Uruguay: si torna indietro!

Uruguay: si torna indietro!

“Urgente. Siete ancora a Montevideo? Il vostro camper non è stato imbarcato.”

A questa rivelazione partono una serie di mail e telefonate piene di panico. Quelli di Seabridge si dicono dispiaciuti e incolpano quelli di KMA, ma di fatto se ne lavano le mani (senza però tralasciare di ricordarci che ogni giorno nel porto comporta l’esborso di 60 dollari). Quelli di KMA si dicono altrettanto dispiaciuti, ma incolpano l’ispettore.
L’ispettore è una creatura mitologica…
Altri due camper come il nostro sono stati lasciati a terra e quelli di KMA nella persona della signora Socorro, ossia la tipa che aveva effettuato la prima ispezione garantendoci che era tutto a posto, propone iniziative una più ipotetica dell’altra. La certezza è solo una: il mezzo sarà imbarcato solo in assenza del serbatoio del gas.
Dopo qualche ripensamento, accetto la tesi di Luca: occorre tornare a Montevideo per monitorare la faccenda.
È inutile tornare entrambi, la documentazione a nome mio è già stata approvata, adesso ci vogliono un po’ di sane arrabbiature e capacità manuali… entrambe cose in cui Luca eccelle! Troviamo un volo con partenza domenica 28 e arrivo lunedì mattino alle 7:00.
Il programma è farsi trovare agli uffici della KMA e incominciare a fare pressione.
Il volo è tranquillo e, grazie ai diversi sedili vuoti, Luca riesce anche a fare una discreta dormita. Arrivato negli uffici chiede di essere portato al camper, che dovrebbe essere custodito in un’area recintata. In realtà la nostra casa su ruote (insieme agli altri due camper non imbarcati), è parcheggiata in un posto aperto, dove qualunque frequentatore del porto può accedere. Le porte dei mezzi sono state pure lasciate aperte.
All’interno, molte delle cose che io avevo riposto ordinatamente negli armadietti, sono buttate a caso su divani o pavimento e non è dato sapere se questo disordine è stato causato dall’ispezione o da qualcun altro in cerca di refurtiva.
I primi tre giorni Luca fa la spola fra porto e Imperium Building, la sede della KMA, continuando a insistere per avere chiarimenti e chiedendo un incontro con l’ispettore.
A nulla servono le sue lamentele e quelle dei proprietari degli altri due camper che come lui sono ritornati dalla Russia e dalla Germania per risolvere la situazione: l’ispettore si rifiuta di incontrarli e la signora Soccorro cambia versione di volta in volta.
Per andare sul sicuro, decidiamo di rimuovere il serbatoio, mentre gli altri due pensano di orientarsi verso una certificazione fatta da una ditta esterna, di cui però nessuno garantisce il valore agli occhi del famigerato ispettore.
Nel frattempo altri proprietari di camper che devono imbarcare con la nave successiva si ritrovano con lo stesso problema: chi ha le bombole le toglie, ma chi ha il serbatoio incorporato e non ha le competenze per rimuoverlo cosa deve fare? La confusione è assoluta.
Luca continua a tenerli sotto pressione, tant’è che dopo una ennesima telefonata con la signora Socorro, quest’ultima si dimentica di spegnere il telefono e la si sente bestemmiare contro quel rompiballe di italiano che le sta addosso come un “perro in calore”!
Il perfido Luca non manca di farle notare la scortesia all’incontro successivo, creandole un sacco di imbarazzo e la voglia di toglierselo a tutti i costi dai piedi… di sicuro farà di tutto perché sia il primo ad imbarcarsi!

Il primo di maggio sembra che a Montevideo sia scoppiata una guerra atomica.
Non c’è in giro nessuno e tutti i negozi, ristoranti, bar e botteghini volanti sono chiusi. Non viaggiano i bus, non funziona Uber e per prendere un taxi occorre fare una rapina in banca. Persino gli indiani proprietari dell’albergo in cui è ospitato a mezza pensione, gli dicono che non sarà preparata né colazione né cena e allegramente gli comunicano che non troverà aperto niente in tutta Montevideo.
Un tentativo con Uber Eat gli conferma che per mangiare una pizza in uno dei tre punti aperti dovrà sganciare 40 euro, per cui Luca si accontenta di riempirsi lo stomaco di acqua che va a elemosinare presso l’abitazione di un uruguaiano, in quanto quella fornita dai rubinetti dell’albergo non è potabile!

La prossima nave, la Grande Amburgo, dovrebbe partire il giorno 3, per cui Luca, fortunatamente aiutato da alcuni operai, si appresta a rimuovere il grosso serbatoio del gas. Non manca neanche di far notare ai responsabili della KMA la truffa del parcheggio: perché fare pagare 60 dollari al giorno, per un parcheggio aperto a tutti e non custodito?
Per fare più pressione, chiede l’aiuto degli altri due tedeschi che però non ne vogliono sapere di allearsi con un italiano caciarone come lui e si affidano fiduciosamente alle rassicurazioni della Socorro.
Per questo motivo, il giorno 3, Luca è l’unico presente all’ispezione e ha l’opportunità di spostare il camper nei pressi della nave. Questa è una grande fortuna, poiché gli operai portuali non hanno una grande cura dei mezzi altrui. Quello che guida il camper più costoso parte con lo scalino abbassato e malgrado i numerosi avvisi sonori di Luca, prosegue lungo il molo, fino allo sfortunato incontro con un dosso che sradica completamente lo scalino e un pezzo di fiancata del mezzo… mi auguro che il proprietario sia assicurato: il danno è pazzesco e se fosse stato presente avrebbe potuto evitarlo o quantomeno comprare il pacchetto assicurativo, visto che si può fare anche a posteriori.
Alla fine l’ispettore controlla il nostro camper e dà l’ok per l’imbarco, mentre gli altri due vengono nuovamente rifiutati, perché la certificazione non è ritenuta valida.
E se vogliamo aggiungere il danno alla beffa, mentre a noi grazie alle reiterate rimostranze di Luca fanno uno sconto del 50% sul prezzo del presunto parcheggio (da pagare assolutamente pena il mancato imbarco) agli altri faranno pagare il prezzo pieno, più una tassa aggiuntiva non specificata… forse per recuperare lo sconto che ci hanno fatto!
Noi a casa siamo in contatto diretto con WhatsApp e tiriamo un sospiro di sollievo, ma anche se Luca ci comunica che il camper è sulla rampa della nave e ha ricevuto rassicurazioni personalmente dal capitano, non siamo tranquilli fino alla settimana successiva quando tramite mail ci comunicano che il mezzo è in viaggio e ci informano delle modalità di consegna ad Anversa.

La ricerca del volo aereo per il ritorno con così poco anticipo è nuovamente ardua e molto costosa: questo “piccolo” imprevisto ha fatto lievitare di molto le spese del viaggio!

Ma le avventure non sono ancora finite. Il giorno precedente Luca ha notato una ragazza spagnola ospite dell’ostello che litigava furiosamente con i proprietari, per questo motivo decide di pagare la sera anziché il mattino della partenza.
Cosa scopre? Che malgrado la cena e la colazione mancate, gli indiani hanno aumentato di 10 dollari al giorno il prezzo pattuito per la camera. La motivazione è che l’unico letto matrimoniale presente nella stanza poteva essere anche occupato da un altro cliente!
Senza fare polemiche Luca si reca alla stazione della polizia che si trova giusto davanti all’Ostello Punto Berro per denunciare la truffa. Appena sentono il nome del posto, lo interrompono subito, spiegandogli che questo giochetto è frequentissimo con gli stranieri: se non si paga quanto richiesto, i proprietari sporgono denuncia e la polizia è costretta a ritirare il passaporto al malcapitato ospite fino ad avvenuto processo all’incirca a un mese o due di distanza.
A Luca, dopo aver pagato il balzello, esce fumo dalle orecchie. Il sonno tarda a venire, per cui decide di mettere a buon frutto il suo diploma di idraulico: alle tre di mattina si alza e prende a prestito una chiave inglese trovata in cucina, smonta tutti i lavandini dei bagni in comune facendo anche sparire i raccordi e svuota le bombole del gas conservate in terrazza.
È un lavoro impegnativo ma gratificante, perché al mattino parecchi locali si allagano. L’acqua filtra anche dai soffitti. Alle 7:00 Luca esce dall’ostello con un sorriso a 32 denti, salutando cordiale i proprietari truffatori affannati a raccogliere l’acqua da terra.

Il viaggio di ritorno in aereo non sarà altrettanto sereno: posti stretti, circondato da un gatto miagolante, un cane uggiolante e un bambino piangente con seri problemi di dissenteria… ma almeno si ritorna a casa!
Durante lo scalo a Madrid chi incontra? La coppia di tedeschi proprietari di uno dei due camper rifiutati per la seconda volta. Subito gli chiedono se sa qualcosa in merito: Luca gli dice che essendo stato presente ha la certezza che il nostro camper è stato imbarcato, mentre il loro no.
Pensano che lui stia scherzando, del resto non sono stati avvisati da nessuno, ma lui gli ricorda che l’avviso anche la prima volta è arrivato due giorni dopo e poi si allontana lasciandoli pensierosi e angosciati… del resto errare è umano, ma perseverare è diabolico, visto l’esperienza precedente è stato totalmente assurdo fidarsi nuovamente delle incerte rassicurazioni della signora Socorro e non essere presenti al momento dell’ispezione.

Sembrerebbe che l’avventura sudamericana sia finita.
Nell’insieme è andato tutto bene, tranne i due grossi problemi in Perù e quest’ultima disavventura. Concluderò questo diario solamente quando saremo nuovamente a bordo del nostro camper, che dovrebbe arrivare il 28 maggio…
Del resto non è statisticamente possibile che affondino 2 navi della stessa compagnia a un mese di distanza una dall’altra, no?

Prima uscita: 20 aprile 2019
CHILOMETRI PERCORSI: 500
SPESE: 2.418 EURO

Rientro di Luca: 28 aprile 2019
Uscita di Luca: 4 maggio 2019

SPESE: 2.314

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