che mi arrabbio, dicendogli che la droga può passare liberamente da una nazione all’altra senza nessunissimo controllo e le salsicce no!
Noi stiamo viaggiando da due anni con un sacchetto di sabbia raccolta nelle Marche che all’apparenza potrebbe benissimo essere scambiato per due chili di cocaina. Questo sacchetto giace intonso dentro il wc, per evitare qualsiasi fuoriuscita di odore durante il viaggio. Malgrado le innumerevoli frontiere attraversate, in alcuni casi anche con ispezioni con telecamere, cani o raggi X, nessuno si è mai interessato al detto sacchetto che ci riporteremo allegramente in Italia, dove probabilmente come dice Luca, i carabinieri di Campobasso ci fermeranno per controllare e anche assaggiare il contenuto. Non so per quale motivo siano proprio quelli di Campobasso!
Comunque ci dobbiamo rassegnare, molto più leggeri, ci fermiamo in un paese per fare nuovamente scorta di cibo perché il campeggio termale di Guaviyù, anche se bellissimo, è abbastanza isolato.
Ci arriviamo nel pomeriggio, tempo di fermare il camper, ci lanciamo dentro le piscine per consolarci delle recenti disavventure. Il campeggio è bello ed economico come ce lo ricordiamo, qui con calma potremo sistemare il camper per l’imbarco.
Quindici giorni di completo relax, un po’ di pulizie al mezzo e al suo contenuto, bagni giornalieri e serali nelle piscine, chiacchiere con il “vicinato” nonché scambio di cibi tipici, le nostre pizze e focacce in cambio di torte, meravigliose a vedersi ma impossibili da mangiare a causa dell’altissimo contenuto di zucchero.
Come in altri posti, notiamo la tendenza dei campeggiatori nel parcheggiare “vicini, vicini”, per cui mentre noi stiamo in una zona libera e tranquilla, tutti gli altri si ammassano a poca distanza l’uno dall’altro. Non si capisce bene il perché visto che il campeggio è immenso e ovunque c’è acqua ed elettricità.
Noi godiamo dell’isolamento fino al giorno della partenza, quando un altro camper ci parcheggia talmente vicino da non riuscire ad aprire totalmente la porta, questo pur avendo ancora tantissimo spazio a disposizione… strani questi uruguaiani!
Comunque partiamo abbastanza malinconici e ci fermiamo una notte in una stazione di servizio a pochi chilometri da Montevideo.
Abbiamo intenzione di entrare in città di domenica, ultimo giorno di assicurazione, nella speranza di trovare un parcheggio economico e vicino al porto visto che ci dovremo stare tre giorni. Ci hanno comunicato che anche se l’imbarco sarà per il giorno 22, noi dobbiamo consegnare il mezzo il 17 perché dal giorno dopo il porto sarà chiuso per la settimana santa.
Brutta sorpresa alla stazione di servizio della Ancap quando ci dicono che nel giro di 100 chilometri da Montevideo la sosta notturna è sempre a pagamento… a saperlo ci fermavamo prima. Invece sborsiamo a malincuore i 5 dollari richiesti.

Il mattino di domenica 14 entriamo nella capitale. Io sono particolarmente nervosa perché non ho indicazioni serie su dove parcheggiare vicino al porto in maniera sicura e custodita, per cui mi guardo intorno ansiosa valutando le diverse zone.
Quando arriviamo all’entrata del porto, Luca propone di scendere e chiedere se possiamo parcheggiare all’interno della zona doganale.
Subito fa amicizia con il militare di guardia di origini italiane e fra frizzi e lazzi otteniamo di parcheggiare gratuitamente nel parcheggio privato dei dipendenti della dogana… il tutto ci costerà solamente una grande pizza che Luca cucinerà con gusto!
In seguito scopriamo che avremmo potuto anche sostare nel parcheggio del Buque Bus, il traghetto che collega l’Uruguay con l’Argentina, abbastanza economico per essere custodito e nel porto.
Ottimo punto di sosta per chi arriva o parte per l’Europa.
Nei tre giorni di attesa espletiamo la burocrazia necessaria per la spedizione. Ormai siamo esperti per cui ci rechiamo alla sede della KMA/Grimaldi per presentare i documenti e pagare gli 800 dollari di tassa.
Prima di noi c’è un altro turista a cui chiedono 860 dollari, è quello che temevamo: ci sono 5 giorni di permanenza gratuiti nell’area riservata all’imbarco, sia alla consegna del mezzo che al ritiro, dopo questi 5 giorni si pagano 60 dollari al giorno.
Quando tocca a noi a sborsare i soldi, subito chiariamo che non intendiamo pagare questa cifra aggiuntiva. Se il porto chiude e ci obbliga a consegnare il mezzo prima del tempo, già ci crea un danno in quanto siamo costretti a prenotare un albergo per 2 giorni in più, ci mancherebbe anche che ci faccia pagare per il parcheggio!
Tutto questo è esposto con veemenza da entrambi e come risultato paghiamo solamente 800 dollari. In seguito parlando con alcuni dei conducenti dei 14 camper che saranno imbarcati sulla “Grande Nigeria”, scopriremo che siamo stati gli unici a non pagare il balzello… speriamo che non lo aggiungano al momento di saldare il conto con la Seabridge!
Comunque sembrerebbe che ora tutto sia a posto, documenti consegnati, ispezione camper effettuata, dita incrociate nella speranza che la nave non affondi come capitato alla sua gemella solo una settimana prima, insomma siamo positivi giusto?
Non ci resta che passeggiare per le strade della città vecchia e andare a trovare Eduardo Kessler che tanto gentilmente ci ha aiutato al momento dell’arrivo e ha dato consigli anche per la partenza.

Il 17, dopo aver consegnato il mezzo ci rechiamo nel nostro albergo il Earth & Veg. House. Le recensioni in Booking sono ottime e le foto presentano il posto piccolo, ma ben tenuto, con un’atmosfera particolare. Sarà perché i gestori sono vegani?
Quale delusione quando ci entriamo. Parlare di piccolo è un eufemismo! Nella minuscola cucina si entra passando dal bagno le cui misure sono simili. La camera è un vero buco. Se a questo ci si aggiunge una certa dose di sporcizia e precarietà il tutto diventa ancora più affascinante. L’unica cosa notevole è il giardino sulla terrazza dove una piantagione di ottima marijuana appesta con il suo odore tutto il quartiere!

Ammazziamo il tempo per altri tre giorni e finalmente il 20 saliamo sull’aereo che ci riporta alla nostra amata/odiata Italia.
Arriviamo in orario dopo un volo tranquillo e per qualche giorno ci intratteniamo nella casa della figlia e del genero in attesa che si liberi l’appartamento che abbiamo affittato sino all’arrivo del camper ad Anversa.
Il giorno 24 stiamo scherzando sull’imbarco del camper a Montevideo, io mi dico sicura che è già in viaggio, la figlia mi prende in giro dicendo che non è ancora partito ed ecco che arriva una mail da Seabridge…
“Urgente, siete ancora a Montevideo?”

 

 

Uscita: 20 aprile 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 500
SPESE: 2.418 EURO

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